Il Centrodestra Italiano: che fine ha fatto?

Una delle principali preoccupazione in questi anni, dalla deposizione del governo Berlusconi ad oggi riguarda proprio la fine del centro destra. Cosa ne resta di questa forza politica tanto acclamata e votata negli anni pre-crisi?

In sostanza, dove sono andati a finire i partiti che si dicevano contrari al PD e che prima erano raggruppati all’interno della casa della libertà, capitanata da Silvio Berlusconi, il quale può essere definito l’umo politico che ha tenuto il maggior numero di giorni di governo del paese nella storia della Repubblica Italiana? Vediamo di capire quello che sta succedendo al centro destra in questa sintetica guida.

centrodestra

Il centrodestra italiano

Il centro destra Italiano, molti di voi lo ricorderanno come la fazione politica per anni capitanata dalla democrazia Cristiana e poi capitanata da Forza Italia con il suo leader Berlusconi Silvio, oggi ultra 80enne.

Silvio Berlusconi, ha governato il paese molto più di quanto si possa pensare, ma sopratutto molto più di altri leader politici di tutta la storia della Repubblica Italiana. Un primato possiamo dire!

Oggi purtroppo, non esiste più il centro destra di Silvio Berlusconi, per altro diviso in 2 parti:

  1. una parte, definita come populista o lepenista, che apre al dialogo con la Lega Nord sposando anche alcuni dei suoi principi; in questo caso, coloro che seguono il centro destra populista, vedono di buon occhio anche un eventuale leader, Matteo Salvini, attuale leader della Lega, il quale ha messo in atto 2 partiti:
    1. noi con Salvini, presente in tutta Italia;
    2. Lega Nord;
  2. l’altra parte del centro destra, invece, al momento sembra essere in minoranza, con un’inclinazione più moderata e centrista.

Al di la di quello a cui si sta assistendo in questi anni i Italia, con apparentamenti politici e governi tecnici senza precedenti, possiamo affermare che una linea politica di centro destra forte e chiara non c’è più.

Quali nuove prospettive per il centro destra

Non vi è più Alleanza Nazionale e l’UDC dalla cui scissione sono nati tanti piccoli partiti e che insieme a Forza Italia, rappresentavano il fulcro del Centro destra.

Oggi l’unica certezza, in questo centro destra incerto è che ancora una volta Silvio Berlusconi è l’arbitro dell’intermediazione. Questo pensiamo e crediamo sia uno degli ultimi atti politi condotti dal leader di Forza Italia.

Il centro destra dovrà dunque guardare con occhi nuovi alla politica, cercare un nuovo leader ed in fretta al fine di frenare non solo l’avanzata del centro sinistra ma anche la nuova forza politica Movimento 5 stelle capitanato e retto da Beppe Grillo.

Il nuovo leader del centrodestra, dovrebbe dunque essere in grado non solo di far fronte a questo movimento, ma dovrebbe anche raccogliere tutti coloro che facevano parte del centro destra e che oggi hanno aderito alla sinistra o che hanno dato vita a dei partiti politici di ispirazione liberale molto più vicini alla sinistra che non alla destra, anche come obbiettivi riformatori.

Forza Italia: caos politico partitico

Per comprendere oggi quello che sta succedendo a Forza Italia, dobbiamo partire da quello che è successo circa una settimana fa a Padova, dove, la caduta della giunta governata dalla Lega Nord, ha riportato l’attenzione sulla situazione di Forza Italia.

Forza Italia, infatti, da circa 20 anni è stato il partito, la maggiore forza politica che il centro destra abbia mai avuto. Infatti F.I. si presentava come un partito nuovo, egemone in un paese che aveva voglia di cambiare e che oggi, purtroppo, è diventato un partito caotico in cui è difficile contare correnti e aspiranti leader.

La caduta di Padova, la possiamo definire come la goccia che ha fatto traboccare il vaso, una situazione che ha messo di fronte e a duro scontro la Lega Nord e Forza Italia. Questo lo possiamo definire come uno dei tanti episodi, di certo non più sporadici, che hanno dato il via al fallimento del centro destra.

Facendo ancora un ulteriore passo indietro, possiamo ricordare le elezioni amministrative di Roma, che hanno consegnato il paese in mano alla Grillina Raggi e che oggi governa incontrastata anche se non senza problemi.

In questo caso, il fallimento, lo si è dovuto a seguito di una rottura non solo con la lega che ha preferito appoggiare la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni candidata sindaca, ma anche con la stessa Meloni, un tempo ministro e parlamentare di Forza Italia.

In quell’occasione, se Forza Italia, avrebbe ceduto ed appoggiato la Leader Meloni, sicuramente il ballottaggio sarebbe stato tra Meloni e Raggi e chi lo sa, magari oggi, avrebbero governato Roma.

Tutti questi avvenimenti stanno segnando il tramonto di un partito che possiamo dire ha fatto la storia della destra Italiana e che oggi è allo sfascio; ne è ancora prova di questo, il referendum costituzionale, che ha lacerato l’elettorato di centro destra.

Nonostante tutto però Forza Italia nel suo complesso riesce a sopravvivere, anche se si è visto chiaramente non è più il partito leader.

Il centro destra potrebbe ancora esserci, potrebbe ancora rappresentare la forza politica di rispettabili dimensioni numeriche ma se unita e che possiamo definire come la mucca nel corridoio per utilizzare le parole di Pier Luigi Bersani.

Il centro destra esiste ancora?

Anche se può sembrare al quanto strano, oggi possiamo dire con tutta certezza che il centrodestra continua a esistere.

Continua ad ottenere piccoli successi, ma che sommati danno delle percentuali rassicuranti. Questo continua a garantire ed a rappresentare una parte di opinioni e preferenze che purtroppo la sinistra nonostante le alleanze tecniche con il centro destra, non riesce a raggiungere.

Per utilizzare le parole del professor Gianfranco Pasquino, professore di Scienze Politiche presso l’università di Bologna e al Bologna Center della Johns Hopkins University:

La forza politica di centro destra potrebbe anche crescere, a seconda degli errori che faranno Renzi e Grillo, e della sua capacità di darsi un leader efficace. Fino a oggi la ricerca di questo leader però non ha dato frutti e oggi il partito è diviso in quella che molti descrivono come una lotta tra bande.

Oggi, purtroppo non è facile delineare quella che è la strada intrapresa dal centro destra, ma sopratutto chi potrà essere il leader. se consideriamo anche per un attimo a quello che è successo con Parisi, uno dei possibili candidati premier del centro destra, qualche preoccupazione in più ci sovviene anche.

Non è neanche facile oggi fare una mappa di quelle che sono le correnti e le fazioni che dividono Forza Italia. Come abbiamo visto prima, minimo vi sono 2 gruppi interni, senza considerare anche che vi sono gli indecisi, ovvero coloro che sono a metà strada tra le 2 posizioni, in attesa di capire anche la strada da intraprendere e quale è la possibile fazione da appoggiare per vincere le elezioni.

Ma tutto questo ovviamente non è di certo cosa facile.

Forza Italia: l’eredità di Silvio Berlusconi

Abbiamo visto che Forza Italia è divisa in 2 parti interne. Non è un caso isolato, se si pensa anche ad esempio al PD e al voto sul referendum. Vi sono diverse correnti che sono contrapposte anche all’interno dello stesso partito.

Una consolazione quindi, la potremmo definire se non fosse per il fatto che ad avere la peggio sarebbero gli Italiani.

Anche quindi all’interno del centro destra, ma sopratutto all’interno di Forza Italia, non si placano le polemiche, anche a seguito di quelle che sono le linee guida o quello che ne è rimasto di queste, dettate da Silvio Berlusconi.

Secondo Claudio Cerasa, direttore del Foglio:

Berlusconi ha la caratteristica di ascoltare sempre l’ultima persona con cui parla. Ascolta chiunque e si fa condizionare da molte persone. Però non cede a una parte e non riesce a portare un messaggio preciso e non contraddittorio.

Negli ultimi giorni ha lasciato intendere che Salvini sarà leader del centrodestra se al referendum vincerà il “No”, ma poche ore dopo ha detto che l’unico leader politico in italia è Matteo Renzi.

Ora, sulla base di queste considerazioni fatte, come si può pretendere che un partito di queste dimensioni sia in grado di eleggere un nuovo leader? Ma sopratutto non è pensabile che con un continuo sali e scendi di favori e sfavori, possa dar vita ad un leader del centro destra.

Questi ultimi periodi, hanno visto crescere le quotazioni del partito del nord, quello che punta ad una stretta alleanza con la Lega. In questo caso, uno dei maggiori esponenti che potrebbe segnare il punto di svolta è Giovanni Toti, attuale presidente della Liguria.

Chi è Giovanni Toti?

Giovanni Toti, è l’attuale presidente della Liguria, ha 48 anni, ed era iscritto al Partito Socialista.

La sua carriera nacque quando entrò in Mediaset, nei telegiornali, per poi essere eletto direttore del Tg4.

Nel 2014 venne eletto con oltre 140 mila preferenze al Parlamento europeo, un risultato veramente ottimo, potremmo definirlo, tanto che venne nominato dallo stesso Berlusconi “consigliere politico”.

Dopo un breve momento di visibilità, di lui si persero le tracce. In molti lo hanno definito come il pupillo di Berlusconi, da quando Alfano ha dato vita al suo movimento, sposando la causa di Matteo Renzi ed appoggiando il suo governo.

Oggi Toti, lo possiamo definire non solo come il candidato di Forza Italia che ha lavorato per il partito tanto da essere definito il signore delle tessere di Forza Italia.ì,  ma anche il leader della Liguria, che è riuscito a vincere, staccando il centro sinistra con ben 8 punti di vantaggio. Questa vittoria lo ha riportato ai massimi livelli, ovvero uno dei principali dirigenti di oggi di Forza Italia.

Forza Italia: Stefano Parisi leader?

Se la fazione interna a Forza Italia, Partito del nord, vede di buon occhio all’alleanza con la lega, i moderati, sembrano invece essere in un momento difficile. In questi casi, il leader che maggiormente sembra essere intenzionato a far ripartire i moderati è Stefano Parisi, ex candidato sindaco di Milano.

Stefano Parisi è nato a Roma il 12 novembre del 1956, socialista come Toti ma che si differenzia da questo perchè è stato molto più vicino alla politica nel corso di gran parte della sua carriera come manager.

Durante le elezioni amministrative di Milano, grazie all’appoggio unito del del centrodestra è riuscito a ottenere un ottimo risultato, perdendo poi la poltrona a sindaco di Milano al Ballottaggio, consegnando il paese in mano a Giuseppe Sala del centro sinistra.

Parisi è stato un grande mediatico. Ha sfruttato la visibilità ottenuta a Milano per cercare di raggruppare intorno a sé l’area più moderata di Forza Italia. Questo lo ha portato ancora di più al successo, tanto che ha dichiarato di voler prendere il posto di leader all’interno del Centro destra.

Parisi dunque leader del centro destra? La notizia è stata smentita subito da Silvio Berlusconi, il quale ha annunciato durante una sua intervista radiofonica, che essendo in contrasto con il leader della Lega Salvini, e considerato che il centro destra comprende anche la Lega, Parisi, non potrà mai avere questo ruolo.

Parisi e Toti, sono dunque sulla stessa barca. Prima tanto acclamati da Berlusconi ed oggi entrambi scaricati.

I limiti del leader di Forza Italia

Tutto questo fa venir a galla da una parte i limiti di Berlusconi nello scegliere il leader, ma dall’altro lato, il primato che ha ancora e la forza nella scelta del leader giusto.

Nessun nuovo leader può sorgere da Forza Italia, senza il consenso di Berlusconi.

Secondo il pensiero del professor Pasquino, utilizzando le sue parole, possiamo definire Berlusconi come una persona che

possiede 2/3 di responsabilità negativa, nel senso che è un inciampo per la sua parte politica, e 1/3 di responsabilità positiva, nel senso che nonostante tutto è un uomo per il quale ci sono ancora molte persone disposte a votarlo.

Berlusconi, possiede ancora la capacità di mobilitare voti, ma non ha più la capacità fisica per fare questa operazione.

Più il tempo passa più diventa un ostacolo che può risolvere solo lui.

Berlusconi, lo ricordiamo, non potrà candidarsi alle prossime elezioni in quanto decaduto dalla carica di Senatore in seguito agli effetti della legge Severino. Quindi resta incandidabile fino al 2019.

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Le ambizioni di Matteo Salvini e delle Lega nel centro destra

Altro punto di forza del centro Destra è la Lega di Matteo Salvini. Questo personaggio, oggi sembra essere l’unico vero leader del centrodestra. Ma sarà voluto da tutti?

Molto spesso lo vediamo in televisione, come il paladino della giustizia,in difesa degli oppressi e del popolo Italiano contro le invasioni barbariche dei migranti imposte dall’Europa a seguito dell’abolizione della legge Bossi-Fini ad opera dell’allora ministro Cécile Kyenge.

Il suo programma polito è molto chiaro e semplice ed al momento sembra piacere tanto agli Italiani, anche se molto vaghi, populisti o irrealizzabili. Forse è proprio questo il suo punto di forza.

Grazie al movimento politico Noi con Salvini sta riscuotendo successo anche in altre parti d’Italia, cercando per altro di superare le storiche difficoltà della Lega al sud.

Al fine di unificare l’Italia sotto la sua guida, ha inoltre cercato di unificare le fazioni, eliminando la parola nord da Lega, ed infatti oggi lui parla di Lena e non di Lena Nord, così come anche ha messo da parte le ambizioni del suo predecessore per una Padania indipendente anche dal suo statuto.

Al di la di quello che oggi sembra, però, anche Salvini, sembra stia attraversando un momento difficile anche all’interno della stessa Lega.

Le ultime elezioni amministrative, infatti, non sono andate come lui sperava, e sopratutto lo sfondamento al sud che lui desiderava con il movimento Noi con Salvini, non si è avuto.

Altro evento storico, è che per la prima volta, da quando la Lega esiste, ha perso il comune di Varese, senza considerare che i voti a Milano sono stati la metà di quelli di Forza Italia.

Anche i sondaggi, al momento non lo danno come vincitore, ma fa comunque segnare un buon 13% di consensi, meglio di tantissimi altri partiti del centro destra.

Matteo Salvini VS Roberto Maroni: chi è il leader della Lega Nord?

Un altro problema interno alla lega, sono le elezioni del prossimo anno per il leader. Infatti, il ruolo di leader di Matteo Salvini, è stato messo in discussione nell’estate passata, quando molti giornali, si sono inseguite voci di una possibile sfida interna al partito.

Questo potrebbe portare, tra dicembre 2016 e e gennaio 2017 al nuovo congresso della Lega, in quanto Salvini terminerà il suo mandato di segretario dopo 3 anni il 16 dicembre, e molto probabilmente la sua rielezione non sarà diretta in quanto molto spesso si è sentito parlare anche di Roberto Maroni, come leader, il quale oggi rappresenta il massimo esponente della vecchia classe dirigente del partito ed è oggi l’attuale presidente della Lombardia.

Oggi Roberto Maroni, governa con una maggioranza ampia, che comprende non solo la lega e la destra ma anche la parte più moderata del centrodestra.

A chi vede di buon Occhio Maroni come leader della Lega, Salvini ha risposto con chiare intenzioni che il suo obbiettivo non è quello di portare avanti solo la lega ma di diventare il leader del centro destra.

Si dice ancora una volta fermamente convinto di questo e si dice anche disposto a correre da solo se necessario.

Seguendo quello che è il pensiero del professor Pasquino, possiamo affermare che:

Salvini sa che non può essere lui il leader, ma vuole alzare il prezzo della sua adesione all’alleanza e a una leadership che non sia la sua.

Il problema principale, è che con questo atteggiamento, Salvini, sta riducendo la possibilità di arrivare a un’alleanza, anche perchè nel suo programma ci sono punti che difficilmente possono essere accettati da chi proviene dall’area moderata. Uno tra tanti è l’uscita dell’Italia dall’euro.

Questa è una prospettiva inquietante per buona parte della classe media, che ha investito risparmi in titoli di stato e obbligazioni bancarie.

Anche Cerasa si dice titubante sulla scelta di Salvini come leader del un centrodestra unito:

Non penso che Berlusconi darà mai la leadership a Salvini perché non è nelle sue corde. Se dovrà scegliere tra populismo ed essere una forza di sostegno a un governo di un altro colore politico sceglierà la seconda.

Alla fine è esattamente quello che è già accaduto due anni fa, con la nascita del patto del Nazareno.

Quale futoruo per il centro destra al governo

Al moneto, stando a quanto affermato in queste righe, per Salvini, l’ipotesi più consona al suo perato è quella di immaginarsi il partito di Forza Italia in difficoltà. Una difficoltà però profonda, tanto che lo stesso Silvio Berlusconi, non riesce a risolvere. Solo questo atto potrebbe far si che Matteo Salvini venga eletto come Premier, inquanto scenderebbe a compromessi con questo anche su alcuni punti di programma.

Ipotesi lontano però dalla realtà, in quanto, è difficile immaginare un centro destra guidato da un estremista di destra.

Vi è poi da fare i conti con i moderati di destra, che dovrebbero far parte del centro destra ma che oggi sono al governo, appoggiando l’attuale governo di centro sinistra e che si dicono schierati a favore del Si.

Questa fazione, preferisce la Sinistra piuttosto che il leader Salvini come guida del centro destra.

Questo evento Berlusconi lo deve considerare molto attentamente, se vuole ricreare un centro destra unito, visto e considerato anche che al referendum si sono schierati per il Si.

Berlusconi, quindi, se vuole riunire sotto la sua bandiera tutto il centro destra, deve innanzitutto fare i conti con:

  • il Nuovo Centro Destra, di Angelino Alfano, attuale ministro dell’Interno del Governo Renzi. Questo infatti, è u ex erede di Berlusconi, il quale ha dato vita a questo movimento con una parte dell’UDC al fine di formare il gruppo Area Popolare.
  • L’alleanza liberalpopolare per le autonomie, guidato dal senatore Denis Verdini.
  • Infine vi sono quelli di scelta civica, ancora divisi tra coloro che si dicono pronti ad entrare a far parte dell’alleanza con Verdini e chi invece si dice contrario e che vorrebbe invece vorrebbe mantenere l’autonomia del partito.

In questo caso bisogna considerare 2 possibili alternative; la prima che vede un centrodestra in crescita e quindi si potrebbero raggiungere anche dei possibili accordi, ed un’area che non lascia spazio alla crescita del centro destra e che vedono i singoli pariti in Renzi la possibilità di emergere, ovvero condizioni soddisfacenti migliori.

In questo caso si parlerà del cosiddetto “Partito della nazione”, il che può essere gratificante e offrire parecchie risorse che possono essere interessanti per molti di loro e che già da tempo se ne parla.

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Tommaso Piccinni

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