Referendum: Renzi serve a far chiarezza! Bersani: Un PD unito il sogno mio e di tanti altri

A pronunciarsi sul referendum è ancora il premier Matteo Renzi, il quale afferma che questo sarà il momento decisivo per fare chiarezza!

Esordisce così il premier Renzi:

Il referendum “farà chiarezza” e consentirà di delineare il futuro del Paese.

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Queste le parole del premier durante la sua visita a Napoli. In sostanza il referendum sarebbe la linea di svolta, lo spartiacque per iniziare a definire il futuro di questo paese. In breve è questo il messaggio che Renzi lancia non solo ai Napoletani ma a tutto il sud Italia, che chiede un atto di coraggio per cambiare le sorti dell’Italia.

Matteo Renzi, dunque interpreta il referendum del 4 dicembre come un’occasione in cui si farà chiarezza, un’occasione per comprendere meglio quelle che sono le decisioni degli italiani. Saranno infatti questi chiamati a votare per il Si, se vogliono modificare quello che in Italia non va, oppure votare No e continuare con le stesse leggi attuali. Secondo Renzi, infatti, chi vota no, da un evidente segno di non voler cambiare la politica Italiana.

In sostanza, per utilizzare ancora una volta le parole di Renzi, il 4 Dicembre, si definisce un sistema più semplice. Vota Si!

Referendum del 4 dicembre: svolta per l’Italia

Il premier Renzi, continua la sua campagna elettorale, continuando a lanciare frecciatine ai suoi predecessori, senza considerare che comunque si è trattato, nelle ultime legislature di governi tecnici, scelti dall’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Secondo quanto affermato in questi giorni, c’era un tempo la palude che oggi abbiamo bonificato, abbiamo messo a posto una parte d’Italia ormai passata.

Questa settimana segnerà per il governo Renzi, i suoi primi mille giorni di governo. Non ve ne saranno sicuramente tantissimi altri, visto e considerato che vi saranno anche le lezioni governative.

Se guardiamo per un’attimo all’inizio della nostra storia politica, a circa 3 anni fa, possiamo notare come tanto è stato fatto e tanto ancora c’è da fare, dove eravamo e dove siamo arrivati.

Il suo governo, è stato scelto non tanto per proseguire in Italia, quanto per sistemare le cose del passato. Se pensiamo per un attimo a quei giorni, certamente non possiamo non ricordare che il parlamento non era in grado di eleggere un presidente della Repubblica. In quella situazione di stallo politico non facevamo altro che rischiare anche di non ottenere i fondi europei. Tutta la classe politica era allo sbando, sembrava impantanata. Uno scenario apocalittico.

Referendum costituzionale: svolta anche per i fondi europei

Con il referendum si chiarisce anche quelle che sono le sorti dell’Italia e di quello che gli Italiani vogliono fare dell’Europa. Sono in tanti oggi coloro che pensano ad una possibile uscita dall’Europa ed anche il capo della lega nord Salvini,si dice pronto a questo passo.

Se per un attimo infatti, consideriamo che solo l’Italia paga 20 miliardi all’anno per i fondi europei, per poi riceverne solo 12, possiamo ben capire come questo non a tutti può andar bene. Se poi si considera che gli altri 8 vanno ai Paesi in via di sviluppo, allora in questo caso, le decisioni possono anche divergenti. Ma rimane pur sempre il fatto però che per l’Italia, l’Europa può costituire un grosso aiuto e di questo Renzi ne è fermamente convinto.

Bisogna aprire un tavolo in Europa; queste sono state le parole del premier per esprimere il suo aiuto ai paesi in via di sviluppo, ma ha anche affermato che i nostri 8 miliardi non possono essere utilizzati al solo scopo di costruire muri in quei Paesi per respingere i migranti. Se è questo che vogliono , che lo facessero con i soldi loro.

Referendum e lettere all’estero: lo avevano già fatto Berlusconi e Bersani!

Altra polemica sul fronte referendario, arriva in merito alle lettere inviate da Renzi agli Italiani all’estero. Esordisce affermando che ogni giorno se ne inventano una, per evitare di parlare di riforme costituzionali e referendarie.

Renzi attacca direttamente Berlusconi e Bersani, affermando che in passato anche loro lo avevano fatto ed oggi invece si stupiscono di me!

Con il referendum del 4 dicembre, anche il Sud diventa protagonista

Infine Renzi, nella sua visita a Napoli, afferma che il Sud potrà cambiare marcia, potrà ottenere delle nuove risorse ma la classe dirigente deve cambiare.

I soldi per il Sud ci sono ma solo se c’è la volontà della classe dirigente del Mezzogiorno di cambiare!

Il Mezzogiorno non può ancora rimanere isolato, deve tornare a crescere ed essere competitivo, deve tornare al centro del dibattito uscendo però dai vecchi schemi. Non serve in Italia un Mezzogiorno che chiede e basta!

Noi pensiamo ad un Sud che ha voglia di cambiare, ad un sud che ha voglia di mettersi in gioco, un Sud che si mette in moto però rottamando la vecchia classe politica. Solo in questo modo, il sud può rinascere! La nuova classe politica dirigente non deve vivere di sole rassegnazioni.

Purtroppo i soldi non mancano, anzi, ce ne sono tantissimi e tantissimi ne possono arrivare anche dall’Europa, ma non si può proseguire a dare soldi senza che vi sia un disegno organico. Si deve mettere al bando i meccanismi clientelari.

Renzi fa anche un appello ai dirigenti delle aziende tutte non facendo distinzione tra piccole e grandi aziende, ma chiede solo di distinguersi tra imprenditori e prenditori. Purtroppo oggi sono in tanti quelli che hanno preferito, portare a casa incentivi e risorse invece che investire sulle proprie aziende e sul futuro di quella terra.

Bersani: sogno ancora un Pd unito

Infine, un ultima precisazione in merito al referendum deve essere fatta. Il PD è ancora diviso tra i dissidenti e i favorevoli, tra chi in pratica vuole votare si e chi invece è ancora fermamente convito a favore del NO. Una questione comunque di non poco conto.

Riprendendo le parole di Bersani, possiamo dire che egli è il primo a sognare un PD unito già dal giorno dopo il referendum, un PD che cambia volto, che si organizza al fine di prendere decisioni politiche discusse sui temi di fondo.

Tra i principali temi che dovrebbe trattare vi è anche quello della natura e dai compiti della sinistra, in una fase in cui vi è un ripiegamento della globalizzazione e dell’insorgere di una nuova destra protezionista.

Il giorno dopo il referendum sicuramente non sarà tutto come prima, e c’è chi come Bersani sogna un governo che corregga la narrazione e l’agenda.

E’ proprio Bersani a sfidare oggi i 5 stelle, affermando che la politica è ben diversa da quello che si possa pensare e nel caso di vittoria del NO, questi non devono pensare, come anche la destra non deve farlo, che sia tutto merito loro se in Italia ha vinto il NO e se vince il Si è merito del PD.

Come abbiamo potuto vedere in questi tempi, vi sono molto esponenti dello stesso PD che si dicono fermamente convinti del loro voto contrario, anche perché il loro NO deriva dal rapporto inestricabile con la legge elettorale,che ne fanno una radicale questione democratica, la quale non si potrà mai risolvere a parole ma la si deve risolvere con i fatti.

Bersani ancora afferma:

Cercare la governabilità in una concentrazione incontrollata del potere e in una drastica riduzione della rappresentanza è una strada sbagliata e pericolosa.

Questi sono temi su cui l’ex segretario diverse volte è intervenuto. Il suo più grande desiderio la sua radicale novità sarebbe quella di essere disponibile ad una vera e onesta riflessione collettiva, un sogno a cui non vuole rinunciare.

Non ci resta dunque che attendere l’esito delle elezioni, per comprendere meglio quelle che sono le linee politiche che i maggiori partiti prenderanno dal PD al M5s a Forza Italia alla Lega nord.

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Tommaso Piccinni

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