Banche italiane: quali sono i problemi ed i rischi reali?

Molto spesso in questi giorni si sente parlare di problemi delle banche Italiane, di bail in , di banche a rischio. Purtroppo anche il uovo governo parte con il piede sbagliato sopratutto in merito alla questione banche italiane. Il problema principale del nuovo governo è duplice:

  1. da una parte rassicurare i mercati, e nello specifico Monte dei Paschi, garantendo anche la partecipazione nel caso dello stato al fine di salvare non solo le banche ma anche i piccoli e medi risparmiatori;
  2. dall’altra, invece, il problema è il refrain inerente al sistema bancario il quale dovrebbe essere solido e potrebbe anche dare il proprio contributo alla ripresa economica dell’Italia.

Purtroppo, tutto questa è storia vecchia. In tanti, all’inizio della crisi economica abbiamo sentito parlare il ministro all’economia Giulio Tremonti, di solidità delle nostre banche, di banche solide e di Banche italiane che non correvano nessun rischio perché erano le più solide del mondo. A nostro avviso, tra le banche più solide in italia, oggi vi è solo Unicredit.

Va però chiarito che quello che è successo nel 2007/2008 ha poco con cui centrare con la crisi di oggi. All’epoca, il ministro parlava di solidità delle Banche italiane, con riferimento a problemi di natura finanziaria, per altro molto discutibili a cui erano soggette invece diverse banche Americane ed Europee. Queste all’ora come oggi, stanno creando problemi a colossi della finanza come ad esempio alla Deutsche Bank. Diverso è invece il caso della MPS.

Banche a rischio bail in?

Oggi, purtroppo, ci sono tantissimi problemi legati sopratutto ai lunghissimi anni di crisi economica e che sta ancora avendo effetto sui bilanci delle banche italiane con un ammontare di sofferenze nei crediti. Al momento se si dovessero considerare le sofferenze dell’intero sistema bancario possiamo notare come esso superano la quota di 200 miliardi euro.

Maggiori approfondimenti sulle banche a rischio per il 2017 sono trattati in: Banche a rischio in Italia 2017: quali sono a rischio bail in?

Purtroppo, il tema della sofferenza bancaria non è di questi giorni. E’ un tema vecchio e allo stesso tempo molto delicato che non può essere affrontato in modo superficiale ma si deve tener conto di tantissimi fattori.

E’ rilevante notare anche come all’inizio della crisi le sofferenze bancarie lorde non erano quelle di adesso; anzi esse erano ridotte a circa 1/10 di quello attuale. Quindi i lunghi anni legati alla crisi economica, non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. L’instabilità poi del paese non giova sicuramente a questo.

Non possiamo quindi negare che le nostre banche si trovino in una condizione di sofferenza generalizzata, ma non possiamo neanche allarmare i tanti cittadini che le loro banche sono sull’orlo del fallimento perché questo non sarebbe vero ne tanto meno sarebbe corretto.

Purtroppo, è vero che il nostro sistema bancario non è uno dei migliori al mondo, ma è pur vero che è ancora solido, ovvero non è ancora nella situazione di fallimento. Questo lascia ben sperare, ma dall’altro lato solleva una questione molto importate, ovvero la risoluzione definitiva del problema inerente alle sofferenze bancarie. Queste se sono state generate da questi lunghissimi anni di crisi economica, devono anche essere sanate.

Purtroppo la strada scelta al momento dalla politica economica non solo italiana ama anche europeo è quella di far risanare i debiti dei grandi colossi ai privati, con l’istituzione del bail in. 

“Potrebbe essere interessante e di vostro interesse dato il periodo di crisi anche il seguente argomento: Bail-in: crisi bancaria (MPS) Monte dei Paschi di Siena, ATLANTE, decreto salva banche, consigli per salvare i risparmi

Esistono ancora banche sicure?

Al momento possiamo dire che le banche più solide come Unicredit stanno adottando dei piani di ripartizione e di aumento di capital monster per un valore di 13 miliardi. Di questi, la maggior parte serve a svalutare le sofferenze bancarie di oltre il 70%.

Purtroppo non tutti gli istituti hanno la forza di chiedere al mercato degli aumenti di capitale, tali da coprire le sofferenze bancarie. Perché? Qual è il vero problema?

In molti casi un ruolo fondamentale lo hanno gli investitori. Questi non sempre sono propensi a dar loro fiducia. Questo perché  molti istituti bancari hanno buchi insolvibili dal loro punto di vista e vi possono essere anche dei piccoli buchi di insolvenza nascosti sopratutto nel bilancio.

Banche Italiane in difficoltà: quali sono?

Purtroppo, non sempre le banche in difficoltà a livello di bilancio, dovuto alle troppe sofferenze, attua pratiche corrette. Nella maggior parte dei casi, mettono in atto delle pratiche poco consone al fine di nascondere delle sofferenze che renderebbero necessario un aumento di capitale.

In questo caso, come sta succedendo in questi giorni per Monte dei Paschi, una pratica molto diffusa è quella di concedere altri finanziamenti ad aziende le quali non possono ripagare i precedenti crediti. Questo però non risolve il problema, al massimo lo posticipa, ovvero sposta il problema di qualche tempo.

In questo modo il gioco è fatto. I vecchi debiti sono saldati con il nuovo credito , con i nuovi finanziamenti, ma purtroppo il problema non è risolto, in quanto in questo caso ci si ritrova con un maggior debito sulle spalle. Questo ovviamente peserà parecchio visto e considerato che se già non si è riusciti a pagare il primo debito, come si può pretendere di essere solvente sul secondo.

Questo meccanismo è stato studiato dal per falsare il rating delle banche Italiane, le quali non risultano più nel bilancio come crediti in sofferenza.

Infatti, sappiamo tutti che la BCE sta effettuando tantissime analisi sulle banche italiane e sui crediti in bonis sopratutto della Banca Monte dei Paschi di Siena. Purtroppo i risultati di tale operazione non possono essere conosciuti prima di Gennaio 2017. Ecco spiegato anche il motivo del perché ancora nessuno si è prodigato per acquistare azioni MPS per un aumento di capitale.

Tutto questo ha un peso sui mercati internazionali e sopratutto in merito all’aumento di capitale che per altro dovrebbe essere sottoscritto entro la fine di dicembre 2016.

Purtroppo il problema in Italia è generale.

Non vi è una circoscrizione del problema, anzi, si tratta di un problema sistemico. Al momento a nostro avviso, l’unico modo serio di affrontarlo il problema è il whateveriitakes ovvero una soluzione definitiva, che fughi qualsiasi dubbio ragionevole sulla reali condizioni dei bilanci delle banche italiane.

Ad oggi, tutti i provvedimenti messi in atto non sono bastati, e quelli che si annunciano nelle prossime ore, sono provvedimenti emergenziali, non sistemici. Servono in sostanza a tappare solo piccoli buchi neri, non a risolvere il problema definitivo.

Questo è anche uno dei motivi per cui le banche italiane vivono un contesto di sfiducia. Salvato un periodo se ne crea un altro e e subito dopo un altro, sempre più grosso. Questo lo possiamo notare anche con il salvataggio di Banca Etruria, dove tantissimi cittadini sono ancora rimasti senza soldi, e oggi lo stesso percorso lo ripercorriamo con Monte dei Paschi.

Quando si sistema il problema di Monte dei Paschi, ci si ritroverà lo stesso problema magari banca Veneta, ecc. con un effetto domino.

Maggiore sarà il tempo sprecato e peggiore sarà la situazione. Al momento il problema potrebbe essere risolto, con una soluzione sistemica, anche senza per forza attendere le imposizioni europee. A nostro avviso, prima si risolvono i problemi delle banche Italiane, prima di mette in atto un piano di risanamento delle banche e prima ripartirà l’economia Italiana.

Purtroppo, non possiamo oggi condividere le parole del presidente del Consiglio Gentiloni, il quale afferma oggi, come ieri faceva Tremonti che il sistema bancario italiano è solido! Lo sappiamo tutti e tutti lo possiamo vedere, che la situazione delle banche Italiane non è rosea, anzi..  Se poi si pensa che queste parole buttate al vento possano essere il nuovo slancio per l’economia, per i contribuenti, per la ripresa economica dell’Italia, allora siamo sulla strada sbagliata.

Oggi, la situazione è letteralmente opposta a quanto affermato.

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Tommaso Piccinni

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