Investimenti pubblici: il Ministro Toninelli riafferma vincolo dell’analisi costi-benefici

Ancora una volta arriva il plauso al Ministro Toninelli che afferma: saranno ritenuti come atti ostili i provvedimenti che tendono a far alimentare il TAV.

In pratica si tratta di un vero ministro, che rompe la concezione dei gruppi dirigenti che hanno devastato questo Stato. Egli riafferma il vincolo dell’analisi legati ai costi benefici sugli investimenti pubblici.

In questo modo, recupera non solo la concezione della qualità degli investimenti ma anche della loro redditività sociale e soprattutto l’efficacia di una spesa pubblica in conto capitale che si trasforma in spesa corrente senza però analizzare l’importante certificazione che i benefici sociali eccedono i costi.

Si tratta a ben vedere di analisi che sono già state previste dalla legge nel 2011 e sistematicamente eliminate dalle ciurme di governo.

Investimenti pubblici – il NO del ministro Toninelli alla TAV

Quali le dichiarazioni del Ministro Toninelli?

Il Ministro Toninelli ha dichiarato:

Nessuno si azzardi a firmare l’avanzamento della TAV, lo considereremmo un atto ostile. È stato un enorme sperpero di denaro pubblico.

Si tratta a ben vedere di una dichiarazione coraggiosa, di un’opportuna di altissima valenza politica nel paese. Per altro egli è fermamente convinto che nessuna opera pubblica è stata mai sottoposta alla valutazione tra costi benefici.

Diciamo di più.

Il Ministro, ha anche dichiarato volontariamente di voler sottoporre all’analisi costi-benefici (ACB) tutte le opere di maggior rilievo al fine anche di recupera letteralmente una situazione d’illegalità statale.

Sulla base di quanto affermato dal Dlgs 228 del 2011 si obbligava i ministeri a svolgere delle attività di valutazione, ex ante ed ex post, per tutte le opere pubbliche e di pubblica utilità al fine di valere le risorse e le previsioni dei ministeri o oggetto di trasferimento dallo Stato ai soggetti attuatori.

Addirittura, anche in merito alle opere pubbliche, che implicano la concessione di garanzie da parte dello Stato si deve far chiarezza.

L’attuazione del Dlgs 228 del 2011 è avvenuta poi con il Decreto Presidente Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2012.

Nel caso specifico del progetto av Bs/Vr e Vr/Pd l’ACB chi avrebbe dovuto farla?

Certamente il compito sarebbe spettato al ministero delle infrastrutture e a seguito del decreto Del Rio n 194 di giugno 2015 l’ufficio che fu di Incalza pomposamente rinominato “Nuova Struttura Tecnica di Missione“.

L’art 2 comma 1 lettera h) di questo decreto recita che questa “Struttura di Missione” provvede a:

“effettuare la valutazione del ritorno economico delle opere realizzate attraverso un’analisi costi benefici“.

Quindi, nessuna ACB è stata fatta dal Ministero delle Infrastrutture. Allo stesso tempo, i parlamentari criticano l’ACB o sono in mala fede o sono di un’ignoranza e irresponsabilità intollerabile.

I tratterebbe di un aggregato vario costituito da parlamentari, funzionari di partito, industriali, bottegai criticano l’ACB annunciata dal Ministro, dimostrando di essere i responsabili incoscienti di un aumento del debito pubblico a favore di gruppi economici spregiudicati.

La procedura di sottoporre all’ACB attivata dal Ministro per la prima volta rompe la concezione dello spendere soldi pubblici a prescindere e pone il problema della qualità e degli effetti degli investimenti pubblici.

Quello che si deve fare è chiarire ai Piranha del debito pubblico che tutti gli investimenti pubblici sono e rappresentano uno strumento per lo sviluppo economico a condizione solo che sia garantita la qualità e la loro redditività.

Si tratta a ben vedere di una condizione che deve essere rispettata solo verificando gli effetti positivi dell’investimento pubblico. Diversamente potrebbe succedere che la spesa per investimenti assumono la stessa valenza della spesa corrente!

Non ci sono state valutazioni dunque, nessuna ACB pur prevista OBBLIGATORIAMENTE dalla LEGGE per le opere pubbliche gestite da società pubbliche.

Legittimo quindi dedurre che la scelta dei progetti è orientata dalle lobby di vario genere? Certamente sì!

Si tratta in poche parole di un atto intrapreso per la prima volta da un ministro che mantiene il pugno di ferro. Lo si potrebbe considerare anche come un passo enorme, una rivoluzione quella del Ministro Toninelli se consideriamo anche che fino ad oggi l’investimento pubblico può rivelarsi produttivo o improduttivo dopo, senza che nessuno prima di decidere abbia accertato la questione.

Un progetto simile, in un paese che ha un debito pubblico che eccede di un terzo la ricchezza prodotta in un anno non è sostenibile.

Infine, una certificazione a seguito di ACB che dimostra l’eccedenza dei benefici rispetto ai costi come anche la redditività sociale dell’investimento pagato con soldi pubblici è l’unica soluzione ideale per spendere bene i pochi soldi pubblici e per abbattere e contenere anche gli atteggiamenti legati a pratiche di corruzione.

L’ACB che il Ministro giustamente “pretende” altro non fa che concorrere a rompere la concezione di un aumento delle dotazioni d’infrastrutture al fine di rispondere a precisi interessi di lobby, sottostimando i costi e sovrastimando la domanda.

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Tommaso Piccinni

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