Cos’è il contratto di convivenza? Modalità di scioglimento

In questa guida ci occuperemo di trattare del contratto di convivenza. Ma in cosa consiste questo contratto? Ma sopratutto, si può sciogliere ed in che modo? Di seguito, cercheremo di dare una spiegazione a queste domande.

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Cos’è un rapporto di convivenza (unione civile)

Per prima cosa, dobbiamo cercare di capire in che cosa consistono i rapporti di convivenza. Possiamo per tanto definire il contratto di convivenza, come un documento ufficiale, in cui è disciplinata non solo la residenza dei soggetti, ma anche i rapporti patrimoniali e le spese della coppia.

Per chi vale il rapporto di convivenza?

Il contratto di convivenza o rapporto di convivenza, vale per tutti i soggetti, per tutte le coppie, sia etero, sia omosessuali.

Questo provvedimento è stato introdotto dalla legge n° 76 del 2016 il quale permette ai conviventi di godere di una serie di diritti e di doveri che fino ad oggi erano riservate solo ed esclusivamente alle coppie sposate.

Contratto di convivenza: quali diritti porta?

Vi sono diversi diritti per queste coppie; precisiamo che i conviventi di fatto sono 2 persone maggiorenni unite tra di loro da un legami affettivo  di coppia e che non sono vincolate da rapporti di parentela.

Secondo quanto disposto dalla legge, sono riconosciuti tali, tutti i soggetti riconosciuti conviventi. Questi sono titolari al pari delle coppie sposate dei diritti riservati a queste.

Rientrano in questi diritti:

  • diritto di visita;
  • assistenza e informazioni personali in caso di malattia;
  • continuare a vivere nella casa di residenza della coppia anche a seguito di decesso sopravvenuto del partner proprietario dell’immobile per un periodo minimo di 2 anni e massimo di 5 anni.

All’interno del contratto di convivenza, sono poi incluse anche altre informazioni, come ad esempio, il luogo di convivenza e la modalità di contribuzione alle spese della coppia, compresa anche la possibilità di scegliere se convivere secondo il regime di comunione dei beni o meno in base alla specifica richiesta dei conviventi.

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Contratti di convivenza: come possono essere sciolti?

Il contratto di convivenza non può essere a termine o sciolto in base alle esigenze della coppia. Questo, infatti, possono essere sciolti, solo se in caso di convivenza, il contratto è stipulato per iscritto e si recede unilaterale o tramite accordo tra le parti.

In questo modo, il contratto cessa di esistere, cessa la sua efficacia, solo se uno dei due partner si sposa o contragga un unione civile con una terza persona.

Recesso

In sostanza, le parti possono riservarsi, tramite apposite clausole inserite nel contratto di convivenza, la facoltà di recedere dal contratto stesso. Questo potrà avvenire in base a quanto pattuito dalle parti; nella maggior parte dei casi, le ipotesi sono le seguenti:

  • essere totalmente libero;
  • essere subordinato al verificarsi di determinati eventi o condizioni;
  • essere gratuito;
  • essere subordinato al pagamento verso l’altro soggetto di un corrispettivo.

Contratti di convivenza: ruolo dei notai

Il contratto di convivenza, è un contratto che può essere redatto anche da un notaio, a cui le parti hanno conferito incarico, al fine di ottenere un risultato, in base anche a quelle che sono le proprie esigenze.

In questo modo, si sottoscrive un contratto, secondo cui i 2 soggetti esprimono la volontà di convivenza o sorga l’esigenza di programmarne lo svolgimento.

Non vi sono contratti di convivenza fac simile, ma occorrerà sempre verificarne le condizioni e le esigenze specifiche della coppia al fine di disciplinare i diversi aspetti patrimoniali, consentendo, di tutelare la parte debole della coppia.

Contratto di convivenza: effetti

Con il contratto di convivenza, le parti possono disciplinare i diversi aspetti patrimoniali che li riguardano. Nello specifico, possono disciplinare:

  • modalità di partecipazione alle spese comuni; in questo caso possono definire obblighi di contribuzione reciproca alle spese comuni e all’attività lavorativa domestica o extra domestica;
  • criteri di attribuzione della proprietà dei beni che sono stati acquistati durante il periodo di convivenza, ovvero possono definire una fattispecie di regime di comunione o separazione dei beni;
  • modalità dell’uso della casa adibita a residenza comune, sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o acquistata in seguito da entrambi i conviventi, ovvero in affitto;
  • reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza, proprio per evitare che al momento della rottura, si vengano a creare discussioni e rivendicazioni inutili;
  • facoltà di assistenza reciproca, nel momento in cui si viene a verificare una malattia fisica o psichica o anche in caso di incapacità di intendere e di volere da parte di uno dei due partner, o anche la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.

Contratto di convivenza: doveri per i partner

Dal contratto di convivenza nascono dei veri e propri doveri, degli obblighi giuridici specifici a carico delle parti che lo hanno sottoscritto. La possibile violazione di quest’obbligo, assunto per altro con contratto di convivenza, legittima una delle due parti (parte soccombente) a rivolgersi al giudice al fine di ottenere quanto le spetta.

La durata del contratto di convivenza coincide quasi sempre con la durata del rapporto di convivenza. Sarà per tanto alquanto logico, subordinare gli effetti del contratto alla permanenza del rapporto di convivenza.

Questo non toglie, la possibilità per la coppia di stabilire alcuni punti che producono effetti, proprio a partire dalla cessazione del rapporto di convivenza.

Dunque, se all’interno del contratto, sono contenuti accordi di questo tipo, la cessazione del rapporto di convivenza comporterà la continuazione dell’applicazione del contratto al fine di disciplinare la fase di definizione dei rapporti patrimoniali e la divisione dei beni comuni.

Possono essere poi previste clausole volte alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali inerenti:

  • mantenimento;
  • istruzione;
  • educazione dei figli;

Ovviamente è chiaro che l’incombenza è posto a carico di entrambi le parti per quanto concerne l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole. In questo caso, si tratta di clausole suscettibili di essere revocate e non possono essere modificate, se non per perseguire l’interesse dei figli,. Infatti, lo Stato, considera preminente quest’aspetto rispetto ad altri e rispetto all’interesse dei conviventi e agli accordi tra gli stessi intervenuti.

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Tommaso Piccinni

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