Case popolari: nuovi sfratti in base alle nuove regole

Sono in tanti coloro che temono nuovi sfratti dalle case popolari, in seguito a quelle che sono le nuove regole. Infatti con le nuove regole, entrate in vigore saranno sfrattati 753 nuclei familiari a Bologna. Uno dei tanti casi che preoccupa tutti i cittadini che abitano queste case. Ma cosa sta succedendo? Cerchiamo di capirne di più leggendo di seguito.

Al momento si stima che sono tantissimi i titolari di case popolari che se ne sono appropriatati erroneamente e che non possiedono i requisiti per farlo.Questi già a partire dall’inizio del prossimo anni dovranno lasciare la loro abitazione, i loro alloggi in quanto non hanno più i requisiti.- Ma come è possibile che questo sia accaduto? Prendiamo uno dei tantissimi esempi: sfrattata una signora dall’alloggio popolare, in quanto deteneva patrimoni per 1,9 milioni di euro. Ma come è successo questo?

sfratti_case-popolari

Questo non è un  caso solato, magari lo sarà per il patrimonio posseduto ma non certamente perché non possedeva i requisiti.

In molti caso, saranno gli stessi sindaci a dire a coloro che abitano  in questi alloggi di dover lasciare la oro abitazione. Si deve pensare prima a chi sta fuori e spesso ha più diritto di loro, per via degli errori che sono stati commessi nella valutazione dei requisiti richiesti.

Secondo quanto affermato da Luca Lelli, sindaco di Ozzano e responsabile delle politiche per la casa in Città metropolitana, vi sono diverse difficoltà ad applicare il nuovo regolamento degli alloggi Erp approvato ieri dai sindaci bolognesi. Bologna infatti è uno dei tanti esempi shock!

Secondo quanto imposto dalle nuove regole, solo in questo comune, saranno 753 famiglie a dover lasciare la casa in cui abitano. Di queste almeno 495 famiglie per un numero complessivo di 1000 persone dovranno lasciare le loro case già a partire dal prossimo 1° gennaio 2017, mentre per le altre 258 famiglie nel periodo massimo 2017-2019.

Secondo le nuove regole imposte per le aree metropolitane, e secondo quanto stabilito dalla giunta regionale, sono stati modificati i criteri di appartenenza agli alloggi.

La delibera regionale, infatti, ha previsto, una modifica dei criteri di accesso e di permanenza negli alloggi pubblici.

Al momento parliamo di alloggi che ospitano complessivamente 18.000 famiglie, di cui 12.000 nella sola città di Bologna, e altre 10.000 sono in attesa con un ricambio annuo vicino allo zero.

Dal primo gennaio 2017, entrerà dunque in vigore il nuovo regolamento che prevede la possibilità di richiedere un alloggio pubblico (case popolari) solo con determinati requisiti ISEE.

Infatti, con il nuovo isee, in base a quelle che sono le nuove regole, non predispone solo il patrimonio immobiliare, ma contiene anche altre informazioni come ad esempio conti correnti, depositi o titoli azionari.

Infatti, molti di coloro che alloggiano nelle case popolari non rientrano più in questi requisiti in quanto detengono un patrimonio che va oltre le normali condizioni economiche di accesso. In breve si è stimato con il nuovo calcolo, un aumento ISEE medio pari al 5,5%. In breve da questi nuovi dati è emerso un +90 milioni di euro di patrimoni rispetto all’anno precedente.

Le nuove regole varate prevedono quindi un nuovo canone oggettivo, suddiviso in 3 fasce, il quale comporterà:

  • un aumento dell’affitto medio del 14% nel 2017, il quale però sarà a solo carico dei redditi più alti;
  • nella maggior parte dei casi, ovvero il 50% si vedrà aumentato il canone di 20 euro mensili;
  • le fasce veramente più povere, vedranno ridursi il canone del 20%.

In sostanza non sta cambiando la soglia di accesso agli alloggi che rimane sempre di 17.154 euro di Isee e 35.000 euro di patrimonio mobiliare, ma solo quella di permanenza nelle case.

Questa dunque scende dai 34.000 euro di Isee attuali a 24.000 euro e con 49.000 euro di patrimonio.

In sostanza la delibera riguarda 344 famiglie a Bologna e 151 nel resto della provincia. Queste dovranno lasciare il loro alloggio già dal prossimo anno e a cui si aggiungono altri 185 nuclei in città e 73 nel resto del territorio. Nei due anni successivi dunque 2017-2019 dovranno lasciare i loro alloggi anche i nuclei al momento più deboli  più fragili, che avranno una deroga di due anni.

Secondo quelle che erano state le lamentele riportate da tempo nei confronti del sistema e riportate a Lorenzo Minganti, sindaco di Minerbio che ha seguito l’elaborazione del regolamento. E’ stato lui il primo a far comprendere come questa situazione non era più sostenile anche a causa di quelle che erano le vicende. E’ stato lui il primo a citare il caso di una signora alloggiata in una casa Erp.

Questa signora, alloggiava in una casa popolare, nonostante avesse immobili per 1,9 milioni di euro, alla quale si aggiunge un altro caso da 781 mila euro, per non parlare di tutti quei casi che superavano la soglia dei 300 mila euro e infine 63 casi a Bologna oltre i 100 mila euro.

Questo era ed è un po anomalo visto e considerato che questi alloggi sono riservati solo e soltanto a coloro che occupano una fascia di reddito più debole.

Questa norma, queste nuove regole sono state volute ed approvate dalla giunta regionale, anche per porre rimedio a quelle che erano le anomalie, ma sopratutto per evitare tensioni che a detta dei sindaci erano ormai sull’orlo del collasso.

Sfratti case popolari: da verificare tutti i casi

Queste nuove regole non sono solo un caso isolato dell?Emilia Romagna, ma un po’ di tutta l’Italia. Sono in tanti infatti i comuni a dover fare i conti con queste situazioni, i quali confermano ancora una volta la volontà di cambiamento; quindi Nessuna sanatoria, fuori gli abusivi!

In altri casi rispetto a quelli di Bologna i sindaci sono in rivolta perché molti degli alloggi o sono stati affidati a chi non ne aveva diritto o peggio ancora sono abusivi. Una certa tolleranza invece resa per coloro che non riescono a pagare perché impossibilitati.

Prendiamo ad esempio il caso di Giovanna Maiorano vecchietta di 84 anni che implora il sindaco per non essere buttata fuori di casa in quanto sostiene di aver sempre pagato. Lei sarebbe una delle tante ad essere sfrattate insieme ad altre 700 famiglie, che non son le stesse di bologna. Quindi un caso simile si rileva anche in altre realtà Italiane.

Secondo quanto è emerso da indiscrezioni, le decadenze sono sospese ma solo se si vengono rispettate alcune condizioni come:

  • fuori gli abusivi;
  • chi può deve pagare l’affitto;
  • istituzione di un nuovo sistema che individua i soggetti morosi.

Queste le nuove regole intraprese dai comuni, e dalle società che gestiscono le case popolari.

Invalidi e famiglie

secondo quato è previsto dalla legge:

chi ha un reddito pari a zero deve comunque pagare 40 euro al mese più le spese e chi non supera i 6.235 euro di Isee all’anno deve il 14% lordo altrimenti diventano morosi colpevoli.

Purtroppo queste cambiano da regione a regione e questo riportato è solo un caso. Se poi consideriamo anche il fatto che chi non ha un lavoro o e anziano e possiede solo una pensione sociale, allora possiamo capire come queste non siano che delle cifre veramente assurde. Se poi consideriamo anche che le spese da sostenere sono per manutenzione ordinaria che non si è mai fatta in questo anni nonostante si continuino a pagare le rette e i canoni, allora la situazione è veramente al collasso.

Se prendiamo il caso di un soggetto invalido con un reddito da pensione di invalidità riconosciuta in 300 euro al mese, senza occupazione, possiamo capre come anche i 40 euro o i 20 euro sono tantissimi soldi. Figuriamoci poi se deve pagare un affitto di 160 euro ogni mese.

Non sono casi isolati, ma vi sono purtroppo tanti casi simili, in cui vi sono davvero soggetti che non riescono ad arrivare a fine mese, figuriamoci a pagare un affitto. Quindi come fare? Chi deve intervenire?

Al momento l’unica certezza è che le regioni stanno applicando delle nuove regole per gli alloggi popolari. Ma vi sono casi e casi e non si può fare di tutta l’erba un fascio. Dunque bene lo sfratto per chi non paga ma ne ha le disponibilità economiche più tolleranza, invece per chi ha perso il lavoro o è invalido o ha una pensione che non gli consente di arrivare a fine mese.

Si ritiene dunque che è il caso di valutare, caso per caso le diverse situazioni familiari, e cercare anche di trovare una soluzione per quelle famiglie incombenti e che versano in una grave situazione.

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Tommaso Piccinni

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