Imposta reddito imprenditoriale – IRI 2017: cos’è e come funziona?

Non è la prima volta che se ne sente parlare, ma mai è stata applicata; l’IRI (imposta sul reddito imprenditoriale) è ormai attesa da 10 anni e finalmente quest’anno potrebbe approdare nella legge di bilancio 2017 per la sua attuazione già a partire dal prossimo anno. Vediamo di capirci di più sulla tassa IRI.

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IRI 2017: cos’è?

Si chiama IRI la nuova imposta reddito imprenditoriale,  e non rappresenta altro che un prelievo che dovrebbe colpire non solo le aziende ma anche i liberi professionisti, eliminando la distinzione tra società di capitali (per esempio le srl e le spa, ecc. ) e le società di persone.

La nascita dell’IRI non è nuova, ma già se ne parlava nel lontano 2007, anche se di fatto non è mai avvenuta per la mancata approvazione dei suoi decreti attuativi.

Nel 2013, si è poi vista la sua rinascita con la reintroduzione di questo prelievo all’interno della legge delega in materia fiscale del 2013, anche questa volta, però, si è concluso con un nulla di fatto, in quanto ancora oggi devono essere approvati i decreti attuativi.

Questa volta si potrebbe vedere la loro approvazione con la legge di stabilità 2017 o legge di bilancio, ovvero con la manovra economica del prossimo anno.

Nuova IRI

La nuova IRI che abbiamo detto è prevista nella legge di Bilancio 2017 consiste in un prelievo proporzionale che può essere applicato fino a quando gli utili aziendali, prodotti, non rimangono all’interno dell’azienda, sotto forma di riserve.

Qualsiasi tipo di prelievo degli utili o delle riserve, che siano poi effettuate dall’imprenditore in forma individuale o sotto forma di distribuzione degli utili, da parte della società di persone, faranno scattare la tassazione ordinaria con l’applicazione dell’IRPEF progressiva, facendo perdere il beneficio dell’IRI.

IRI lavoratori autonomi: come funziona?

Di seguito vediamo anche come funziona il nuovo modello di tassazione per le imprese ed i professionisti, che dovrebbe essere introdotto.

Per comprendere bene il suo funzionamento, bisogna capire oggi come viene tassato il reddito delle aziende. Per capirci parliamo di IRES. Oggi, il reddito o l’utile prodotto dalle società di capitali viene tassato con l’applicazione dell’IRES, ovvero dell’imposta sui redditi societari che ad oggi è del 27,5%.

Per quanto riguarda invece la tassazione delle società di persone e dei liberi professionisti, si applica la tassazione IRPEF, la quale prevede delle aliquote progressive, scaglionate in base al reddito.

In sostanza, aumentano all’aumentare del reddito. In questo caso, coloro che hanno un reddito complessivo inferiore ai € 15.000 subisce una tassazione del 23% che sale al 27% nella fascia di reddito compreso tra i € 15.000 ed i € 28.000 euro annui, fino a raggiungere il massimo della tassazione del 43% per lo scaglione sopra i € 75.000.

Al fine di equiparare poi le società di persone con i professionisti e le società di capitali, nel 2017 potrebbe essere introdotto un prelievo unico, appunto l’IRI, il quale prevede un’aliquota unificata del 24%.

IRI professionisti: vantaggi e svantaggi

Introducendo però questa nuoca aliquota, le società di capitali avrebbero uno sconto fiscale di oltre il 3% e allo stesso modo, invece, le imprese e i professionisti pagherebbero una nuova tassa sugli utili che reinvestono nell’azienda o nella loro attività.

Resta invariata invece, per questi, la tassazione sui redditi prelevati dal professionista o dal piccolo imprenditore al fine di soddisfare le esigenze personali, che continuano ad essere tassati secondo le regole dell’IRPEF e che nella maggior parte dei casi è sempre superiore al 24%.

Solo nel caos in cui il reddito non è superiore a 15.000 e lo scaglione IRPEF è pari al 23%.

Reinvestire per tanto i profitti, per le società di persone e peri lavoratori autonomi dovrebbe diventare al momento più conveniente sotto il profilo fiscale, almeno in linea di massima.

Al momento però resta un dubbio in merito a quello che potrebbe accadere per i professionisti che guadagnano un reddito inferiore ai € 15.000 al”anno e su cui grava una tassazione ridotta anche se di 1 solo punto percentuale.

IRI 2017 – Imposta reddito impresa: convenienza

Più volte lo abbiamo detto in questo post, l’IRI applicherebbe a differenza dell’ires un’imposta unica del 24%. Questo perso solo fino a quando gli utili non siano prelevati.

Nel caso in cui si parli invece di distribuzione degli utili all’imprenditore, o ai soci, l’IRI non potrà più essere applicata ma si torna alla tassazione progressiva IRPEF a cui è soggetto l’imprenditore o i soci.

In sostanza l’IRI viene applicata solo con finalità di incentivazione alla capitalizzazione delle imprese. Nel caso delle piccole e medie imprese, infatti, l’IRI potrebbe non essere conveniente in quanto si arriverebbe solo all’applicazione di un sistema complicato e senza nessun beneficio concreto.

Nuova IRI: cosa prevede veramente?

La nuova IRI prevista dalla legge di Bilancio 2017 consiste effettivamente in un prelievo proporzionale che viene applicato fino a quando gli utili prodotti rimangono all’interno dell’azienda e non vengono invece suddivisi tra i soci, ma rimangono bloccati come riserve.

Eventuali prelievi ed utili delle riserve effettuati all’imprenditore e suddivisi ai soci, faranno scattare la tassazione ordinaria, con applicazione dell’IRPEF progressiva.

Nuova IRI: soggetti esclusi

L’IRI non può essere applicata a tutti i soggetti ma solo a determinate categorie. Queste sono:

  • imprenditori individuali;
  • S.n.c.;
  • S.as.;
  • società di armamento;
  • società di fatto.

Non sono ammesse invece i seguenti soggetti:

  • esercenti arti e professioni in forma individuale;
  • esercenti arti e professioni anche in forma associata.

Come funziona L’IRI

Secondo quanto previsto dal disegno di legge di Bilancio 2017 all’art. 73, viene disposta l’IRI, ovvero la nuova imposta sul reddito d’impresa.

L’IRI verrebbe applicata sia alle imprese di maggiori dimensioni sia anche a quelle di minor rilievo ma che detengono un regime di contabilità ordinaria.

Il nuovo meccanismo, prevede che il reddito di impresa non concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente, in quanto è soggetto ad un’aliquota del 24%, separata dal reddito del contribuente.

Imposta reddito d’impresa – IRI: misure contro la duplicazione del prelievo

La nuova disposizione prevede la deducibilità, come componente negativo di reddito delle somme già assoggettate al prelievo proporzionale.

Di conseguenza, il reddito soggetto ad IRPEF progressiva verrebbe ridotto rispetto alla quota di reddito già assoggettata alla nuova IRI.

La quota di reddito soggetta al prelievo progressivo deve quindi essere considerata al netto della quota già oggetto di tassazione.

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Tommaso Piccinni

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