Il bail out delle banche venete costa agli Italiani 17 miliardi (1 punto del PIL)

Secondo quelli che sono i dati raccolti, il bail out inerenti alle banche venete costa agli Italiani come la spesa militare in un anno.

Oltre 17 miliardi di euro che sono prelevati dai contribuenti Italiani e che sono utilizzati per salvare Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

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Solo per queste  lo stato italiano spende l’equivalente di quella che è la spesa militare in Italia nel 2016.

E’ chiaro che se continuano a fallire le banche e lo stato italiano a prestare soldi, chi ci rimette è solo il cittadino.

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Con il fallimento di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca si ripropone l’ennesimo salvataggio e secondo anche quanto riportato dall’analisi del blog americano ZeroHedge le previsioni non sono per nulla confortanti.

Infatti essendo che il primo ministro italiano ha dichiarato che i fondi dei correntisti delle due banche erano a rischio, il governo ha sviluppato un piano di salvataggio e garanzia il quale oggi costa agli italiani ben 17 miliardi di euro, ovvero circa l’1% del PIL

In breve l’Italia spende per il salvataggio delle banche quanto si spende per la difesa nazionale.

E’ anche chiaro che per fare questi conti non per forza si deve essere laureati in economia, ma tutti possono ben comprendere come un assordo governo per altro tecnico si permette di spendere un budget identico a quello della difesa per salvare delle banche.

Inoltre, considerando che  l’Italia, possiede un debito pubblico è già del 132% del PIL … è chiaro che chi mette in atto questo salvataggio non fa gli interessi degli Italiani ma solo delle grandi banche.

Si deve anche tenere presente che l’Unione Europea ha sviluppato una normativa comunitaria proprio per situazioni come queste.

Molti la conoscono anche come direttiva BRRD, il cui obbiettivo è quello di impedire che le banche in difficoltà dei Paesi dell’UE vengano salvate con i soldi dei contribuenti.

Purtroppo però in Italia ci sono molte banche che vogliono dichiarare fallimento, e lo stato a ben deciso di utilizzare i soldi del contribuente, che quando saranno terminati si arriverà nuovamente ad una catastrofe.

Per esclusione, rimangono solo i correntisti a cui aggrapparsi.

Come funziona?

Solitamente una banca prende 1 miliardo di euro dai depositi dei suoi clienti.

Da qui, la banca non prende quel miliardo al solo scopo di custodirlo nel suo caveau. Molto spesso lo investe in dei fondi, fa prestiti e acquista asset.

E’ chiaro che in queste condizioni il bilancio della banca mostra 1 miliardo in patrimonio e 1 miliardo in depositi dovuti ai clienti.

Ma il problema è che la banca rischia troppo quando investono i fondi dei propri clienti.

Infatti se i prestiti vanno male, cosa succede? I debitori vanno in default.

In breve, se una banca ha investito 200 milioni in obbligazioni governative greche, e poi il governo della Grecia va in default, vuol dire che alla banca rimane solo 800 milioni in asset rimanenti.

E’ chiaro però che deve pagare i propri correntisti per 1 miliardo. Questo vuol dire che la liquidità presa dai soldi dei clienti, naturalmente, deve essere restituita per intero.

Ma come fa una banca con 800 milioni effettivi a restituire 1 miliardo ai propri clienti?

E’ qualcosa di impossibile e questo lo si evince appunto anche senza essere dei geni economici.

La banca altro non farà che chiedere aiuto allo stato che gli presta i soldi che a sua volta preleva dalle tasche dei cittadini.

In sostanza, il cittadino ripone nella banca i suoi soldi. Gli stessi soldi vengono investiti in maniera sbagliata dalla banca e … chi paga?

Il cittadino in questo caso perde non solo i soldi investiti ma anche viene tassato maggiormente dallo stato per risanare i debiti della banca.

Questo in pratica quello che avviene.

Non sono solo le uniche banche. Questo è tutto quello che avviene nelle banche Italiane (e in molti altri paesi del mondo).

Devono ai loro correntisti più di quanto valgono i propri asset.

Nel caso delle banche venete per l’appunto una volta sono i contribuenti a pagare il salvataggio, insieme a alcuni obbligazionisti subordinati.

Ma i problemi bancari dell’Italia lo sappiamo bene non sono solo Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Prima è stata banca Etruria, poi lo è stato monte dei paschi e domani toccherà ad altri istituti.

Siamo di fronte ad un problema sistemico di tutto il settore bancario italiano. E’ chiaro che oggi la soluzione va ben oltre quanto i contribuenti possono permettersi di pagare. Domani però potrebbe succedere che sono i correntisti a pagare per i salvataggi delle banche, come tra l’altro prevede il bail in.

Ma non si tratta solo dell’Italia.

Esistono purtroppo innumerevoli banche e sistemi bancari in tutto il mondo che non si sono mai completamente ripresi dalla crisi del 2008.

Questo altro non fa che sollevare una domanda naturale: perché depositare denaro in una banca in crisi in un paese in cui il governo è con i debiti fino al collo?

Soprattutto quando esistono delle opzioni migliori.

La maggior parte delle persone infatti non pensa mai 2 volte su dove depositare i propri risparmi.

Perché affidare tutti i i risparmi ad un istituto finanziario semplicemente perché la filiale è di fronte casa?

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Tommaso Piccinni

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