Apertura partita IVA – calcolo dei costi: guida completa dall’apertura alla chiusura

Molto spesso sentiamo parlare di apertura e chiusura di partite IVA, anche se nella maggior parte dei casi, non sappiamo neanche di cosa si tratti. Con questa guida, abbiamo voluto porre rimedi, indicando una guida completa per tutti coloro che sono alle prime armi e che non hanno dimestichezza con questi strumenti.

La maggior parte degli utenti che ricerca informazioni inerenti all’apertura e chiusura delle partite iva, sono soggetti che hanno iniziato da poco la loro attività imprenditoriale. ella maggior parte dei casi sono contribuenti che hanno esaurito la possibilità delle prestazioni occasionali e che cercano un rimedio per poter continuare a lavorare.

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Molto spesso, infatti, questi soggetti hanno superato la soglia massima di € 5.000 per le prestazioni occasionali (che riguardano tutti quei lavori con ritenuta d’acconto) e si vedono costretti per continuare a lavorare ad aprire una partita IVA. Ma come fare per aprire una partita IVA? Di seguito ve lo spiegheremo passo passo.

Ci occuperemo principalmente dell’apertura della partita IVA per un singolo individuo, mentre non parleremo di società, se non accennandole brevemente, anche perché, per queste vi è l’obbligo della registrazione presso il registro delle imprese con scrittura privata e pubblicazione da parte del notaio, oltre ad una una serie di adempimenti aggiuntivi.

Differenza tra Libero professionista e ditta individuale

Innanzitutto bisogna stabilire se l’attività è di tipo professionale oppure è necessario aprire una ditta. Se mi occupo di consulenza aziendale sono un professionista; se invece intendo produrre pane sono un artigiano e dovrò aprire una ditta. La differenza è rilevante poiché comporta degli adempimenti in più per chi deve aprire la partita IVA come ditta individuale.

Per comprendere questa distinzione, dobbiamo tenere ben presente il codice ATECO.

Partita IVA: cos’è il codice ATECO

Il codice Ateco, rappresenta  la classificazione un insieme di numeri e lettere che individua una particolare economica adottata dall’ISTAT.

Nella maggior parte dei casi, ogni attività o raggruppamento di attività, ha un proprio codice Ateco, ovvero un codice identificativo proprio. Tutti i codici Ateco, possono essere reperiti in un elenco completo messo a disposizioni dalla Camera di commercio, e che potrete trovare cliccando qui.

Questa premessa era di fondamentale importanza,, al fine di comprendere meglio quelle che sono le differenze in termini di avvio di un’attività, ma sopratutto al fine di comprendere meglio quella che è la differenza che intercorre tra liberi professionisti e ditte individuali.

Partita IVA: chi è il libero professionista?

E’ definito libero professionista, il soggetto che detiene un’attività propri e che non rientra nell’attività di impresa, commercio o artigianato. Il libero professionista, al momento  dell’apertura della partita IVA, deve provvedere a inviare all’Agenzia delle entrate, il modello di inizio attività, ovvero il modello AA9, indispensabile poi per l’iscrizione del soggetto alla Gestione Separata presso l’INPS.

Nel caso in cui, invece il professionista, è iscritto alla previdenza professionale indipendente, (ovvero appartenga ad un albo come l’INPGI per i giornalisti), questo verserà alla cassa di appartenenza.

Il modello, scaricabile dovrà essere quindi compilato e inoltrato direttamente all’Agenzia delle Entrate. Questo potrà essere inoltrato o per mezzo raccomandata, o per mezzo dei servizi online della stessa, oppure recandosi direttamente presso l’ufficio della zona di appartenenza.

La presente comunicazione, viene poi inoltrata anche agli altri uffici competenti, come ad esempio all’INPS, per dare seguito anche all’inizio dell’attività.

Partita IVA ditta individuale

Per quanto invece riguarda la ditta individuale, oltre agli adempimenti sopra citati per il professionisti, sono tenute all’iscrizione presso il Registro delle Imprese, tenuto nelle Camere di Commercio. A partire poi dal 2010, in tema di semplificazione della pubblica amministrazione, si è provveduti alla predisposizione della Comunicazione Unica. 

Questa permette attraverso la sua compilazione di:

  • richiedere il codice fiscale e la partita IVA;
  • aprire la posizione assicurativa presso l’INAIL;
  • chiedere l’iscrizione all’INPS dei dipendenti o dei lavoratori autonomi;
  • richiedere l’iscrizione al Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio.

Nota bene: la Comunicazione Unica deve essere trasmessa esclusivamente per via telematica attraverso i software messi a disposizione dalle Camere di Commercio.

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Partite IVA e regimi fiscali

Dopo che si è definito il codice ATECO, in base a quella che è la propria attività, in base anche alla distinzione che corre tra libero professionale ed imprenditoriale, si deve decidere in quale regime fiscale si può far rientrare tale attività.

Purtroppo, in Italia in merito di semplificazioni, non siamo dei campioni, anche se molti passi in avanti sono stati fatti. Nel caso specifico, ci ritroviamo a decidere tra sistemi articolati e vari, che non ci permettono di scegliere in modo semplice e veloce la convenienza di un regime anziché un altro.

Per ovviare a tali inconvenienti, qui di seguito, potrete trovare tutte le informazioni sui diversi regimi fiscali che sono presenti in Italia. Vi consigliamo di valutare bene prima di aprire la vostra attività il regime a cui si vuole aderire, ma sopratutto di verificare se il regime che avete scelto è ancora in vigore all’atto dell’apertura della partita IVA.

Regime forfettario agevolato

Il regime forfettario agevolato è stato istituito dalla Legge di Stabilità 2016. Precisiamo che al fine di rientrare in questo regime bisogna rispettare dei limiti di reddito annuali che non possono essere superati per rimanerci dentro e usufruire delle agevolazioni.

Al momento, i redditi differiscono in base al tipo di attività svolta:

  • € 30.000 per professionisti, artigiani e imprese;
  • € 50.000 per commercianti, alberghi e ristoranti;
  • € 40.000 per ambulanti di alimentari e bevande;
  • € 30.000 per ambulanti di altri prodotti.

Attenzione: il regime dei minimi non è soggetto ad IVA

Questo regime fiscale è molto conveniente per tutti i soggetti che intendono intraprendere delle attività, ed il cui reddito prevede anche una detrazione del reddito imponibile in maniera forfettaria. In questo particolare tipologia di regime, non è necessario scaricare alcun costo, in quanto l’imponibile prevede un abbattimento forfettario del 30% rapportato al fatturato. A questa si aggiunge un’imposta sostitutiva del 15% dell’imponibile stesso.

E’ anche possibile passare dal regime ordinario al regime forfettario, semplicemente comunicando la propria volontà attraverso la prima dichiarazione IVA, che deve essere presentata successivamente alla propria scelta.

Per tutti i vecchi contribuenti minimi, invece, potrà proseguire con l’imposizione al 5% fino al 5° anno dopo l’apertura dell’attività oppure fino al compimento del 35° anno di età.

Tenete presente che oggi il regime forfettario prevede un abbattimento di 1/3 dell’aliquota applicata per i primi 5 anni di attività.

Partita IVA: regime forfettario per le startup?

Come abbiamo accennato in precedenza, il regime forfettario è ancora più vantaggioso per tutti coloro che aprono una nuova partita IVA. In questo caso infatti l’imposta sostitutiva scende dal 15 al 5%.

Al fine di usufruire di questa agevolazione, i contribuenti, dovranno percepire un reddito massimo di € 30.000. In questo caso, tutti potranno beneficiare di un’aliquota agevolata come detto del 5% per 5 anni indipendentemente dall’età anagrafica del soggetto titolare di partita IVA. Solo dopo i primi 5 anni, si passerà all’aliquota del 15%.

Partita IVA: Regime Ordinario

In caso di apertura di partita IVA, bisogna anche valutare gli altri regimi. Ovviante molto dipende dal tipo di attività svolta. Ora, chi intende aprire la partita IVA e non può rispettare le caratteristiche dei limiti su descritti per i regimi agevolati su descritti, occorre utilizzare il regime che chiameremo ordinario.

Questo regime prevede:

  • liquidazioni e versamenti IVA;
  • tenuta dei registri contabili;
  • assoggettamento agli Studi di Settore;
  • imposizione fiscale ordinaria, ovvero  essere assoggettati a IRPEF progressiva per scaglioni;
  • possibilità di assumere dipendenti e possibilità di avvalersi liberamente di collaboratori;
  • nessun limite ai ricavi;
  • nessun limite alle esportazioni.

Partite IVA: lavoro autonomo e dipendente insieme, è possibile?

Quanti di voi si saranno chiesti se è possibile che un lavoratore dipendente possa aprire la partita IVA al fine di svolgere una seconda attività in proprio? La risposta non può che essere positiva, ovvero tutti i dipendenti possono aprire partita IVA al fine di svolgere una propria attività. Ovviamente rispettando delle limitazioni.

Solitamente coloro che sono dipendenti ed aprono partita IVA, possono aderire al regime ordinario. Nel caso in cui si valuti di intraprendere un’attività all’interno del regime forfettario, occorre precisare che:

Non possono avvalersi di tale regime coloro che abbiano conseguito, nell’anno antecedente a quello in cui intendono esercitare questa opzione, redditi di lavoro dipendente o assimilato, eccedenti la soglia di 30 mila euro.

Gestioni INPS

Merita anche di essere accennata la gestione contributiva dell’INPS al fine di valutare in modo professionale anche le aliquote contributive come incidono sul reddito da lavoro autonomo. Al momento, le aliquote e i contributi fissi da versare sono:

  • Artigiani: Contributi fissi annui pari a € 3.591,59, più il 23,10% della quota minima di reddito fissata a € 15.548;
  • Commercianti. Contributi fissi annui pari a € 3.605,58 euro, al quale si deve aggiungere il 23,19% della quota che eccede il reddito minimo, fissato a € 15.548.
  • Gestione separata: aliquota 2016 pari al 27%.

Per tutti gli artigiani e commercianti che accedono al regime forfettario possono versare i contributi fissi su di un minimale ridotti del 35%.

Partita IVA: imposizione fiscale

Come abbiamo accennato in precedenza, tutti i soggetti che detengono la partita IVA e che rientrano nel regime ordinario, sono soggetti a tassazione IRPEF. Per maggiori approfondimenti, consulta IRPEF 2016: scaglioni e aliquote, redditi 2016

Al momento sono confermate le seguenti aliquote:

  • 23% per i redditi fino a € 15.000;
  • 27% reddito eccedente i 15.001 e inferiore a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Ricordiamo che l’imposta IRPEF è un’imposta progressiva. Per cui, se un soggetto percepisce un reddito di 78.000 euro pagheremo

  • 3.450 euro per il primo scaglione;
  • 3.510 per il secondo scaglione;
  • 10.260 per il terzo scaglione;
  • 8.200 euro per il quarto scaglione;
  • 1.290 euro per il quinto scaglione.

In definitiva, si dovrà pagare 26.710 (pari +o- al 34% del reddito).

Partita IVA: quali sono i costi deducibili?

Come abbiamo detto in precedenza, per i regimi forfettari, non ci sono costi che possono essere dedotti, inquanto, la base imponibile si determina a forfait moltiplicando i ricavi per un coefficiente. Solitamente per i liberi professionisti, le aliquote si applicano sul 70% (+o-) dell’ammontare dei ricavi.

 Per tutti coloro che invece posseggono partita IVA e che rientrano nel regime ordinario, possono beneficiare di determinate agevolazioni in merito ai costi deducibili. Rientrano nei costi deducibili, tutti quelli inerenti l’attività svolta.

Nel caso in cui, si decida di lavorare da casa, come libero professionista, sarà possibile scaricare il 50% delle spese legate all’abitazione come affitto, riscaldamento, elettricità ecc. in quanto utilizzato anche luogo di lavoro.

Attenzione alle spese telefoniche e a quelle sostenute per l’automobile! Sono queste che devono essere tenute sotto controllo ogni ano, in quanto, sono suscettibili di continue modifiche di anno in anno.

Bisognerà verificare per tanto, ogni anno, quali sono le percentuali deducibili che potrebbero variare anche in base al tipo di attività svolta.

Quanto costa aprire una partita IVA?

Molto spesso non si ha idea di quanto costa aprire una partita IVA. Spesso però vi è una disinformazione tale da non consentire un’adeguata conoscenza della materia stessa. Il costo a differenza di quello che può sembrare, è molto basso. Se poi si tratta di liberi professionisti, è possibile anche procedere autonomamente con l’aperture della stessa presso l’Agenzia delle Entrate o presso l’INPS.

Nella maggior parte dei casi non vi è un valore stabile, ma vi è un prezzo differente a seconda che si tratti di una particolare attività rispetto ad un altra. Molto spesso è meglio se ci si affida ad un professionista, commercialista o patronato, o consulente del lavoro, soprattutto in caso si tratti di apertura partita IVA per una ditta e sopratutto se si hanno dipendenti.

Nella maggior parte dei casi, le pratiche riguardano l’Agenzia delle Entrate e l’INPS. Nel caso di iscrizione alla camera di commercio, invece, bisogna aggiungere un costo, per diritti camerali (bollo e segreteria) pari a circa € 35.50

Cosa si intende per Partita IVA comunitaria?

L’IVA comunitaria è stata introdotta all’interno dell’Unione Europea nel 2006, ratificando la direttiva comunitaria numero 112. Secondo quanto previsto dal decreto legislativo 2012 n. 78 i titolari di partita IVA all’estero intra-comunitaria devono essere registrati in un apposito archivio.

Nella maggior parte dei casi, tutti i soggetti che sanno già in partenza di avere rapporti intra-comunitari, ovvero di tenere rapporti di acquisto e vendita con altri Paesi, occorre che questi siano iscritti al VIES, VAT information exchange system, ovvero un registro telematico che permette agli operatori economici, compreso il Fisco di controllare effettivamente l’esistenza e le relative autorizzazioni ad operare di chi vende o compra tra paesi UE.

La registrazione è semplice ed immediata; l’iscrizione avviene automaticamente selezionando la voce “Operazioni Intracomunitarie” tramite il modello AA9 utilizzato per l’apertura della Partita IVA. Per la verifica, basta collegarsi, anche il giorno stesso di apertura, al sito dell’Agenzia delle Entrate,  accedendo ai servizi di interrogazione telematica delle partite IVA comunitarie.

All’interno di questa sezione, è possibile verificare i controlli sulle partite IVA intracomunitarie non solo di clienti, ma anche di fornitori, in modo da essere sicuro che si tratti di aziende in regola e che queste effettivamente esistono.

Per effettuare la verifica, non serve altro che inserire lo Stato di interesse, il n° partita IVA e cliccare invio. In questo modo, tutti possono conoscere ed avere informazioni in merito allo Stato di adesione, ovvero:

  • anno di adesione all’Unione Europea;
  • moneta usata;
  • situazione del collegamento con il sistema fiscale dello Stato membro scelto.

Attenzione:

Il servizio anche se online, non è effettuato 24 ore su 24 ma è disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e il sabato dalle ore 8 alle 13.

Come aprire una Partita IVA, con il metodo Fai da te?

Tutte le attività su descritte, dalla scelta del codice ATECO, fino anche all’individuazione della corretta gestione INPS, le possiamo effettuate avvalendoci di servizi di patronati, professionisti abilitati o anche in totale autonomia, con il sistema FAI da TE.

Infatti, tutti i soggetti, possono gestire il sistema in maniera autonoma, sia che si tratti di aperture delle posizioni fiscali, sia che si tratti di posizioni contributive o di contabilità. Oggi anche di dichiarazioni dei redditi.

Infatti, grazie alle istruzioni, per altro reperibili da tutti i cittadini, grazie ai canali telematici dedicati e gestibili attraverso PIN personali e/o smart card, nel caso di Registro Imprese.

Attenzione pero farvi sempre consigliare al meglio, da commercialisti ed esperti contabili, che in questi casi, ne sapranno certamente più di noi se conviene o meno.

Chiusura partita IVA nel 2017: automatica e senza sanzioni

Infine, l’ultimo punto che tratteremo nella nostra guida, è quello inerente alla chiusura della Partita IVA. Dal prossimo anno, la chiusura potrà avvenire in modo del tutto automatica per opera del fisco senza costi aggiuntivi per il titolare.

Infatti, oggi sono in tanti i contribuenti che sottovalutano l’importanza della chiusura della partita IVA. La partita IVA inattiva, tecnicamente definita come dormiente, viene chiusa d’ufficio, dopo che sono trascorsi 3 anni senza applicazione di sanzione.

In questo modo, l’agenzia delle entrate, effettuato un controllo, rilevato che negli ultimi 3 anni non vi siano state esercitate attività d’impresa, impone la chiusura d’ufficio. Oggi il soggetto che la detene in queste condizioni è tenuto al pagamento di una sanzione compresa tra € 500 e € 2.000. Non vi sono sanzioni,invece, in caso di chiusura d’ufficio a partire dal 2017.

In altre parole, le partite Iva inattive da almeno 3 anni, saranno chiuse e cancellate dal’Agenzia delle Entrate in maniera automatica senza nessuna sanzione per il titolare.

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Tommaso Piccinni

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