Economia italiana a un bivio: o aggancia la ripresa o perde il treno. Fuori dall’Europa tornerebbe a super potenza economica

L’economia in Italia nonostante alcuni deboli segnali di ripresa, non sembra essere in grado di ripartite. Per gli economisti l’Italia, dovrebbe agganciare la ripresa in questi mesi, diversamente potrebbe non essere più in grado di farlo. A quel punto sarebbe meglio che l’Italia esca fuori dall’Europa. Potrebbe essere veramente il bene per l’Italia e per la sua economia e ritornare a crescere come potenza?

Economia italiana:a rischio recessione senza aggancio della ripresa

I dati degli ultimi trimestri sono abbastanza incoraggianti, anche al di sopra di quelle che erano le previsioni Istat. Dati dunque incoraggianti arrivano ieri dall’Euro zona, dove il PMI manifatturiero risulta salito ai massimi da 70 mesi a questa parte.

A far da traino sono  Francia e Germania. Entrambe fanno registrato il balzo degli ordini maggiore dal maggio 2011. Fanno anche registrare un incremento dell’occupazione. In sostanza l’economia nell’Eurozona potrebbe accelerare al +0,6% nel primo trimestre dell’anno in corso.

Come abbiamo notato in questi mesi, il PIL dello scorso trimestre hanno chiuso in positivo, sorprendendo positivamente e facendo segnare una crescita congiunturale invariata al +0,4% e una tendenziale del +1,7%.

In sostanza, oggi, si registra una fase inaspettatamente positiva non solo per l’economia europea, ma anche per l’Italia che dovrebbe cogliere al volo l’occasione e rilanciarsi sulla scia degli altri paesi.

Economia italiana senza direzione?

Purtroppo l’economia Italiana non riesce a ripartire. Vuoi le troppe tasse che attanagliano le imprese, vuoi la crisi politica, nonostante tutto, nonostante si registra il 5° mese consecutivo di crescita, il PMI manifatturiero in Italia ha segnato un lieve calo a gennaio, mentre i servizi sono migliorati appena.

Se esaminiamo invece i dati industriali, possiamo notare come questo a dicembre, fa registrare un +6,6%, portando a +1,6% la crescita del 2016.

Bene anche il surplus commerciale, salito nel 2016 a quota 52 miliardi.

Purtroppo qui ci fermiamo. Il PIL nell’ultimo trimestre dell’anno passato ha decelerato dal +0,3% al +0,2% congiunturale, mentre la disoccupazione è tornata a salire a dicembre al 12%, il livello più alto da un anno e mezzo.

Quindi l’Eurozona accelera, ma l’Italia no! La nostra economia segnali un rallentamento nei primi mesi del 2017, che decreterebbe con ogni probabilità il mancato aggancio definitivo della ripresa.

Se si fanno delle previsioni per il 2017, possiamo vedere che al netto delle tensioni politiche scaturenti dai risultati delle urne in Francia prima e Germania dopo, i tassi sul mercato dovrebbero iniziare a scontare un ritiro graduale degli stimoli monetari della BCE.

Rischio recessione senza aggancio della ripresa

A tutto questo fin qui detto, segnaliamo anche la stabilizzazione dei prezzi del petrolio ai livelli attuali. Questo poterebbe provocare il venir meno delle condizioni ultra-favorevoli sui mercati finanziari.

Quindi, chi dimostra una solida ripresa economica potrà reggere probabilmente l’onda d’urto di un cambio meno favorevole di tassi in rialzo e di prezzi energetici. Mai più così bassi come è avvenuto nel biennio passato. Chi non si aggancia resta indietro.  E a rischio dunque l’intera economia italiana!

L’Italia è il paese più sicuro in caso di uscita dall’Euro?

Sono in tanti a sostenere che l’Italia sarebbe il paese più sicuro e più ricco in caso di uscita dall’Euro. Questo è confermato anche dal’analisi condotta in meiro alla ridenominazione in lira italiana.  l’Italia sarebbe quini il Paese più sicuro dell’Eurozona in caso di rottura dall’Euro. Ma perché?

La probabilità di una rottura parziale o completa dell’Euro è aumentata nel corso degli ultimi anni. anche per gli Italiani, la possibilità non sarebbe del tutto mal vista.

Tuttavia però un tale evento potrebbe creare un problema di bilancio non solo per gli operatori economici, ma per tutti anche perché si dovrebbe avviare un processo di ridenominazione nella nuova valuta nazionale.

Se da un lato questo rappresenta uno svantaggio, dall’altro potrebbe invece essere visto come un vantaggio. L’Italia, infatti, attraverso questo processo potrebbe risultare il Paese con meno rischi grazie proprio alla mancanza di una forte svalutazione della nuova lira italiana.

Ritorno alla lira: come e perché?

Dunque, l’Italia sarebbe il Paese più sicuro in caso di rottura dell’Euro ed un possibile ritorno alla lira in Italia.

Di conseguenza, avremo che in un primo momento la valuta nazionale si svaluterebbe. Tale processo spingerebbe al rialzo l’inflazione intaccando anche il potere d’acquisto dei consumatori. Nonostante tutto il processo non durerebbe a lungo ma sarebbe circoscritto e superati gli effetti negativi del breve termine, l’Italia e gli italiani in primis non correrebbe alcun rischio con il ritorno alla vecchia lira.

Tutto però facendo i conti anche con la ridenominazione del debito e dei flussi di capitale del Paese nella nuova valuta nazionale. Questo sarebbe un processo molto più complesso anche se più conveniente.

Maggiori approfondimenti sono disponibili su: Il rapporto di Mediobanca su Euro e Lira. Quale sarebbe meglio per l’Italia?

La novità dunque potrebbe essere proprio il ritorno dell’Italia alla Lira. Un tale evento potrebbe portare ad un aumento di circa l’1% ma non costituirebbe problemi al debito pubblico in quanto l’Italia correrebbe rischi molto limitati su questo fronte.

In sostanza, il nuovo tasso di cambio è centrale nel valutare la natura del rischio per il Paese e per settore nello scenario di una fine dell’Euro.

Il problema resta conoscere la grandezza di tale movimento al fine di poter fornire un’analisi precisa. I movimenti dei tassi di cambio attuali sono difficili da prevedere, ancor di più in un contesto senza precedenti come nel caso di un’uscita dell’Euro.

Come è possibile costatare dalle analisi condotte, l’italia sarebbe il paese che non subirebbe grandi danni. Non vi è un deprezzamento e neanche un apprezzamento, nel caso di eventuali ipotesi di aggiustamento dei tassi di cambio. Questo lo si deve al fatto che il bilancio strutturale dell’Italia è vicino all’equilibrio e che la sua posizione patrimoniale a livello internazionale è solo lievemente negativa.

Perché non ci sono rischi per l’Italia in caso di uscita dall’Euro?

Sulla base di quanto fin qui detto, potrebbe succedere che lo scenario di un addio all’Euro non costerebbe caro a tutti, come invece vogliono farci credere. Per l’Italia sopratutto!

Saranno i paesi che hanno un alto deficit, come l’Italia e la Spagna a trarne vantaggio, contro i Paesi in surplus che subirebbero invece delle forti svalutazioni. Se si analizza il bilancio del paese e si prende in esame il rischio di ridenominazione all’interno dei membri della zona euro, è possibile scoprire come l’Italia è il solo Paese tra tutti con rischio zero nel caso di un ritorno alla lira italiana.

Non sono neanche a rischio Francia e Paesi Bassi in anse a quanto affermato dai loro bilanci. Diverso è il caso invece di Grecia, Lussemburgo e Irlanda.

Il caso Italia è un po’ diverso. La stima sul movimento del tasso di cambio atteso è quasi zero. Quindi anche l’indice di rischio dello studio indica l’assenza di rischio.

Nel caso invece di un possibile deprezzamento pari al 15% della nuova lira, è possibile notare come il livello di rischio diventerebbe basso

Le dinamiche di ridenominazione in valuta nazionale

Studiando bene le analisi economiche dell’Italia, è possibile notare come tutto questo sia in controtendenza rispetto a quanto annunciato da numerosi analisti e testate giornalistiche. Quindi a nostro avviso, in base alle analisi condotte dagli analisti la fine dell’Euro per l’Italia porterebbe solo vantaggi e non rischi!

L’unico rischio lo correrebbe la Germani e la Francia, le quali nazioni si troverebbero a fare i conti nel giro di pochi anni con una nazione in forte ripresa economica che potrebbe intaccare e ledere le loro economie. Dunque meglio per loro mantenere l’Italia all’interno della zona euro.

Molto diverso è il caso invece di Grecia e Portogallo, il cui debito pubblico è alle stelle! Il settore finanziario di Grecia, Irlanda e Lussemburgo. potrebbe cedere ed in questi casi si evidenziano le conseguenze per il settore privato.

Da notare che l’impatto sul bilancio delle economie europee dipende molto dalla dimensione dei disallineamenti di valuta. Queste invece appariranno nei bilanci dopo il processo di ridenominazione dalla direzione della regolazione del tasso di cambio della nuova valuta nazionale.

Il risultato di questo processo, di un Paese che esce dall’Euro, potrebbe portare varie attività e passività in precedenza in Euro, nella nuova valuta nazionale.

Il tasso di cambio della valuta domestica di nuova introduzione sarà quindi regolata relativamente all’Euro o alle altre valute europee.

In questo caso, un tale impatto non porterebbe delle modifiche eccessive sui bilanci, ma dipenderà dalla direzione di questo movimento, dalla dimensione e dalla direzione del disallineamento di valuta.

Il disallineamento di valuta può essere quindi misurato dalla posizione iniziale netta in valuta estera, ovvero dalla differenza tra attività e passività denominate in valuta estera a seguito del processo della ridenominazione prima del movimento di valuta.

In sostanza si profila una svalutazione che avrà un impatto negativo sui bilanci con una posizione iniziale netta in valuta estera negativa. Al contrario, darà beneficio ad un settore ed ad un paese in cui gli asset in valuta estera superano le passività in valuta estera al lordo dei movimenti di valuta.

In breve:

Un apprezzamento della valuta nazionale avrà effetti opposti, in quanto andrebbe a migliorare il bilancio di un settore/Paese con una posizione iniziale netta in valuta estera negativa, e peggiorando la posizione di un settore/Paese con una posizione positiva.

Questo potrebbe anche essere un ottima ragione per ostacolare l’uscita dell’Italia dal’Euro da parte degli altri paesi europei.

Migliori Piattaforme di Trading Online

Broker Bonus Licenza Fai Trading
Conto demo gratuito CySEC Conto demo
Opinioni Markets.com
Conto demo gratuito CySEC Conto demo
Opinioni 24Option
Demo Gratuita CySEC - FSB Conto demo
Opinioni FXPRO.IT
Conto demo gratuito CySEC Conto demo
Opinioni IQ Option
Social Trading CySEC Conto demo
Opinioni eToro
Conto demo gratuito Licenza FCA-CySEC-ASIC Conto demo
Opinioni Plus500
Broker Bonus Licenza Fai Trading
10.000 $ CySEC Conto demo
Opinioni IQ Option
premi ed offerte speciali CySEC - LLC - FSC Conto demo
Opinioni BDSwiss

Tommaso Piccinni

Lascia un commento

Lascia un Commento

Trading CFDs and/or Binary Options involves significant risk of capital loss.

BlogFinanza.com

BlogFinanza.com

conto demo