Cara Politica: quanto mi costi?

Oggi giorno si parla solo di tasse e di costi per gli Italiani. Ma quanto ci costano Senatori e parlamentari? Una delle prime regionali a presentare il conto è la Regione Campania, con ben 25 milioni di costi per il personale distaccato.

Questi sono i numeri che devono essere rimborsati agli organismi di appartenenza dei dipendenti presi in prestito. al fine di svolgere funzioni per gli anni 2004 – 2016.

Questi sono i debiti presentati dal Consiglio regionale nei confronti di Comuni, ministeri, aziende ospedaliere, Asl ed in generale enti pubblici che con il proprio personale concesso in prestito, hanno gonfiato di tanto le segreterie politiche e gli organici dei portaborse che sono stati messi a disposizione dei consiglieri regionali campani.

costi-politica

La campania non è un caso isolato, ma sono tantissime le regioni che costano sempre più anno per anno, con un deficit di bilancio che ricade sempre sui cittadini italiani. Quali provvedimenti prendere in merito al fine di ridurre anche queste spese?

In sostanza succede che tutto il personale concesso in prestito alle regioni, o ad altri enti pubblici, secondo quanto disposto dalla legge, non devono essere pagati dall’ente che lo presta ma dall’ente che ne usufruisce. Ovviamente se un dipendente comunale viene spostato presso gli uffici provinciali sarà sempre il comune a pagarlo, ma la regione poi rimborsa il comune per le spese sostenute.

Questo è quello che teoricamente la legge prevede. In pratica, come sempre si fa ben altro. Infatti, abbiamo assistito, sopratutto nell’arco di questi ultimi 10 anni, a delle incombenze da parte di questi enti. In sostanza, le amministrazioni dalle quali provenivano il personale dato in gestione hanno continuato a pagare lo stipendio ai propri dipendenti, anche se non erano più in servizio presso di loro e il Consiglio regionale o altro ente non ha rimborsato le amministrazioni che lo hanno messo a disposizione.

Oggi, sula base di quello che è successo in Campania, abbiamo potuto riscontrare che ve ne sono diverse di queste situazioni, casi in cui il debito è cresciuto a dismisura e c’è chi, come il comune di Napoli, ha anche avviato procedure di messa in mora della regione. Un atto dovuto e forzoso, perché le casse comunali sono ormai al secco e non possono pesare sempre e soltanto sui residenti. Ci auguriamo infatti che sulla scia di Napoli, tutti i comuni Italiani, che sono nelle stesse situazioni adiscono contro questi enti.

Soluzioni ai costi della politica

E’stato il movimento 5 stelle  a lanciare il primo appello al fine di ridurre i costi della politica. Infatti sul ddl presentato dal M5S, secondo cui è proprio lo stesso Grillo a chiedere ai DEM il sostegno visto e considerato che anche loro si dicono favorevoli a questo taglio.

Proprio ieri infatti è stata presentata la proposta di legge dal M5s sul dimezzamento degli stipendi dei parlamentari a forma di Roberta Lombardi e che ha dato il via alla discussione in Aula. Ed è proprio Beppe Grillo ad affermare che sarà egli stesso uno dei protagonisti alla presenti alla Camera dei deputati al fine di assistere alla discussione della proposta di legge.

A tal fine è stato proprio lo stesso Grillo a lanciare un appello al PD al fine di votare tutti compatti per ridurre gli stipendi dei parlamentari. Questo sarebbe un atto generoso e ben gradito non solo da chi sostiene questo movimento ma credo e penso da tutti i cittadini italiani che si sentono ormai esasperati da questi costi.

Ma la maggioranza non sembra al momento intenzionata a fare un passo indietro e come sempre non sono mancate e non mancheranno scintille tra i 2 partiti anche in vista del rinvio, da parte della maggioranza, del testo in Commissione, visto e considerato che comunque la proposta di legge è arrivata in Aula senza mandato al relatore e, soprattutto, senza che siano stati votati gli emendamenti. Atto dovuto o perdita di tempo?

Costi politica: oggi in aula ddl taglio stipendi parlamentari

Ma sarà accettata all’unanimità la proposta di legge targata M5s al fine di dimezzare le indennità dei parlamentari?

Il testo contenente la misura presentata dal M5s prevede la possibilità di dimezzare l’indennità spettante ai membri del Parlamento che gli è dovuto al fine di svolgere liberamente il loro mandato. Secondo quanto proposto dal M5S dovrebbe essere pari, al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assistenziali, ad un massimo di € 5.000 mensili, e non € 10.435. In sostanza, un taglio del 50%.

Il movimento aggiunge anche che non dovrebbero percepire più nessun tipo di indennità aggiuntiva, emolumento o rimborso di spese che al momento invece sono riconosciute a tutti i parlamentari della camera al fine di svolgere altri incarichi interni alla stessa Camera di appartenenza. In sostanza non si parla più un taglio del 50% ma andiamo anche oltre l’80%, con un riconoscimento massimo di un rimborso spese soggiorno e viaggio, entro però un massimo di € 3.500 mensili, non riconoscendolo invece ai soli parlamentari residenti nel comune di Roma.

Costi della politica e scontro Renzi – Di Maio

Ovviamente il provvedimento non ha lasciato poche perplessità tra gli stessi politici e all’interno dell’attuale maggioranza.  Infatti i toni si sono subito accesi in merito al provvedimento tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi, secondo cui è stato lo stesso di Maio ad annunciare:

Venga in Aula e dia indicazione al Pd di votare il testo

Questa in sostanza la sfida lanciata da Di Maio allo stesso Renzi che ha invece rinnegato la proposta del pentastellato rilanciando la possibilità di di approvare una proposta alternativa:

Leghiamo l’indennità alle presenze dei parlamentari in Aula

Ha questo è seguito la replica del vicepresidente della Camera, affermando che ha solo il 12% di assenze, nonostante sono un vicepresidente della Camera, e quando non voto, mi trovo o a presiedere o a svolgere anche altre funzioni che mi vedono in missione. A differenza di qualcuno che possiede solo il 37% di presenze.

Inoltre con il si al ddl presentato dal movimento si potrebbero ottenere dei risparmi per oltre € 87 milioni ai cittadini. Questi milioni derivano dal dimezzamento delle indennità e della riduzione delle spese. Approvando il DDl inoltre, tutti i parlamentari sarebbero obbligati a rendicontare le spese con un risparmio per altro maggiore rispetto a quello proposto dalla riforma Boschi.

Non ci resta dunque che attendere l’esito del verdetto che si terrà oggi stesso in Camera. Lo stesso PD potrebbe infatti decidere di rinviare il testo alla commissione e questo non farebbe altro che scatenare i pentastellati forti da un pubblico li presente e con un ospite d’eccezione Beppe Grillo.

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Tommaso Piccinni

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