Fattura elettronica: truffa dell’iban. Come gli hacker rubano i soldi?  

Tra le tante truffe online che girano su internet ovviamente non potevano mancare le truffe sulle fatture elettroniche.  Si tratta di una fronde vera e propria messa in atto da criminali informatici che svuotano il conto dei clienti. In pratica si tratta della truffa legata alla fattura elettronica il cui strumento viene usato dai criminali informatici per sottrarre denaro alla gente.

Il primo allarme è stato lanciato in questi giorni dal sindacato dei commercialisti che chiede una revisione al sistema di protezione dei dati dei contribuenti.

Di cosa si tratta? Vediamo di seguito.

La truffa della fattura elettronica: come funziona?

La truffa della fattura elettronica: come funziona?

Truffa dell’IBAN

Per molti è definita come la truffa dell’iban sulla fattura elettronica; si tratta di uno stratagemma tanto semplice quanto geniale. In pratica è una procedura abbastanza semplice da mettere in atto per i pirati informatici. Ne è testimone il numero sempre crescente di segnalazioni ricevute dalle banche.

Come viene messa in pratica la truffa?

Tra gli elementi che la fattura elettronica contiene vi è anche l’Iban del soggetto fornitore del servizio, società o professionista. Fin qui nella di nuovo rispetto alle vecchie fatture cartacei.

Il problema più grosso sorge nel momento in cui la fattura, per altro debitamente compilata, viene inviata al cliente. Questo procede con l’esegue il pagamento in base alle coordinate bancarie indicate sul documento telematico.

Attenzione alla truffa!

In questo momento degli ignoti malintenzionati riescono a inserirsi in questo sistema, intercettano il trasferimento del file e modificandone il contenuto.

Cosa succede dunque?

Il criminale sostituisce l’iban del reale beneficiario della fattura. Inserisce dunque quello di una propria società. Il cliente dunque effettua il versamento dell’importo con le nuove coordinate. I soldi? vengono dirottati su un altro conto.

Il truffato in questo caso non è colui che riceve la fattura ma colui che esegue il pagamento!

Il venditore o prestatore di servizi potrà richiedere il pagamento della somma e potrà riceverlo nuovamente. Anche se in ritardo, lo ottiene comune anche con ritardo nell’incasso. Quest’ultimo, infatti, non essendo stato pagato, potrà richiedere il pagamento. E’ un suo diritto ottenere il dovuto pagamento in quanto anche se il primo tentativo è andato male per via della frode è un problema suo.

Come ci si può difende?

Chi esegue il pagamento potrà optare per sporgere la denuncia e provvedere a un nuovo bonifico bancario nei confronti del fornitore. In questo caso evita che quest’ultmo proceda un’azione legale di recupero crediti nei suoi confronti.

Ricordiamo per chi non lo sapesse che la fattura elettronica è un documento sufficiente al fine di emettere un decreto ingiuntivo.

Tutti i criminali informatici che riescono a intercettare le fatture elettroniche, possono modificarle e allo stesso tempo inserire le nuove coordinate bancarie a cui viene poi dirottato il bonifico.

Oggi, in merito a questa truffa, sono tanti gli istituti che stanno consigliando a tutti i propri clienti, ancor prima di autorizzare operazioni di pagamento, effettuare delle verifiche direttamente con il beneficiario per la correttezza dell’Iban.

In pratica, basta una telefonata per avere contezza che i dati ricevuti siano quelli effettivi. 

Ad ogni modo esiste un sistema per evitare già in partenza di cadere nell’inganno.

Di cosa si tratta? Non inserire mai l’iban nella fattura elettronica.

Infatti questo dato non è obbligatorio e si potrà anche optare per non metterlo. La fattura elettronica non è diversa da una fattura tradizionale. Tutto quello che cambia è il sistema di trasmissione. Questo vuol dire che si potrà inviare una fattura elettronica senza per forza riportare anche le coordinate bancarie alle quali effettuare il bonifico.

Allo stesso tempo, però, precisiamo che sono tanti i software di elaborazione dati che prevedono la compilazione di questo campo, il quale però resta facoltativo e non obbligatorio.

Nel momento in cui si vogliono inserire informazioni “delicate” sarebbe meglio inviarle con strumenti sicuri come ad esempio i meccanismi di criptazione condivisi dall’emittente la fattura e dal ricevente.

In pratica la truffa non esenta il cliente dal dover effettuare un nuovo pagamento della fattura; anche la fattura elettronica è un documento che consente di ottenere un decreto ingiuntivo.

I chiarimenti de Il sole 24 ore

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore:

Il tracciato Xml realizzato dall’Agenzia tramite Sogei risponde essenzialmente all’esigenza di documentare fiscalmente le cessioni e le prestazioni tra soggetti residenti e stabiliti nel territorio nazionale, tanto da risultare obbligatorie, ai fini del corretto transito attraverso il Sistema di interscambio (Sdi), unicamente le informazioni che costituiscono gli elementi essenziali della fattura elencati all’articolo 21, comma 2 del Dpr 633/1972.

Tutti i campi contenenti «Altri dati» non richiesti dalla norma fiscale possono o meno essere popolati dai contribuenti, senza che ciò assuma alcuna rilevanza per il fisco poiché la fattura è un documento a rilevanza tributaria e non commerciale.

La denuncia dall’ANC

Quali sono i rischi di truffa legati alla fatturazione elettronica? Il primo elemento inerente alla truffa è la modifica dell’IBAN; questo lo possiamo considerare come uno dei rischi legati all’attuale sistema di fatturazione elettronica.

La denuncia presentata dall’ANC sottolinea il fatto che oggi il rischio di violazione della privacy dei contribuenti è tutt’altro che archiviato. Si tratta di rischi legati a danni potenzialmente enormi per le imprese.

Una delle criticità denunciate è la procedura di Intermediario non delegato sul sito Fatture e Corrispettivi; in pratica, qualsiasi intermediario, anche non in possesso di delega, potrà emettere fattura a nome di soggetti terzi totalmente ignari di ciò.

Il Presidente dell’ANC si scaglia quindi contro l’Agenzia delle Entrate ed il MEF.

L’Amministrazione finanziaria è quella che dovrebbe occuparsi di risolvere le enormi criticità per i contribuenti e non ampliarle. Si dice per altro preoccupato per la sicurezza dei dati personali, mentre il governo si preoccupa solo di affermare che l’operazione fattura elettronica è un successo.

Il riferimento è ai dati pubblicati lo scorso 19 febbraio dall’agenzia delle Entrate:

Sono 228 milioni le fatture inviate da parte di oltre 2,3 milioni di contribuenti. Numeri importanti ma soltanto in apparenza: la media di invii è di due fatture al giorno a contribuente.

Inoltre, tenuto conto che la platea dei soggetti obbligati alla fatturazione elettronica è di oltre 4 milioni, ci sono circa 2 milioni i contribuenti che non fatturano.

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Tommaso Piccinni

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