Cos’è il debito pubblico? Definizione e linee guida

In questa guida cercheremo di spiegarvi in modo semplice cos’è il Debito pubblico,  ma sopratutto come esso si è formato. In breve una piccola guida semplice ed intuitiva per comprendere come si è  arrivati ad avere il debito pubblico è perché.

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Cos’è Debito pubblico?

Quante volte vi siete posto la domanda cos’è il debito pubblico? Ma sopratutto come si è formato?

Di rado, ci siamo posti queste domande, ma il problema è anche comprendere quelli che sono gli effetti del debito pubblico sull’economia reale. Purtroppo, fornire una tale risposta, o meglio fornire una risposta a simili domande non è semplice, sopratutto perché questa dipende anche dalla dimestichezza che abbiamo con queste materie.

Partiamo dal principio, e cerchiamo di capire cosa si intende per debito pubblico. Questo è molto importante anche per comprendere meglio quelli che sono gli effetti sulla nostra economia reale.

Da tenere presente e sempre sotto controllo è lo spread. Questo è un fattore molto importante quando si parla di bilancio in quanto questo influenza molto i mercati azionari italiani. Premesso questo, possiamo definire il debito pubblico.

Definizione di debito pubblico

Il debito pubblico lo possiamo definire come il debito che ha uno Stato nei confronti del settore privato e dell’economia, compreso famiglie, imprese, banche di credito ordinario e/o della Banca Centrale. Dall’altro lato, il settore privato e/o la Banca Centrale sono creditori nei confronti dello Stato.

In breve, il debito pubblico si crea quando uno Stato sostiene spese per importi superiori alle entrate.

Attenzione: Lo stato non può emettere e stampare più denaro per coprire le spese. Di conseguenza è costretto a emette Titoli, obbligazioni del Tesoro che, poi vende tramite asta pubblica. Chi le acquista le acquista ad un certo tasso di interesse all’anno.

Anche in questo periodo è notizia comune il debito pubblico. Il problema è che questo deve essere tenuto sempre sotto controllo, e quando la spesa pubblica aumenta in modo esponenziale, e non è compensata da una crescita delle imposte adeguate, allora il debito pubblico fa paura.

Debito pubblico: cos’è il disavanzo pubblico?

Per disavanzo pubblico o o deficit pubblico si intende la differenza annuale (negativa) che intercorre tra le entrate di uno stato e le spese da esso sostenute.

Supponendo che in un anno lo stato incassi 50 milioni e ne spende 100, la differenza, pari a – 50 milioni, equivale al disavanzo pubblico. Se il debito pubblico anno per anno continua ad aumentare facendo aumentare anche il disavanzo pubblico, succede che il debito cresce, fino a diventare una spesa difficoltosa da rifinanziare.

Come possiamo notare dai TG e da tutte le altre notizie di carattere economico, ogni anno il deficit pubblico va ad aggiungersi al debito pubblico del periodo precedente. In questo modo non si fa altro che aumentare il disavanzo pubblico.

A cosa serve il debito pubblico?

E’ bene chiarire un altro aspetto legato al debito pubblico; lo Stato deve finanziare la spesa per l’anno in corso ovvero per consumi e/o investimenti pubblici in 2 modi:

  • tramite entrate fiscali;
  • tramite emissioni di titoli di stato.

Nel primo caso, lo stato prevede con le entrate fiscali dell’anno in corso inerenti a tasse ecc, effettui la spesa per un determinato periodo. Se questo fosse realmente attuabile, lo stato non avrebbe un debito ma si parlerebbe di bilancio dello stato chiuso in pareggio. Ovvero le entrate corrispondono alle uscite.

Nel secondo caso, invece, si prevede che uno stato, al fine di finanziare le spese correnti, emette dei titoli. Questo gli permette di procurarsi la liquidità necessaria che non deriva da un’entrata fiscale, ma attraverso un prestito derivante dal settore privato o anche dalla Banca Centrale.

Questo secondo caso, quello al momento attuale in Italia, prevede per uno stato che le entrate fiscali non siano sufficienti a finanziare la spesa corrente. Quindi ne deriva che la liquidità di cui ha bisogno la deve per forza di cose procura con l’emissione di obbligazioni.

In sostanza, lo Stato emette titoli pubblici, ovvero titoli BTp o Bot attraverso cui lo Stato riesce poi ad avere delle entrate al fine di  rifinanziare il debito pubblico. Questo percorso però non è di facile attuazione, ma e ben più complesso di quanto ci si possa credere. In sostanza è più facile a dirsi che ad applicarsi.

Di conseguenza, attuando le emissioni di titoli di stato, non avremo altro che un deficit di bilancio, ovvero un valore negativo, poiché la differenza tra entrate fiscali e spese sarà negativa, dove avremo le spese maggiori dell’entrate.

Nella situazione attuale italiana, parte della spesa pubblica inerente all’anno (01 Gennaio – 31 Dicembre) viene finanziata con le entrate fiscali; un’altra parte invece viene finanziata con l’emissione di titoli di debito pubblico.

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Differenza tra Deficit e deficit primario

Il deficit pubblico è definito come la spesa pubblica in deficit, la quale potrà essere considerata con o senza la spesa per interessi sui titoli emessi. Nel caso in cui stiamo trattando la spesa in deficit senza tenere conto degli interessi pagati dallo Stato, allora parleremo di deficit pubblico si, ma conosciuto come deficit primario.

Nel caso in cui consideriamo gli interessi, invece, si pala di deficit pubblico. Tutti gli interessi che sono calcolati sui titoli pubblici vengono pagati tramite entrate fiscali. A volte può anche succedere che questi sono pagati con l’emissione di nuovi titoli, anche per ottenere una maggiore liquidità.

Debito pubblico: da dove deriva?

In merito al riferimento debito pubblico, e al pagamento di interessi, tramite lo strumento delle entrate fiscali, vi sono differenti opinioni da parte dell’opinione pubblica. Al momento, però registriamo anche delle opinioni contrastanti all’interno del mondo politico e accademico, il quale spesso parla di debito pubblico come di un onere per le future generazioni.

Oggi in tanti sostengono che le generazioni future saranno quelle che dovranno pagare le imposte con le quali verranno corrisposti gli interessi a tutti i titolari di obbligazioni, ovvero a tutti coloro che detengono titoli di debito pubblico.

Come sempre succede, a pagarne le spese sarà la classe medio bassa, ovvero il ceto medio, il quale sarà penalizzato per via di una maggiore tassazione, rispetto a quella attuale.

Al momento quanto fin qui detto, non è confermato da solide fondamenta, in quanto per l’economia ( considerata nel suo complesso) le imposte sono pagate da tutti i soggetti privati, ovvero anche da coloro che detengono titoli pubblici.

In sostanza, come più volte ripetuto all’interno di questa guida, il debito pubblico è definito come  un credito del settore privato nei confronti dello Stato. Per tanto, nell’economia reale vi sono creditori che ricevono benefici dal possesso dei titoli pubblici, ma tali benefici verranno, ragionevolmente, lasciati in eredità alle nuove generazioni, le quali gioveranno di tale lascito.

Al momento però possiamo solo costatare che le classi più deboli verrebbero penalizzate. Queste infatti, verrebbero tassate con un imposizione maggiore sicuramente, anche se la decisione spetta alla nuova classe politica dirigenziale.

Perché il debito pubblico è un problema?

Tralasciando per un attimo quelle che sono le considerazioni in merito agli effetti sull’economia reale della spesa in deficit da parte dello Stato, possiamo dire che il debito pubblico genera problemi per un paese se non viene gestito in maniera appropriata? Certamente Si!

Questa considerazione poggia anche sull’idea che il debito pubblico non sia solo un problema di per se, ma rappresenta anche un problema nel modo in cui le autorità monetarie attuano le loro linee di intervento. In questo modo si potrebbe aver un riflesso negativo sui titoli del debito pubblico.

Scendendo nel particolare, e considerando la zona Euro, possiamo notare che la BCE non può acquistare titoli pubblici in sede d’asta. Non può quindi comportarsi, da prestatore di ultima istanza.

Sono soltanto i cittadini privati, gli istituti di credito privati come le banche, ad acquistare titoli direttamente da chi li emette, in questo caso lo stato. Quindi, in base a quanto confermato, tramite questo comportamento la BCE non assicura che i titoli vengano sempre domandati.

Infatti, tutti i cittadini, se investono in titoli di stato, avendo la possibilità di modificare il loro portafoglio, di sicuro ci dovremmo aspettare una riduzione della domanda di titoli pubblici, la quale riduzione, per altro non è compensata dall’acquisto di questi da parte della BCE.

Possiamo quindi affermare con certezza che ad una riduzione del debito pubblico, i risparmio privato agirebbero investendo in altre forme di ricchezza che non saranno certamente i Titoli di Stato.

Ad oggi, noi consigliamo non solo di investire in Titoli, ma anche di diversificare il proprio portafoglio privato investendo in altri settori. Oggi tutto questo è possibile grazie al trading online e alle piattaforme di trading che permettono la tutti i trader,a tutti gli investitori di investire su diversi asset come materi prime, titoli, azioni, mercato Forex, Borsa, ecc. comodamente da casa.

Per investire in questi settori, non affidatevi ad un broker qualsiasi, ma scegliete solo broker regolamentati ed autorizzati come quelli di seguito riportati, i quali essendo regolamentati da autorità internazionali, sono gli unici che vi possono garantire l’incolumità del vostro capitale.

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Tommaso Piccinni

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