Referendum: se vince il NO l’Italia sarà fuori dall’euro

Sul referendum che si terrà il 4 Dicembre prossimo anche il Financial Times esprime il suo parere. In caso di vittoria del NO, l’Italia sarebbe fuori dall’euro! Una notizia che non lascia ben sperare per tutti coloro che sono a favore del si e che adesso, in base ai sondaggi, si troverebbe in netto calo rispetto al NO.

Buone notizie invece per i Grillini e per i leghisti o comunque per tutti coloro che invece si dicono favorevoli al no. Ma vediamo di comprendere meglio cosa sta succedendo.

Oltre al Financial Times, è pessimista anche il Wall Street Journal, secondo cui, i mercati si preparano al tumulto. Inoltre, oggi si temono, in caso di vittoria del no, il fallimento di alcune banche, definite deboli.

Secondo però le opposizioni, queste sarebbero solo fandonie, e per utilizzare le parole di Grillo, il Referendum e quelli del Sì sono solo dei serial killer dei nostri figli.

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Referendum: vittoria del NO ed Italia Fuori dall’euro

Una mezza vittoria la potremmo definire per tutti coloro che sognano finalmente di uscire fuori dall’Europa. Li possiamo definire ancora come i nostalgici della Lira, quando con poco meno di 1000000 di lire, si poteva vivere da gran signori. Bei tempi quelli,  che a causa dell’Euro si sono persi e non si pensa neanche più alla lontana essi possano ritornare.

Buone notizie però questa per chi ancora ci crede in un’uscita dall’Europa e dall’Euro, sulla scia di quello che è successo in Grand Bretagna. Infatti, l’Italia, sarebbe fuori dall’euro se vince il No al referendum del 4 dicembre.

Attenzione, perchè questa non deve essere confusa con la verità assoluta, una conseguenza della vittoria del NO, ma è solo un ipotesi sulle conseguenze del voto. A riportare tale notizia, infatti, sono i 2 giornali principali dell’economia mondiale, il Financial Times e Wall Street Journal.

Questi 2 giornali, dedicano un intero articolo alla consultazione italiana sulla riforma costituzionale e ai suoi possibili effetti a livello politico ed economico.

Sulla scia di questi, cavalcano l’onda del NO, non solo Grillo e Salvini, ma anche tutto il centro destra ed alcuni democratici del PD, senza considerare poi che vi sono ancora gli incerti, i quali voti, pesano tantissimo.

Secondo quanto affermato dal Wsj, nella prima pagina del suo giornale, si sottolineano i rischi che si correrebbero in caso di vittoria del NO, per tutti coloro che investono sui mercati finanziari, i quali perderebbero la loro stabilità economica. In questo senso, gli investitori si dovrebbero preparare al peggio, ovvero al tumulto dei mercati finanziari.

Secondo invece quanto riportato dal Financial Times, possiamo notare dei commenti a firma di Wolfgang Munchau,  il quale vede, con una probabile vittoria del NO al referendum, il rischio di una nuova crisi della zona euro.

Per i patriottisti e per i sostenitori di un’Italia libera, fuori dall’euro, e fuori dall’Europa, senza vincoli e imposizioni superiori, questa sarebbe un’ottima soluzione. In questo caso, confermano il NO, e propongono le loro belle ragioni, al fine di cercare di convincere, quella parte dell’elettorato ancora indeciso.

Con la vittoria del NO, Munchau ha stimato una sequenza di eventi che altro non porterebbe che alla decisione di far uscire l’Italia dall’Euro,

Infatti, oggi per grosse linee possiamo suddividere gli Italiani in 2 grandi schieramenti:

  1. i sostenitori del NO che vogliono che l’Italia esca fuori dall’Euro;
  2. i sostenitori del Si, sostenuto da Renzi e che vedono nell’Europa unita una via di salvezza per l’Italia.

Ma quali dei 2 schieramenti oggi ha ragione? Ovviamente le opinioni sono contrastanti a causa anche di quelli che sono i punti di vista o le appartenenze politiche.

Una possibilità, dunque, quella sostenuta dai 2 giornali, che ha dell’inquietante e che non ha nulla a che fare con il referendum stesso, ma con altre cause.

Infatti, a sostenere l’uscita fuori dall’Europa, sono sopratutto coloro che vedono la ripresa solo fuori dall’Euro. In termini economici, infatti, L?Italia ha una debole performance economica ed ha perso oltre il 5% di produttività già a partire dal 1999, quando si parlava di Euro.

Dal lato opposto, invece, Germania e Francia hanno confermato una risalita del 10%. Quindi bene le riforme voluto dall’Europa, o meglio andare fuori dall’Euro, visto e considerato che dopo 18 anni, ancora nulla è cambiato?

A pesare fortemente sulla scelta del NO, e quindi andar fuori dall’Euro, è anche il fallimento dell’Ue che non ha saputo costruire e sostenere una vera e propria Unione economica e bancaria, e questo lo si è notato con la crisi economia del 2010-2012 la quale ha imposto l’austerità. In questi casi, se si guarda a quegli anni,a quelle che sono oggi le restrizioni, imposte dall’Europa e dai banchieri, allora sarebbe meglio andar fuori.

Referendum: per le opposizioni è un No imperativo!

In merito al referendum, il primo a schierarsi per il NO è proprio Luigi Di Maio del M5S, il quale afferma che:

Sulla questione dell’euro credo che non vadano collegati altri argomenti che non sono in questa riforma e che magari possono far parte dei programmi di forze politiche quando ci saranno le elezioni.

Questo in breve quanto annunciato, evitando inutili campanilismi. Inoltre prosegue le sue argomentazioni, aggiungendo:

A Paesi con economie molto più liberali della nostra dico ‘occhio a questa riforma‘ perché produrrà ancora più caos negli investitori stranieri”.

Quanto sostenuto poi dallo stesso Financial times, non è neanche ben gradito alla maggioranza, la quale afferma , utilizzando le parole di Ettore Rosato del PD:

L’Italia è forte e non alimenterei venti che servono solo a scoraggiare gli investimenti in Italia, La riforma non la difendiamo con la paura.

Dalle opposizioni ancora critiche, questa volta anche da Arturo Scotto, deputato di Sinistra Italiana, il quale parla di terrorismo dei poteri forti,  Mentre le definisce strategia del terrore il senatore di Forza Italia, Lucio Malan.

Referendum, Grillo: Quelli del Sì serial killer dei nostri figli

Il no al referendum , potrebbe avere un EFFETTO BREXIT con la possibile conseguenze, che si sconvolgerebbe tutto il quadro europeo. Infatti dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, questa ha preso una direzione chiara.

Il Financial Times sottolinea che il sostegno per l’Ue è aumentato dopo l’annuncio dell’uscita britannica. In questo caso, Germania, Francia, Polonia e Italia, seppur in modo più contenuto, hanno manifestato questa tendenza.

Secondo i dati statistici, inerenti ad un sondaggio, realizzato e pubblicato dalla Fondazione tedesca Bertelsmann, il 62% delle 15.000 persone consultate nei 28 Paesi europei sostiene l’Europa, mentre solo il 53% è sfavorevole ad un europa unita. Il sondaggio è stato realizzato nel mese di agosto, a poco più di un mese dopo la Brexit.

L’Ue registra dunque un aumento dei consensi, che potrebbe far ben sperare Renzi e il suo governo anche in Italia, che secondo quanto previsto dai sondaggi, il sostegno per l’Ue ha registrato un balzo non solo nel Regno Unito, dal 49% al 56%, dopo l’effetto Brexit, ma anche in Italia, anche se più modesto passando dal 50% di marzo al 51% del mese di Agosto. Solo la Spagna al momento subisce una flessione.

Infine, vi saranno anche degli EFFETTI SULLE BANCHE PIU’ DEBOLI! 

Infatti, il referendum italiano potrebbe costituire un rischio reale e materiale per le previsioni di crescita del paese. Questo in breve l’allarme lanciato da Goldman Sachs nel suo Outlook sull’Europa, nel quale afferma che:

se vincesse il no, ostacolerebbe gli sforzi per ricapitalizzare le banche italiane più deboli, un processo che è già stato con ogni probabilità posticipato al 2017.

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Tommaso Piccinni

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