Aumento dell’IVA al 25% – 4% e 13%: come – perché – quando

Purtroppo ancora una volta lo spettro dell’aumento dell’IVA al 25% torna a farsi sentire sul collo degli Italiani.

E’ la stessa legge di di Bilancio che minaccia l’aumento generale dei prezzi per i consumatori che lo si deve in particolar modo all’aumento dell’Iva di ben 3 punti percentuali.

Passerà dall’attuale 22% al 25% e dal 10% al 13%.

Ancora una volta l’Italia sarà a rischio aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10% al 13%.

Purtroppo questo lo si deve all’effetto delle cosiddette «clausole di salvaguardia» che notate bene sono state approvate nel lontano 2011 dall’allora Governo Berlusconi e mai completamente disinnescate dai successivi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

Aumento dell'IVA al 25% - 4% e 13%: come - perché - quando

Aumento dell’IVA al 25% – 4% e 13%: come – perché – quando

Infatti in base a quelle disposizioni contenute all’interno della manovra di fine anno, si prevede che se l’Italia non riuscirà a ridurre la spesa pubblica o a incassare le tasse sperate, non ci sono stanti che tengano e scatterà l’aumento dell’IVA che è previsto nel piano B.

In particolare l’aumento dell’IVA sarà messo in atto a partire dal 2019 e proseguirà poi per tutto il 2020.

Poco più di un anno quindi per capire se davvero l’Italia riesce a recuperare il deficit o meno.

Ancora una volta spetterà al governo in carica di pensare se condonare circa 80 miliardi di euro alle lobby delle slot machine, in aperta contraddizione con la dichiarata (ma a questo punto solo formalmente) battaglia contro la ludopatia.

Ma cerchiamo di capirne di più.

Cosa sono le clausole di salvaguardia?

Con questo termine sono definite tutte le misure di “riserva” che permettono al Governo di modificare la politica fiscale nel caso in cui i “conti” non dovessero tornare.

In breve, queste tengono in considerazione i tagli di spesa o gli aumenti di entrate che sono indicati nelle manovre di finanza pubblica e che se non dovessero raggiungere gli obiettivi prefissati avremmo appunto l’incremento dell’Iva e delle accise.

Da quando scatta l’aumento dell’Iva?

Purtroppo per scongiurare i pericoli, servono nuove risorse economiche.

Nuove risorse economiche vuol dire 12,4 miliardi per il 2019 e 19,2 miliardi per il 2020.

A completare il quadro, arriveranno anche gli aumenti delle accise per 350 milioni dal 2019.

Nel passato infatti le clausole di salvaguardia sono state bloccate grazie in buona parte alla volontary disclosure.

Oggi la versione bis inerente alla “sanatoria” ha garantito purtroppo delle entrate inferiori a quelle programmate.

In particolare, l’aumento dell’Iva è un fardello che ci portiamo dietro dalla legge di Stabilità del 2015. Ancora oggi non riusciamo a togliercelo d’avanti.

Inizialmente venne programmato per il 2015 per poi essere evitato per un pelo e fatto slittare al 2016.

Ancora una volta le manovre sono riuscite a mantenere nel 2016 e l’ennesimo slittamento viene spostato al 2017.

Oggi ce lo troviamo programmato per il 2019 quando, se non interverrà una norma a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, avremo un aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e di quella agevolata dal 10% al 13%.

E’ chairo che come sempre a farne le spese sono i consumatori finali, gli unici soggetti che non possono scaricare l’imposta sul valore aggiunto come anche i professionisti nel regime dei minimi.

Secondo l’ufficio studi della Ggia di Mestre, i prodotti più colpiti dall’inevitabile rincaro saranno l’abbigliamento, le calzature, mobili ed elettrodomestici.

Ma quali beni scontano l’Iva al 22%?

In pratica sono tutti quei prodotti che maggiormente consumiamo e che sono poi quelli che assorbono gran parte del nostro reddito.

In pratica, sono soggetti all’Iva ordinaria del 22% tutti i beni che non rientrano nell’Iva speciale del 4 e del 10%.

Pertanto, al fine di conoscerli tutti, non ti resta che andare per esclusione rispetto a quelli che elencheremo di seguito inerenti all’IVA del 4% e del 10%.

IVA al 4%

Sono sottoposti a tassazione agevolata con IVA al 4% tutti i seguenti prodotti:

  • burro,
  • formaggi e latticini,
  • ortaggi,
  • legumi,
  • frutta,
  • frumento,
  • farina,
  • olio,
  • pasta,
  • giornali,
  • case di abitazione principale che non sono considerate come beni di lusso,
  • canoni di abbonamento alle radiodiffusioni,
  • alimenti acquistati presso:
    • bar,
    • ristoranti,
  • prestazioni socio-sanitarie,
  • appalti su edifici per prima casa.

IVA 10%

Sono invece considerati beni con tassazione al 10% tutti i seguenti beni:

  • carne,
  • pesce,
  • yogurt,
  • latte fresco,
  • uova,
  • miele,
  • prodotti di origine animale,
  • uva da vino,
  • tè,
  • spezie,
  • riso,
  • avena,
  • zucchero,
  • frutta,
  • acqua,
  • legna da ardere,
  • energia elettrica per uso domestico,
  • prodotti petroliferi per uso agricolo e per la pesca in acque interne,
  • spettacoli teatrali di qualsiasi tipo,
  • metano,
  • appalti su edifici per case non di lusso.

IVA al 22%

iva al 25%

Passaggio dell’IVA dal 22% al 25 % per diversi beni

Sono invece sottoposti a tassazione dell’IVA al 22% tutti gli alri beni che non rientrano nella precedente categoria. Essi sono:

  • gioielli,
  • viaggi,
  • trattamenti estetici e di benessere.

A subire l’incremento dell’aliquota Iva sono anche tutti i beni e servizi non di lusso e quindi sono compresi anche:

  • abbigliamento;
  • cartoleria;
  • prodotti per l’igiene personale a quelli per animali, ecc.

ecco che un aumento dell’IVA dal 22 al 25 comporterebbe quindi un aumentare ad esempio del prezzo del dentifricio, ma anche quello di tablet, o abbonamento internet, come anche del caffè con il quale si prepara la moka in cucina e delle scarpe nuove.

Per altro spaventa molto la spesa per la casa come ad esempio mobili ed elettrodomestici diventano un po’ più cari.

Per quanto riguarda invece i beni di consumo alimentare, la tavola ancora una volta sarà la prima ad essere penalizzata considerando anche che il potere di acquisto ancora una volta si riduce oltre quello che già oggi modestamente ci consente di consumare.

Ad esempio l’incremento Iva riguarderà soprattutto le bevande e l’aliquota al 22% si applica da oggi su:

  • bevande che sono:
    • gassate,
    • superalcolici,
    • spumanti,
    • birra,
    • succhi di frutta,
    • vino,
    • acqua minerale.

L’aumento Iva inciderà anche sullo shopping:

  • abbigliamento,
  • calzature,
  • borse,
  • accessori
  • pelletteria.

Lo stesso vale per i servizi di:

  • lavanderia,
  • riparazione,
  • noleggio di abiti.

Pesano di più sul bilancio familiare anche le spese per hobby e passioni.

In questo caso, per tutti coloro che amano uno sport si deve applicare una cifre più consistente per acquistare articoli sportivi o anche per noleggiare un campo da tennis o da calcetto.

Anche chi ama la musica purtroppo si vede costretto a cacciare più soldi per acquistare strumenti musicali.

Anche gli articoli per giardinaggio subiscono un rincaro a partire da oggi, così come i prodotti per gli animali.

In pratica aumenta tutto compreso anche le parcelle di:

  • avvocati,
  • commercialisti,
  • medici,
  • tutti i professionisti.

Al fine di stabilire per quali operazioni scatta l’incremento dell’aliquota Iva, devi necessariamente fare riferimento al momento in cui si considera effettuata l’operazione di acquisto.

La regola sulla fattura anticipata non riguarda, invece l’emissione di eventuali “notule” o di così dette “fatture proforma” che, come si sa non possono costituiscono documenti rilevanti ai fini IVA, ma rappresentano invece dei semplici “pro memoria” per il cliente in merito all’importo da pagare al professionista.

Questo pertanto, solo una volta incassato il corrispettivo dovrà emettere regolare parcella con l’aliquota Iva in vigore al momento dell’incasso.

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Tommaso Piccinni

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