Referendum costituzionale del 4 dicembre: Respinto il ricorso

Referendum costituzionale 2016: respinto il ricorso Onida sul quesito!  Secondo il giudice non lede la libertà di voto. Queste le parole di Loreta Dorigo  con il quale si pronuncia in merito.

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Non sarà dunque la Consulta a decidere! Il Tribunale di Milano ha rigettato l’istanza:

È del tutto evidente che competerà a ogni singolo elettorale formulare una valutazione complessiva di tutte le ragioni a favore e di quelle contrarie di tutte le parti di cui è composta la riforma, insieme considerate, esprimendo infine un voto sulla base della prevalenza del giudizio favorevole o sfavorevole formulato in ordine a talune sue parti, ovvero, secondo ogni altra valutazione

Referendum costituzionale: cosa prevede la sentenza

Secondo il quesito posto ed esaminato, non lede la libertà del voto! Questa è la motivazione con cui il giudice civile di Milano Loreta Dorigo ha respinto i ricorsi presentati dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e da un pool di legali in merito all’eccezione di legittimità costituzionale della legge del 1970 che regola

l’indizione dei referendum laddove non prevede l’obbligo di “spacchettamento” del quesito quando ci sono più temi, come nel caso di quello sulla riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare del 4 dicembre.

Secondo la decisione del giudice, il tribunale non ritiene di approvare il ricorso presentato in quanto non vi è nessun elemento che manifesti la lesione del diritto alla libertà di voto degli elettori, anche se l’appello è stato promosso a seguito di difetto di omogeneità dell’oggetto del quesito referendario.

In sostanza non è possibile annullare il referendum ne tanto meno il modo con cui l’elettore è chiamato a votare. L’elettore dovrà decidere nel suo insieme e non per singolo argomento. Questa è la decisione finale con cui gli elettori sono chiamati a votare.

Secondo quanto stabilito dal giudice che ha respinto il ricorso presentato, è la stessa Costituzione nell’articolo 138, ad esprimersi in merito. Ovvero si

connota l’oggetto del referendum costituzionale come unitario e non scomponibile.

All’interno dell’ordinanza, si legge anche che sarà compito di ogni singolo elettore, valutare complessivamente la proposta referendaria ed in base a quelle che sono le sue convinzioni votare a favore se lo ritiene giusto o contrario, in caso diverso.

Il voto quindi deve avere una valutazione complessiva di quella che è la proposta di modifica costituzionale.

Il giudice Dorigo scrive:

non può condividersi l’equazione svolta dai ricorrenti di omogeneità/libertà d’esercizio del diritto di voto del cittadino elettore e eterogeneità/assenza di libertà di quello stesso diritto.

Questa espressione deriva dal fatto che la Costituzione consente di sottoporre a referendum una legge costituzionale complessa ed eterogenea. Deve per tanto valutarsi se ne sussistono i presupposti di lesione inerenti alla libertà giuridica dell’elettore il quale rimane sempre libero nei fatti di esprimere il proprio voto in modo complessivo.

Ancora il giudice Dorigo, si esprime a favore del complesso della norma, ovvero nel suo insieme, affermando che natura oppositiva del referendum costituzionale verrebbe a mancare, nel caso in cui il cittadino verrebbe chiamato a votare su ogni singolo requisito del referendum.

Quindi per il giudice il referendum nazionale non potrà che riguardare la deliberazione parlamentare nella sua interezza.

Non si può parlare di suddivisione del referendum, di suddivisione dei requisiti. Se questo fosse reso possibile, la consultazione popolare finirebbe con il trasformarsi in un referendum propositivo.

Nel momento in cui, invece, ci troviamo di fronte ad una riforma costituzionale di ampio raggio, di questa portata, come è appunto la revisione della Costituzione la quale interessa diversi articoli, diversi titoli, anche se da definirsi pur sempre revisioni parziali, il referendum nazionale dovrà riguardare solo e soltanto la deliberazione nella sua interezza. Non è possibile dunque esprimere un parere favorevole o contrario ad ogni singolo emendamento, ma si deve esprime un parere nel suo complesso, in quanto, vi è un rapporto di reciproca interdipendenza.

In breve, se si concedesse la possibilità agli elettori di esprimersi su più quesiti, su diversi temi inerenti alla riforma costituzionale, l’esito del referendum non avrebbe più senso con la conseguenza anche che l’esito potenzialmente alternato di approvazione-dissenso in merito ad ogni singola domanda referendaria, finirebbe per portarci ad una ineludibile distruzione del disegno di legge complessivo e di revisione approvato dal Parlamento.

Tirando in ballo i padri costituenti, il giudice, afferma che essi hanno previsto le modifiche della Costituzione, ma nella sua interezza e a decidere dovrà essere il parlamento, tramite i parlamentari scelti dai cittadini (anche se oggi non li si può scegliere in base a quella che è la legge elettorale). Spetta dunque a questi,  il compito di progettare ed approvare l’estensione dei contenuti della revisione della Carta.

Se ai cittadini fosse data la possibilità di votare su più quesiti, verrebbe meno proprio l’unità del patto approvato dal Parlamento.

Il referendum costituzionale, dovrà riguardare tutto il pacchetto nel suo insieme.

Chi invece era a favore della modifica, ovvero tutti coloro che hanno presentato ricorso, hanno chiesto l’intervento della Corte Costituzionale, in quanto sostenevano che la legge istitutiva del referendum numero 352 del 1970 violerebbe proprio il principio costituzionale della libertà dell’elettore.

Questo per il semplice fatto che non consentirebbe più la possibilità di esprimere orientamenti diversi su materie eterogenee, come ad esempio il Cnel e il bicameralismo.

Secondo il giudice Onida e il pool di avvocati che ha presentato il secondo ricorso, la legge presenterebbe profili di incostituzionalità nella parte in cui non prevede che il voto debba svolgersi su un quesito omogeneo.

Secondo quanto previsto dalla legge, la Corte Costituzionale deve esercitare un potere di sospensione del referendum solo nel caso in cui vi siano dei conflitti tra Stato e Regione.

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Tommaso Piccinni

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