Cos’è il cuneo fiscale?

Notizia di questi giorni è la riduzione del cuneo fiscale. Di questo molto spesso se ne è parlato all’interno delle tante campagne elettorali. Da qui possiamo partire con la nostro analisi, al fine di comprendere anche il perché Di Maio lo vuole ridurre.

Partiamo dal concetto di definizione del Cuneo fiscale

Credo che anche tu, come tanti altri, sei alla ricerca di una facile comprensione in merito al cuneo fiscale. Dopo aver analizzato una breve definizione, cercheremo di comprendere anche il perché Di Maio lo vuole ridurre?

Una riduzione del cuneo Fiscale, cosa comporterebbe in busta paga? Cosa cambia invece per i lavoratori autonomi? Vediamo insieme.

cuneo fiscale

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Cos’è il “cuneo fiscale” e perché Di Maio lo vuole ridurre?

Ancora una volta ci troviamo a parlare di cuneo fiscale.

Il Governo Conte è stato uno dei primi governi che ha messo al primo posto, nella classifica degli impegni che l’Italia intende affrontare, la riduzione del costo complessivo del lavoro. Lo farà grazie a uno dei punti cardine della Legge di Bilancio allo studio del governo attuale composto da Lega e M5S.

Il tema è sempre lo stesso, rilanciare le imprese e l’occupazione. Per far questo si deve affrontare questo tema. L’Italia deve tornare ad essere “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Questo è l’obbiettivo di questo governo, il quale afferma anche che il principio è sancito nell’articolo 1 della nostra Costituzione.

Per far questo, si deve partire dall’abbassamento del cuneo fiscale, che per detta dei sindacati e Confindustria, si tratta di una priorità dell’Esecutivo e di tutto il governo, al fine di ridare slancio all’economia a al paese.

Allo stesso tempo, il vice premier e ministro del lavoro Luigi Di Maio promette che le nuove misure saranno varate nei prossimi giorni. Questo serve a garantire a tutti i lavoratori dipendenti una somma maggiore in busta paga a partire dal 2019.

Il taglio del cuneo fiscale? Potrebbe arrivare dalle prossime modifiche parlamentari e con il decreto dignità. Attenzione anche perché, prima di entrare nel merito della situazione, si deve comprendere cosa sia il cuneo fiscale e lo si deve fare nel migliore dei modi. Da qui ne deriva anche il concetto stesso e la situazione che devono affrontare lavoratori e imprese.

>>Leggi anche: Quali le posizioni dei Politici sul decreto Dignità?

Cuneo fiscale: cos’è?

Cuneo Fiscale: a quanto ammonta in Italia

Per cuneo fiscale, economicamente parlando, si intende la somma delle imposte dirette e indirette al quale si sommano i contributi previdenziali.

Sono questi elementi che pesano di molto sul costo del lavoro. Pesano non solo per il lavoratori, ma anche per i datori di lavoro. Questo processo, non tocca solo i lavoratori dipendenti del comparto privato, ma tocca tutti compresi anche i lavoratori pubblici e anche i liberi professionisti.

Parlando in parole povere, il cuneo fiscale non è altro che la differenza che intercorre tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e la busta paga netta incassata dai dipendenti.

Da qui si devono prendere in esame le imposte che sono considerate nel calcolo della busta paga. Sono in breve quelle che gravano sui datori di lavoro e sui lavoratori dipendenti, autonomi o liberi professionisti.

>>Leggi anche: Reddito di cittadinanza dal 2021: quanto e cosa si deve attendere?

A quanto ammonta il Cuneo fiscale in Italia?

Secondo il rapporto dell’Istat la situazione italiana è drammatica L’ultimo rapporto Istat evidenzia un rapporto tra stipendio netto e stipendio lordo tra i più alti della storia, senza considerare il costo che l’azienda supporta.

In merito alla questione italiana, non è semplice fare un punto della situazione. Per far questo si deve far riferimento ai più recenti dati forniti dall’Istat.

Un esempio? Il Rapporto sulle condizioni di vita, compreso anche il reddito e carico fiscale delle famiglie pubblicato nello scorso mese di dicembre e relativo all’anno 2016 evidenzia un cuneo fiscale comprensivo di oneri contribuitivi pari al 46,0% del costo del lavoro totale. Anche se rimane sempre alto, si parla di un calo, anche se lieve rispetto agli anni precedenti un cui si registrarono:

  • 46,2% nel 2014;
  • 46,7% nel 2012.

Si deve per tanto tenere conto del costo del lavoro, il quale viene dato dalla somma delle retribuzioni lorde dei lavoratori e dei contributi sociali che sono a carico dei datori di lavoro.

Infatti, in un periodo che va dal 2006 al 2015 è possibile notare un andamento crescente segnato dalla riforma delle aliquote fiscali e contributive nel 2007.

A queste hanno fatto seguito un costante incremento del carico contributivo allo stesso tempo delle imposte soprattutto per la crescita delle addizionali regionali e comunali.

Nel 2015 il costo del lavoro risulta pari in media a 32.000 euro.

La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro, ovvero il 54% che è pari a 17.270 euro.

La parte rimanente, ovvero il 46,0%, che corrisponde a 14.729 euro costituisce il cuneo fiscale e contributivo. Definiamo tale, la somma di denaro derivante dall’imposta personale sul reddito da lavoro dipendente e dei contributi sociali del lavoratore e del datore di lavoro.

In altre parole, lo possiamo anche considerare come una tassa fissa. Allo stesso tempo, affinché un lavoratore possa percepire 1.000 euro netti, l’azienda deve spenderne poco meno di 1.900 (quindi circa il doppio). Tale somma comprende:

  • Stipendio netto;
  • Imposte;
  • Contributi previdenziali;
  • Contributi assicurazione Inail.

Al momento la componente più elevata del cuneo fiscale e contributivo è costituita dai contributi sociali che devono essere pagati dal datore di lavoro e che ammontano al 25,4%. Il restante 20,6% risulta a carico dei lavoratori:

  • 14,0%, sotto forma di imposte dirette;
  • 6,6% di contributi sociali.

>>Leggi anche: Definizione di Reddito di Cittadinanza: come richiederlo? Come funziona? Guida completa

Cuneo fiscale in Italia: differenze territoriali e di genere

Il costo del lavoro in pratica risulta più elevato al Nord rispetto alle altre regioni. La ripartizioni e la quota di retribuzione netta a disposizione del lavoratore raggiunge, il valore minimo del 52,6% nel Nord-ovest.

Per quanto riguarda invece le percettrici di reddito da lavoro dipendente, il costo del lavoro è posto al 75% di quello dei dipendenti e la retribuzione netta è pari al 79,3% di quella maschile.

Cuneo fiscale: gli ultimi dati ISTAT disponibili

Rapporto Istat sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie

Cuneo fiscale: trend decennale e speranze per il futuro

Altri dati molto interessanti, anche se un pò datati ormai sono quelli di uno studio Ocse del 2015.

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in un periodo compreso di 10 anni, ovvero tra il 2002 ed il 2012, in un periodo di fase economica che ha visto due diverse congiunture, favorevole e sfavorevole, il cuneo fiscale italiano è aumentato dell’1% nonostante l’emergenza occupazione, soprattutto giovanile, dilagante nel Paese.

Ciò diventa ancora più grave se si pensa che mentre in Italia il cuneo si ampliava, nello stesso arco di tempo gli altri Paesi competitori attuavano una generale riduzione dello 0,9% per andare incontro alle esigenze di imprese e lavoratori.

Leggendo questi dati è chiaro che le misure volte a ridurre il cuneo fiscale, non possono essere ignorate. esse sono molto importanti per il Paese.

Di Maio ha promesso di metterle in atto entro il prossimo autunno, con l’approvazione della Legge di Bilancio. Staremo a vedere…

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Tommaso Piccinni

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