Trading Bitcoin: si devono pagare le tasse?

In molto oggi si stanno chiedendo se si devono pagare le tasse sui proventi derivanti dal trading Bitcoin.

Oggi quello che vogliamo fare all’interno di questa guida e toglierti ogni dubbio spiegandoti se si devono pagare o meno le tasse sui Bitcoin.

In pratica cercheremo d capire se esiste una norma per tassare le criptovalute?

Ma soprattutto ti vogliamo dare una risposta alla seguente domanda: i bitcoin e le altre criptovalute sono anonimi e li usano gli evasori fiscali?

In pratica, se hai comprato un bitcoin o una sua frazione a partire dallo scorso gennaio, la notizia buona è che i proventi investiti si sono più che decuplicati.

Il Bitcoin vale oltre 8000 euro contro i 700 euro di gennaio 2017.

Bitcoin di record in record

Trading Bitcoin: si devono pagare le tasse?

Ecco che parliamo di una plusvalenza di non poco conto, che se analizzata in altri termini finanziari, o anche sotto forma di altri investimenti tradizionali, voleva dire: pagare le tasse!

Ad oggi però non esiste una vera e propria norma che regoli i guadagni da criptovalute.

In sostanza, tutti i proventi derivanti dal trading con bitcoin, ethereum, ecc, non sono tassati.

In questo caso, però non si può parlare di evasione, visto e considerato che al momento non esiste una norma che ne regola a tassazione. Al momento però … perché sembra che qualcosa in merito sia già al vaglio del ministro delle finanze.

Bitcoin e criptovalute: in Italia sono tassati?

A questa domanda ti possiamo rispondere con un semplice NO!

Bitcoin e criptovalute: in Italia sono tassati?

Bitcoin e criptovalute: in Italia sono tassati?

Ancora oggi non esiste una norma ad hoc che ne regola la tassazione.

Tieni presente però che nel mondo finanziario tradizionale, materia oggetto di tassazione non è mai lo strumento di per se (se non in alcuni casi di residuali imposte patrimoniali, imposte di bollo, IVAFE, etc..) ma la plusvalenza che si genera dalla cessione dello strumento ad un importo maggiore di quanto pagato.

Un esempio?

Se tradiamo le valute estere, le valute sule quali l’Agenzia delle Entrate avvicina le criptovalute (ris. 72E/2016), possono essere detenute per poterle utilizzare con diversi scopo.

Quindi possono essere possedute non solo per usarle, ma anche per lucrarci, visto e considerato che sono oggetto di tassazione solo e soltanto nel momento in cui si superata una certa soglia.

L’intento del legislatore fiscale?

Colpire l’intento speculativo, che lo si dà per scontato nel mondo della finanza tradizionale.

Le nuove criptovalute vogliono legarsi al valore dell’oro?

Non possiamo darti una risposta certa.

Quello che ti possiamo dire oggi è che non c’è una norma che faccia chiarezza in merito. In pratica non vi è nessuna regola che ci dice quello che si deve e quello che non si deve fare in merito.

Non vi sono norme che dicono cosa deve fare un contribuente che realizzi plusvalenze con le criptovalute.

Le nuove criptovalute vogliono legarsi al valore dell’oro?

Le nuove criptovalute vogliono legarsi al valore dell’oro?

Anche se può sembrare strano in un paese come il nostro, ancora oggi non vi è una regolamentazione.

Tutto questo sembra abbastanza strano visto e considerato che in pratiche di tassazione, l’Italia non è seconda a nessun’altro stato. Per altro, considerando anche l’impressionante produzione di norme, sembra alquanto strano che ancora oggi non vi è nulla in merito.

Il problema potrebbe essere quello di adottare un approccio giuridico innovativo, visto e considerato che ci si trova di fronte a un fenomeno di questa portata innovativa.

A livello europeo, invece, la sentenza C-264/2015 CGEU assimila le criptovalute a mezzi di pagamento.

Questo vuol dire che sono escluse che esse siano considerate come valute estere (posizione condivisa dalla BCE).

Al momento solo l’Agenzia delle entrate Italiana sembra voler portare avanti questa considerazione. In questo modo i Trader italiani che investono in Criptovalute, potrebbero essere tassati sulla detenzione.

Ma tutto questo ancora è solo un’ipotesi, considerando che non è stato messo ancora nulla nero su bianco.

Il risultato?

Se oggi ci si trovasse nella situazione di aver conseguito plusvalenze tramite compravendita di criptovalute, ci si dovrebbe rivolgere ad un esperto del settore ai fini di assolvere correttamente gli adempimenti fiscali.

Ma allora:

Si devono inserire il possesso di bitcoin o altre criptovalute nella dichiarazione dei redditi?

A questo punto, per rispondere a questa domanda è bene chiarire un punto.

Se si devono dichiarare le plusvalenze realizzate (non stimate, ma concretamente monetizzate) al momento l’unica strada concretamente percorribile sarebbe quella della compilazione del modello Unico PF.

Si devono inserire il possesso di bitcoin o altre criptovalute nella dichiarazione dei redditi?

Si devono inserire il possesso di bitcoin o altre criptovalute nella dichiarazione dei redditi?

Qui si deve precisare che si deve prestare particolare attenzione al monitoraggio fiscale.

Infatti la norma in oggetto prevede che tutti i soggetti che detengono investimenti all’estero, sono suscettibili di produzione di reddito che per la legge Italiana è tassabile.

Questi infatti devono essere indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi.

Diverso è invece il discorso sulle criptovalute!

Nel caso in cui si tratta di investimenti effettuati in criptovalute o comunque di detenzione di criptovalute, bisogna conoscere il funzionamento dell’exchange e dei wallet.

L’exchange è il sito dove è possibile negoziare le criptovalute.

Il wallet è il portafogli virtuale in cui vengono detenute le criptovalute.

A questo punto diviene molto importante comprendere quando i bitcoin siano in qualsiasi forma conservati oltre confine.

In questo caso, si deve procedere alla compilazione del quadro del modello Unico PF dedicato al monitoraggio.

Questo è necessario al fine di non incorrere in sanzioni.

Come fa lo stato a tracciare le criptovalute?

Purtroppo o per fortuna non esiste una linea generale da adottare.

Si deve considerare che quando ci si appoggia ad una blockchain permissionless, grazie alla quale chiunque può accedervi e partecipare semplicemente scaricando il software, allora la criptovaluta lascia una traccia.

Come fa lo stato a tracciare le criptovalute?

Come fa lo stato a tracciare le criptovalute?

Attenzione a questo passaggio: la traccia lasciata è e sarà sempre evidente.

Questi protocolli possono essere considerati come dei libri mastri a libera consultazione, dove i soggetti si scambiano token ovvero criptovalute, utilizzando in alternativa al nome e cognome, solo e soltanto un indirizzo composto da diversi caratteri alfanumerici.

Questo viene definito come chiave pubblica.

L’indirizzo che in questa caso viene posto in essere, può essere utilizzato in abbinato ad una chiave privata univoca che viene posseduta dal solo beneficiario effettivo.

Nota bene:

Sulla base dei passaggi registrati che vengono effettuati e che sopra abbiamo descritto, non possiamo parlare di transazioni e di operazioni con i Bitcoin anonime.

Chi afferma questo dimostra una profonda ignoranza della tecnologia.

Infatti, gli indirizzi sono detti pseudonimi e le loro azioni sono visibili a tutti.

Si possono rintracciare dunque i soggetto tramite la blockchain. Quindi basta ricercare chi possiede la chiave privata la quale può permettere di utilizzarla come chiave pubblica e a cui possono essere abbinate le criptovalute.

In questo campo purtroppo per i possessori, le tecnologie di investigazione informatica hanno dimostrato di saper operare con successo.

Al contrario, la questione è diversa per coloro che detengono blockchain permissioned (private e per cui assai poco diffuse, dove si può accedere solo e soltanto tramite accettazione.

Qui le autorità se non sono autorizzate all’accesso, non possono effettuare il controllo, in quanto è materialmente impossibile.

Questa differenza è molto importante al fine di non creare confusione.

Al momento esistono delle Leggi a riguardo? Ve ne sono in arrivo?

Al momento esistono delle Leggi a riguardo? Ve ne sono in arrivo?

Al momento esistono delle Leggi a riguardo? Ve ne sono in arrivo?

Per concludere il nostro approfondimento, ti possiamo solo dire che al momento vi è il d.lgs 90/2017, che ha introdotto all’interno del nostro sistema normativo il concetto di:

  • valute virtuali;
  • prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale.

Questi 2 concetti per altro a firma italiana, sembrano anticipare tutti gli altri stati membri nell’adozione della IV Direttiva antiriciclaggio (Direttiva UE 2015/859).

Nel caso specifico si deve considerare la definizione di valute virtuali (art. 1 del D.Lgs. 231/2007, lett. qq) che potrebbe essere letta come un passo avanti importante anche se i riflessi giuridici, al di là delle previsioni antiriciclaggio, sono modesti.

In questo caso, si potrebbe prendere in esame quello che sta succedendo negli altri paesi in cui i regolatori e le authority stanno aprendo interrogazioni e tavoli di confronto con gli operatori e gli esperti del settore.

Infine molti si potrebbero anche chiedere se davvero i bitcoin possono servire agli evasori fiscali …

Qui si deve fare molta attenzione a come ci si esprime.

Anche se non sono state regolamentate, le criptovalute non sono illegali!

Come abbiamo già detto, risalire all’identità di chi possiede la chiave pubblica e quindi l’identificazione con certezza matematica è già possibile.

Quindi non si tratta di contrabbando né tantomeno di operazioni anonime e non rintracciabili.

Quindi utilizzare le criptovalute ai fini di riciclaggio di soldi è solo da stupidi.

Con buona pace dei detrattori di bitcoin che di tale mistificazione ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia, oggi possiamo dire che il miglior strumento utile agli evasori rimane il denaro contante.

Nient’altro se non il denaro contante.

Vuoi avere maggiori approfondimenti sul trading Bitcoin?

Leggi le nostre guide:

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Tommaso Piccinni

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