Referendum costituzionale: tutte le ragioni del no!

Sono in tanti ancora gli Italiani indecisi che il 4 Dicembre non sanno ancora cosa votare. In questo caso, abbiamo voluto riportare una guida semplice e dettagliata su quelle che sono le ragioni del NO e del perché è meglio votare NO secondo alcuni opinionisti e pariti dell’opposizione. Di seguito le analizzeremo tutte.

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Referendum Costituzionale: cosa sappiamo veramente?

La prima notizia certa su questo referendum, è che esso è un referendum confermativo, ovvero non necessita di una quota specifica per essere valido. Quindi è di notevole importanza andare a votare, sopratutto se si sostengono le ragioni del No. Questo, infatti potrebbe permettere in caso di vittoria, di mandare a casa il Governo, anche se Renzi ha affermato che ci regoleremo da referendum concluso.

Molti sostengono anche che la vittoria del NO rappresenta l’uscita dall’Italia fuori dall’Europa, in quanto, visto e considerato che le riforme promosse da Renzi, sono state volute dall’Europa, è chiaro che una vittoria del NO non rappresenti altro che uno NO all’Europa e alle sue regole. Di questo ne è fermamente convinto anche il leader della Lega, Matteo Salvini.

Il referendum , infatti, voluto da Renzi e da una parte del PD, è un grave errore, non nella sua missione, bensì perché è stato modificato, inserendo all’interno tantissimi emendamenti, discordanti tra di loro e che non sono ne collegati, ne seguono un filo logico. Precisiamo che le scelte effettuate da Renzi non hanno nulla a che vedere con JP Morgan.

Un punto molto importante per il quale molti sostengono il NO è non solo il sistema elettorale proposto, secondo cui,  l’Italicum prevede l’elezione di senatorie  parlamentari non scelti dal cittadino. Vi è però anche da dire che non è il sistema pensato in se che è errato, in quanto,  il sistema istituzionale più stabile e che promette meglio degli altri è quello tedesco, che nasce dal proporzionale, e secondo cui il capo del governo non è eletto dal popolo. Il governo anche in questo caso è formato da coalizioni. L’Italicum, è una falsa riga del governo Tedesco.

A differenza di questo, però in Italia non potrebbe funzionare, poiché l’articolo 57 prevede l’elezione dei senatori con metodo proporzionale!

Niente di sbagliato se non fosse che:

  • Abruzzo;
  • Basilicata;
  • Friuli VG;
  • Liguria;
  • Marche;
  • Molise;
  • Umbria;
  • Valle d’Aosta;
  • Bolzano;
  • Trento;

Possono eleggere un solo senatore, cui si unisce un solo sindaco.

Ora, sulla base di questo, come si fa a dire come che è un sistema di legge proporzionale visto e considerato che si elegge una sola persona? Anche nel caso di Calabria e Sardegna, dove se ne eleggono 2 il sistema non ci sembra mica tanto proporzionale!

Tralasciando poi, questo aspetto e concentrandoci sulla stabilità economica, possiamo affermare che a prescindere dall’esito del referendum, non sarà in pericolo ne’ la democrazia, ne’ la stabilità, ne’ l’economia del Paese.

La vittoria del NO al referendum, a differenza di quello che si sostiene, non comporterà la fine della democrazia per il semplice fatto che la vita continua nelle stesse condizioni di adesso.

Per capirci meglio, non è l’esito del referendum a farci recuperare i 18 punti PIL persi dal 2000 ad oggi nei confronti dell’Eurozona. La colpa purtroppo la si deve attribuire ai governi passati, di destra e di sinistra, non certo alle riforme dell’ultim’ora.

Se si considera che sono in 7 anni, dal 2007 al 2014 abbiamo perso 8 punti più degli altri, che lo spread  italiano distanzia sempre più quello spagnolo, come nei peggiori momenti, non è certo colpa delle riforme di oggi, o del referendum e delle competenze stato regioni, o dei tagli ai senatori o di certo l’abolizione del CNEL che ci farà recuperare il tutto.

Inoltre è di questi giorni la notizia che si sono spesi per 4 milioni di italiani all’estero, € 1 minimo, per inviare lettera da parte del Comitato per il Sì.

Ora, non entrando tanto nel merito, perché si dovrebbe dare la possibilità a chi lavora all’estero di decidere le sorti dell’Italia, visto e considerato che questi lavorano e producono reddito all’estero da ormai diverso tempo e sopratutto non pagano le tasse in Italia? Perché gli altri stati allora non concedono questa possibilità agli stranieri presenti in Italia?  Ma sopratutto perché chi è italiano e magari lavora all’esterno, non ha la stesa agevolazione , ovvero poter votare nel paese dove contribuisce, anche economicamente, alla sua crescita?

Sono tutti quesiti che dal nostro punto di vista lasciano perplessi molti Italiani che non vedono di buon occhio questa riforma.

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Tommaso Piccinni

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