Unione Europea e Web tax: possibile 3 soluzioni

In base a quanto proposto all’interno della web tax, l’UE imporrebbe il pagamento delle tasse alle grandi corporate del web dove generano i profitti.

Oggi le proposte sono 3. In questo caso, l’Italia potrebbe essere una delle Nazioni ad agire da sola. Vediamo il perché.

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Sono passati diversi anni di tasse irrisorie rispetto al loro fatturato … Questa potrebbe essere una delle principali motivazioni secondo le quale le corporate del web potrebbero subire un duro colpo.

Attualmente le imprese tradizionali pagano il doppio delle tasse rispetto alle imprese digitali come Google, Facebook e Amazon.

Web tax: l’Unione Europea illustra tre proposte

Web tax: l’Unione Europea illustra tre proposte

In questo caso il vicepresidente della commissione europea Valdis Dombrovskis è stato chiaro!

Bisogna diminuire il divario  fra le due tipologie di imprese ed i profitti generati nell’UE devono essere tassati nell’UE.

Su tale principio, sono 3 le proposte al momento che si potrebbero mettere in campo in merito alla web tax.

Web tax, l’UE fa sul serio

La posizione questa volta viene presa dal vice di Juncker, Valdis Dombrovskis, ovvero il vicepresidente della commissione europea.

Egli da tempo ha dichiarato che le imprese digitali pagano circa la metà rispetto alle imprese tradizionali, e l’obiettivo dell’UE è invece quello di rendere la tassazione proporzionalmente equa al fine di ottenere maggiori introiti fiscali anche da colossi del web come Google, Facebook e Amazon.

Questi oggi hanno tutti sede legale fuori dai confini dell’Europa, in paradisi fiscali possiamo dire e fanno aumentano il proprio fatturato grazie agli introiti provenienti dal vecchio continente.

La Commissione europea a tal proposito vorrebbe tassare tutti i profitti di questi, che sono generati all’interno dell’Unione Europea ovvero degli Stati membri.

Oggi le imprese digitali pagano circa l’8,5% del loro fatturato in tasse all’Unione europea.

Le imprese tradizionali, invece pagano il 20,9% delle e il 23,2% di quelle internazionali.

Ecco quindi che al fine di uniformare il tutto l’URE presenta 3 proposte.

Tassare direttamente il fatturato delle società digitali

Questa la prima proposta che andrebbe a scontrarsi col principio riconosciuto in UE in base al quale sono tassati solamente i guadagni di una società e non l’intero fatturato.

Una proposta avanzata anche dall’Italia al pari di 10 altri Paesi membri.

Tassa su ogni singola transazione digitale.

La seconda proposta riguarda la vendita da parte di una società di un servizio o un bene online.

In questo caso il fisco potrebbe trattenere una parte dei guadagni.

Per fare un esempio, Airbnb, nota società digitale mette in comunicazione proprietari di case e clienti.

Tassare le pubblicità online

La terza proposta riguarda la tassazione del reddito generato dall’attività pubblicitaria online per cui il Fisco tasserebbe una parte degli introiti.

Il problema generale di queste proposte potrebbe essere la mancanza di una residenza in ogni singolo Paese.

Infatti le società del web dovrebbero prendere una residenza, che potrebbe essere anche solo virtuale, all’interno del Paese dove hanno una forte presenza digitale al fine di poter essere tassate dal Fisco.

L’ideale sarebbe avere dunque una web tax comune in tutta Europa e non diversa per ogni singolo Stato.

Infatti il Fisco non è da considerare una materia competente dell’Unione Europea, ma di ogni Paese membro.

L’Italia può tassare senza permesso UE?

Sarebbe una cosa buona e soprattutto giusta nei confronti delle aziende tradizionali.

Una delle migliori idee però potrebbe essere quella di avere una tassazione comune in tutto il territorio dell’UE.

L’Italia potrebbe però agire da sola e decidere di propria iniziativa la misura che ritiene opportuna, sulla base del fatto che il Fisco è materia competente del singolo Stato membro.

Oggi gli Stati membri che hanno firmato la proposta che è stata inviata alla Commissione Europea sono solo 10, ovvero meno della metà sul totale dei 28 Paesi membri.

Oggi si contano Stati come Irlanda, Lussemburgo e Malta che sono abbastanza competitivi proprio grazie al regime di tassazione digitale agevolato e che potrebbero perdere società da un aumento della tassazione.

Meno società residenti in questi paesi, vorrebbe dire meno introiti per lo stato.

E’ chiaro che sulla base di questo, loro sono meno inclini ad accettare una web tax europea comune.
ecco perché dunque l’Italia potrebbe andare da sola verso questa strada.

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Tommaso Piccinni

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