Le prostitute devono pagare le tasse? SI della cassazione

Secondo una sentenza della Cassazione, le prostitute devono pagare le tasse. Anche se può sembrare ambigua, è questa la decisione presa dalla cassazione, considerandole al pari di un qualsiasi altro professionista. Per tanto, esercitando la libera professione,  devono pagare le tasse! Questa la conferma shock della cassazione in merito, che dopo lunghe sentenze si sono espresse in merito.

prostituzione

Perché le prostitute devono pagare le tasse?

Secondo quanto affermato dalla Corte suprema, la prostituzione è assimilabile ad un qualsiasi lavoro autonomo; di conseguenza le prostitute sono definite delle libere professioniste.

Sono ritenute tali, solo però se svolgono la loro attività in forma abituale; in questo caso, devono aprire partita IVA, al pari di un qualsiasi altro lavoratore ed emettere fattura. Nel caso in cui, invece, non lo effettuano in maniera abituale, ma in forma occasionale, possono far rientrare tali compensi nella categoria redditi diversi.

Secondo quanto affermato dai giudici della Cassazione, il pubblico esercizio della prostituzione, sia che è svolto in forma abituale, sia in forma occasionale, genera un reddito e per tanto sottoposto a tassazione IRPEF, a patto però, che l’attività sia svolta in maniera autonoma e senza costrizione alcuna. Per tanto, svolgendo il lavoro in forma autonoma, genera un reddito imponibile ai fini IRPEF ed è soggetto a tassazione.

In sostanza, secondo quanto disposto dalla sentenza della Cassazione, tutte coloro che sono classificate come prostitute, svolgono un lavoro in completa autonomia, quindi non soggette a tratta o sfruttamento della prostituzione, e per tanto devono pagare le tasse come tutti i cittadini in quanto producono un reddito ai fini IRPEF in base ai proventi derivanti dall’attività sessuale e in caso di attività abituale devono anche versare l’IVA.

Prostitute e tassazione ad hoc!

Purtroppo, il tema della prostituzione in Italia è molto delicato ed anche molto dibattuto.

A tal proposito lo stato ha assunto una posizione per così dire ambigua, in quanto la prostituzione in Italia non è illegale,come invece si può pensare. Essendo però una pratica contraria al buon costume, non può essere regolamentata dalla Stato. Di conseguenza non si potrà mai inserire una tassazione ad hoc! Ragion per cui è soggetta a tassazione IRPEF.

A differenza di molti altri stati, dove si è già predisposto una modello cosiddetto regolamentarista, dove vige una legge che disciplina espressamente la tassazione del reddito derivante da prestazioni di natura sessuale, l’Italia a tal proposito resta ancora indietro. Se si considera poi che paesi come Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Germania, Lettonia e Svizzera, hanno già regolamentato l’esercizio della prostituzione, considerandola come attività produttiva a tutti gli effetti di reddito e quindi tassabile, con un introito interessante anche per le casse dello stato, si potrebbe pensare di inserirlo anche in Italia, e chissà se non fosse la volta buona (sperando nella clemenza della corte di cassazione) di poter scaricare la fattura della prostituta come costo.

Diritti e doveri delle prostitute

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Sulla base di quanto fin qui detto, ne possiamo ricavare che le prostitute hanno diritti e doveri simili a quelli di qualsiasi altro lavoratore autonomo, ad eccezione però del sistema previdenziale. Inoltre questa categoria al momento non potrebbe avere (o almeno per il momento) dei rappresentati sindacali.

In Italia, esiste un modello abolizionista, considerando la prostituzione come fatto non penalmente rilevante, anche se a dire la verità intorno alla prostituzione ruota tutta una serie di reati. Tra i principali ricordiamo: sfruttamento, induzione favoreggiamento.

In sostanza, anche se contrario al buon costume, chi pratica o usufruisce del servizio di prostituzione, non commette alcun reato. Al momento è riconosciuto come illecito, come fatto penalmente perseguibile, l’intermediazione e il favoreggiamento della prostituzione. Rientrano in questo caso le questioni ad esempio legate al cosiddetto protettore (o magnaccio). Ancora è reato penalmente punibile dallo stato italiano, lo sfruttamento della prostituzione da parte di coloro che danno in affitto un appartamento per lo svolgimento dell’attività sessuale, derivante dal pagamento di un canone di locazione, che però eccede rispetto al canone di mercato.

Prostituzione e cassazione

Tornando alla sentenza della Cassazione, secondo quanto affermato dai giudici della Corte suprema, essi sono dovuti intervenire in giudizio, a seguito di un sollecito da parte di una donna che, a seguito di un controllo ispettivo da parte della guardia di finanza, è risultata proprietaria di immobili, auto di lusso e intestataria di locazioni immobiliari senza considerare il numero esagerato di conti correnti attivi. Il problema è che la signora, effettuando la professione di prostituta, non è penalmente perseguibile, in quanto lo stato non predispone una tassazione in merito e quindi anche se la prostituta non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi, non è perseguibile per la parte inerente gli introiti della professione. Rimane invece evasore dello stato se non ha dichiarato gli immobili.

IN sostanza, la donna, avendo fatto ricorso contro l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate e sostenendo la non tassabilità dei redditi, in quanto provenienti della sua attività di prostituta, affermava di non essere perseguibile penalmente.

I giudici della Cassazione però, ribaltando ogni aspettativa hanno dato torto al soggetto interessato, e con la sentenza n° 15596 ha affermato:

la natura reddituale attribuita ex lege ai proventi delle attività illecite, con la conseguente tassabilità quali “redditi diversi”, comporta, a maggior ragione, che venga riconosciuta natura reddituale all’attività di prostituzione, di per sé priva di profili di illiceità, attività parzialmente tutelata dallo stesso ordinamento civile che comprende la prestazione sessuale dietro corrispettivo nella categoria della obbligazione naturale, la quale, se non consente il diritto di azione, attribuisce alla persona che ha svolto l’attività di meretricio il diritto di ritenere legittimamente le somme ricevute in pagamento della prestazione.

Prostituzione: conclusione

Per concludere, posiamo affermare che oggi le prostitute sono obbligate al pagamento delle tasse. Questo trova conferma nella normativa europea che inquadra i servizi delle prostitute come “prestazione di servizi generali retribuiti“. Anche se in Italia, però, la prostituzione non è regolamentata e per tanto non vi è una specifica disciplina che ne regola usi e costumi, diritti e doveri, o un chiaro regime fiscale per l’attività di prostituzione, esse sono comunque obbligate alla dichiarazione.

Auspichiamo per tanto, una sensibilizzazione del problema da parte delle autorità competenti, affinché anche in Italia si pensi a questo problema.

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Tommaso Piccinni

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1 Commento

  • Difatti, la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016, 15596/2016 e 22413/2016. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito?

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