La politica Ue sui Biocarburanti, affama il pianeta. Contadini espropriati delle loro proprietà

Purtroppo oggi ci accorgiamo sempre più che la politica in tema di ambiente e in tema di salvaguardia del pianeta deve prendere una strada differente rispetto a quelle che sono state fino ad oggi le strategie adottate. Non si parla di accordi a livello nazionale o internazionale, ma in questo caso si dovrebbe parlare di tutele ambientali a livello nazionale. Ecco perché riteniamo che la politica dell’EU deve cambiare proprio su questi temi.

Oggi purtroppo vi sono delle prove schiaccianti dei danni che l’attuale politica europea, e non solo, ha arrecato alle abitazioni dei paesi in via di sviluppo. Da questo ne derivano anche le problematiche legate al clima che sono in contrasto con gli accordi di Parigi proprio sul tema del clima.

Secondo una recente ricerca, è stato rilevato come le grandi lobby non sono un invenzione delle opposizioni che cercano di contrapporre questo sfruttamento ma sono fortemente influenzate dalle riforme in tema ambientale imposte anche dalla legislazione europea. Ma perché questo? Quali sono gli interessi nascosti? In questo post cercheremo di comprendere quali sono i motivi che inducono le multinazionali ad andare sempre più alla ricerca di idrocarburi nel sottosuolo.

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Biocarburanti e Fame nel Mondo: quali le soluzioni della politica europea?

Che la politica dell’U.E. stia affamando il modo a causa della ricerca di biocarburanti è cosa risaputa. Purtroppo le grandi lobby sulla ricerca degli idrocarburi influenza in maniera negativa la politica imposta dalla UE, influenzando la riforma della legislazione europea a spese delle comunità locali in molti Paesi poveri. Ne deriva che oggi, queste grandi società sono alla ricerca sempre maggiore di territori in cui coltivare le loro culture ad uso alimentare utili essenzialmente alla produzione di combustibili. Ne deriva dunque una scarsa attenzione verso quelle che sono le esigenze locali, con scarsa attenzione anche per l’impatto devastante non solo sull’ambiente ma anche in merito ai meccanismi utilizzati per l’espropriazione di terra ai danni di migliaia di piccoli contadini locali.

Oggi non è difficile riscontrare e contare i danni da questi causati, soprattutto se si considera che l’attuale politica europea sui biocarburanti non ha posto dei limiti e non si è imposta con tono imperativo. Ne possiamo infatti vedere i danni che ha alle persone nei Paesi in via di sviluppo, al clima, alle prospettive di sviluppo sostenibile della stessa Europa, ecc. Questi sistemi utilizzati, purtroppo sono in controtendenza con quello che si era stabilito negli Accordi di Parigi sul clima e con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Lobby e politica europea

Parlando in termini economici possiamo notare che in base alle analisi condotte attraverso le esperienze dirette in 3 continenti, possiamo vedere come solo per il 2015 i vari attori della filiera dei biocarburanti, dai coltivatori di materia prima ai produttori finali, hanno speso ben oltre € 14 milioni, ingaggiato quasi 600 persone per svolgere attività di lobbying presso l’Ue, sette lobbisti per ogni funzionario europeo.

Questa azione devastante non solo per l’europa ma per tutto il mondo, oltre a contrastare una corretta riforma del settore, al momento sta boicottando quelle che sono le strategie europee in tema di ambiente e di salvaguardia, lavorando per altro ad un un’ulteriore sviluppo della politica sui biocarburanti attuata sino ad ora.

Questo sistema non porta da nessuna parte; con questo piano non si fa altro che danneggiare il clima e la vita di migliaia di persone. Le stime pubblicate nel Registro per la trasparenza dell’Unione europea ne danno conferma di quanto detto, con un costo ai cittadini europei che varia tra i 5,5 e i 9,1 miliardi di euro per anno. Tra le spese maggiormente sostenute dagli europei tra esenzioni fiscali e sussidi pubblici alle imprese, si riscontrano aumento di tasse, bollette e rincari alla pompa dei carburanti.

E’ proprio OXFAM ad affermare:

Un investimento dei soli produttori di biocarburanti pari a quello della lobby del tabacco. I decisori politici europei devono liberarsi dalla morsa dei potenti gruppi societari e scegliere fonti energetiche veramente sostenibili e rinnovabili per onorare gli impegni assunti al 2030 su clima ed energia.

Politica EU e Biocarburanti

La sempre più costante richiesta di biocarburanti in Europa priva intere comunità del diritto alla terra come abbiamo visto a seguito di uno studio condotto da Oxfam che riporta casi emblematici di intere comunità che sono state private dei propri diritti senza considerare che sono rimaste vittime dell’esproprio di terre abitate per generazioni in Tanzania, Perù e Indonesia.

Questa è la conseguenza della crescente domanda di materie prime agricole per produrre bioenergia in Europa. A tal proposito è stato proprio Oxfam a lanciare un appello urgente proprio all’Unione europea al fine di presentare al più presto un piano di riforma della legislazione al fine di consentire l’utilizzo di biocarburanti ottenuti da colture alimentari e energetiche, sottratte alla produzione di cibo nei paesi poveri.

Purtroppo tutte le decisioni che hanno come obbiettivo la diversificazione delle fonti energetiche e i tagli ai combustibili fossili, sono prese dai paesi dell’Unione europea. Queste decisioni nella maggior parte dei casi non sono neanche prese con le giuste precauzioni  e senza valutare l’impatto sulla sostenibilità sociale e ambientale in seguito alle fonti alternative utilizzate.

Sulla base di queste informazioni, purtroppo possiamo dire che è l’UE direttamente o indirettamente responsabile degli espropri delle terre determinando appunto povertà e fame in tutti quei paesi ritenuti più vulnerabili. A questa distruzione, si aggiunge anche un aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera, lasciando le decisioni in merito alle lobby, le quali si ritrovano ad avere campo libero ed ignorano totalmente la sostenibilità dell’intero pianeta.

Quanto inquinano i biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare?

Purtroppo è stato rilevato come i biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare inquinano oltre il 50% in più rispetto a quanto non inquinino le energie prodotte da combustibili fossili.

Stando a questo, afferma ancora una volta l’Oxfam, l’Unione europea si rende unica responsabile del non rispetto degli accordi e dei propri impegni internazionali al fine dello sviluppo sostenibile e mette a repentaglio tutti gli impegni che devono essere assunti al fine di contrastare il cambiamento climatico.

In media, la produzione di biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare porta al 50% in più di emissioni di gas serra rispetto a quanto non fosse prodotto da combustibili fossili.

Infine possiamo considerare anche dal 2012, ben quasi il 40% della terra necessaria per la produzione europea di biocarburanti era sita in territori extraeuropei. Questo non ha fatto altro che accrescere la dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni di biocarburanti.

Quali sono le richieste di Oxfam alle politiche europee?

Infine, possiamo congedarci riportando quelle che sono le richieste di Oxfam all’Unione europea per un cambio di rotta.

  • Investire di più e meglio nell’efficienza energetica e in fonti energetiche che siano realmente sostenibili.

Questa politica così come è oggi non è adatta ad una politica sostenibile e per tanto, la nuova politica deve includere:

  1. le emissioni indirette di carbonio derivanti dal cambio di destinazione di uso della terra;
  2. deve esigere da parte delle aziende operanti nel settore delle bioenergie, l’ottenimento del consenso libero, preventivo e informato delle comunità locali che sono coinvolte nelle loro filiere di produzione.

Se poi spostiamo lo sguardo per un attimo alla domanda mondiale crescente di olio di palma, possiamo notare come questo, oltre ad essere una delle principali materie prime utilizzate nella produzione di biocarburanti, sia anche un settore in cui proprio l’Unione europea è tra i 3 primi importatori a livello internazionale.

Facendo un po di calcoli non è difficile notare come la terra disponibile nel sud-est asiatico diminuisce, e come l’industria dei biocarburanti sta cercando purtroppo di espandersi in Indonesia e Malesia, ovvero in nuove aree come la regione amazzonica,facendole diventare le nuove frontiera per la produzione di olio di palma.

Non ci resta dunque che fare un appello all’UE affinché questa si doti di criteri minimi al fine di incentivare la sostenibilità sociale dei biocarburanti. In questo modo, si dovrebbero prendere provvedimenti seri per impedire ai produttori europei di approvvigionarsi di olio di palma dalle terre più povere al mondo, dove i diritti umani e il diritto alla terra delle comunità locali sono stati violati senza un reale motivo e senza che le comunità locali potessero appellarsi. Questo non può che essere definito come un sistema profondamente ingiusto, per utilizzare le stesse parole di Bacciotti.

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Tommaso Piccinni

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