CNEL: Abolirlo fa risparmiare veramente 20 milioni? Bugie e verità!

Secondo quanto affermato dal Governo, abolire il CNEL farebbe risparmiare alle casse dello stato la bellezza di € 20 milioni! Ma sarà vero? In questa guida cercheremo di comprendere meglio cosa sta succedendo in questi giorni.

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CNEL: abolirlo o mantenerlo?

L’attuale maggioranza di governo afferma che un abolizione del CNEL farebbe risparmiare alle casse dello stato circa€ 20 milioni. Le opposizioni però insorgono dimostrando tutt’altro e affermando che al momento il costo per il CNEL è di appena € 8,7 milioni, di cui € 4 è il costo per il solo personale, che per altro non verrebbero risparmiati, in quanto questi verrebbero solo trasferiti in altra sede.

Ancora, viene affermato che ad oggi, l’Ente risulta già vuoto. Di conseguenza il suo costo non è di € 20 milioni ma è più che dimezzato.

Secondo invece quanto affermato dal ministro Boschi,  si dovrebbero ottenere dei super-risparmi. Peccato però che le previsioni siano state fatte su un bilancio valido 5 anni fa. Oggi il costo è più che dimezzato.

CNEL: cosa sta succedendo in merito?

Secondo le prime indiscrezioni, nei primi giorni di Novembre ci sarà l’audizione in Senato per il rituale parere inerente la legge di stabilità 2017 o legge di bilancio che dir si voglia. Fin qui nulla di nuovo se non per il fatto che questo potrebbe essere l’ultimo parere prima del requiem definitivo.

E si, perché bisogna anche sapere che il CNEL ovvero il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro previsto per altro dall’art. 99 della Costituzione: dal 1957, (anno per altro della sua istituzione), potrebbe definitivamente essere chiuso. Ma nulla ancora è detto visto e considerato che il CNEL ha più vite dei gatti, continuando a resistere nonostante tantissime riforme che lo hanno coinvolto.

Il CNEL oggi è considerato come un ente: Sprecone, sciupone, inutile. Una fabbrica di aria fritta e di consulenze d’oro. Ad oggi se ne sono dette tante su questo istituto e la sua chiusura definitiva, la sua abolizione, è cosa vecchia. Un tempo anche lo stesso Massimo D’Alema, quando vi era la Bicamerale lo vole va sopprimere, ma ahimè, ancora oggi resiste.

Oggi il CNEL è già svuotato! Purtroppo Matteo Renzi e la ministra Boschi non se ne sono accorti, lo danno per morto e sepolto nel senso che deve essere assolutamente abolito e che la sua abolizione vede un risparmio di € 20 milioni, ma le opposizioni, sono di tutt’altro parere.

Renzi e il CNEL

Secondo quanto abbiamo potuto constatare, dal 2015 a oggi, ovvero dal giorno di insediamento di Renzi al governo che si parla di abolizione e soppressione. E’ stato lo stesso Renzi ad annunciare la soppressione e a tagliare i finanziamenti. Da allora ad oggi si sono verificate le seguenti situazioni:

  • 40 consiglieri sono fuggiti con un numero oggi poco superiore a 2o;
  • l’attività del CNEL è paralizzata;
  • le commissioni si sono smembrate;
  • i consulenti e gli esperti si sono volatilizzati.

Stando a questa situazione riscontrata, forse sembrerebbe la soluzione ideale, l’occasione giusta per azzerare del tutto il sistema e ripartire da zero. Il tutto potrebbe vedere la luce, grazie ad una legge ordinaria, attraverso la quale si arriverebbe all’istituzione di:

  • una nuova governance;
  • a dei nuovi obiettivi;
  • a nuovi meccanismi di rappresentanza.

Questo potrebbe essere un passo importante secondo quanto affermato dal neo-vicepresidente Gian Paolo Gualaccini, esponente del 3° settore e grande critico negli anni passati, in merito ai vizi e agli sprechi di Villa Lubin.

Secondo quanto affermato da Gualaccini, si potrebbe creare un modello fotocopia del Comitato economico e sociale europeo (Cese), che a Bruxelles oggi conta 350 membri e rappresenta l’organo consultivo in materia di lavoro per l’Unione europea e le maggiori istituzioni Ue. Questo è veramente un organo funzionante e riprodurlo in Italia, potrebbe rappresentare davvero una svolta.

Cosa succederà dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre?

Secondo il nostro punto di vista, dopo il voto del referendum costituzionale del 4 Dicembre, a prescindere dall’esito, nulla potrà mai essere come prima. Se poi consideriamo anche che in quasi 60 anni di vita il Consiglio ha partorito poco più di 10 proposte di legge, senza per altro che nessuna di queste venisse mai approvata, allora possiamo ben capire come la sua esistenza sia inutile.

Diversamente, molte di più sono state le manovre e le riforme atte alla sua abolizione o quanto meno atte a modificarlo. Effettivamente stando a quanto fin qui detto, la sua esistenza è nulla. Se si considera poi che:

  • il costo per il suo mantenimento non è proprio irrilevante. Al momento i suoi 121 consiglieri della cosiddetta «terza camera dello Stato»  hanno fatto segnare un costo dal 2008 (compreso) al 2010 di oltre € 18 milioni.
  • Il solo presidente, oltre a godere di benefici come ad esempio l’auto blu, del proprio portavoce, di addetti vari, ecc.ha avuto un costo per lo stato i oltre 160 mila euro all’anno per sole indennità.
  • Se poi consideriamo che è stato lo stesso Gualaccini ha denunciare per anni un assenteismo micidiale, allora ci sembra proprio il caso di prendere delle decisioni immediate e dei provvedimenti in merito urgenti.

Perché il CNEL costa così tanto?

Purtroppo il costo del CNEL è esuberante. Ma perché?

Per fare un esempio e comprendere meglio i costi, basta guardare ai numeri. Per intascare il gettone di presenza che equivale a € 2.154 al mese, bastava presenziare per pochi minuti all’assemblea mensile. Se si considera poi che un assenza non può essere considerata come un azzeramento del gettone ma bensì una riduzione del 15% massimo. Allora possiamo capire bene quanto questo possa costare allo stato.

Se poi consideriamo che dal 1948 al 2015, hanno usufruito dell’assegno mensile diverse figure illustri come:

  • sindacalisti come Camusso, Angeletti, Bonanni;
  • rappresentanti di Confindustria come Emma Marcegaglia;
  • i pensionati di Villa Lubin come il presidente Salvatore Bosco della Uil, Giorgio Alessandrini, del 1938, ex segretario generale Cisl-scuola; Claudio Claudiani, del 1948, già segretario generale dei trasporti Fit-Cisl, e tantissimi altri.

Cosa prevede la riforma Boschi sul CNEL

Ora, sulla base di quanto fin qui detto possiamo trarre delle conclusioni, che vanno a vantaggio del governo attuale e del Si al referendum. Infatti, la soppressione del CNEL come detto all’inizio, porterebbe un risparmio annuo di circa € 20 milioni.

Se consideriamo poi che la stessa ministra Boschi, l’8 giugno passato ha affermato la sua abolizione, allora non potrebbe che farci piacere. Il problema che oggi insorge è sui numeri.

Il governo in carica afferma che il costo è di € 20 milioni, mentre, l’opposizione, presentando un’interrogazione alla camera, a nome di Arturo Scotto e altri deputati di Sinistra italiana, confermano che il costo attuale è di appena € 9 milioni, visto e considerato che i dati in possesso dal governo si riferiscono al 2011 quando in carica vi erano 121 consiglieri.

Stando agli ultimi dati del 2015, con un dimezzamento dei consiglieri, 64 per l’esattezza, anche il bilancio consuntivo si è dimezzato attestandosi a € 8,7 milioni.

Dal 1° gennaio 2015, secondo quanto previsto dalla legge di stabilità, sono state cancellate tutte le indennità, compresi anche i i rimborsi spese e i soldi per le varie attività. Quindi non potevano più essere indennizzate consulenze, incarichi e studi affidati agli amici degli amici.

Oggi vi sono in carica 24 consiglieri che eseguono il loro lavoro per spirito di servizio e gratuitamente, senza che vi siano costi per lo stato. Queste sono le parole conclusive dello stesso Gualaccini, il quale afferma per concludere che le uniche spese a carico dello stato sono solo quelle inerenti al personale e che varia tra i 4 e 5 milioni di euro per anno. A questi si devono aggiungere i costi della manutenzione della struttura che si aggirano intorno ai 3 milioni.

Smantellando il CNEL i costi del personale, verrebbero spostati presso la Corte dei Conti,  e la sede al CSM. Resta però il fatto che i dipendenti devono comunque essere pagati. Non ci resta che attendere gli esiti del referendum per capirne a pieno quello che succede al CNEL.

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Tommaso Piccinni

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