Standard & Poor’s e Rating Italia: assetto UE da cambiare e nuovi declassamenti

Dalle vicende che si sono susseguite in questi ultimi periodi, possiamo ricavarne che l’Unione Europea ha urgente necessità di essere trasformata profondamente dalla sua struttura istituzionale. Infatti, così come è adesso presenta un assetto che non potrà essere più conforme agli standard pre-esistenti alla Brexit o in base anche a quelli che sono gli eventi sull’immigrazione, o anche in merito agli attentati terroristici.

Sulla base di questo, sono concordi diversi politici, i quali in base anche a quelle che sono state le analisi auspicano un radicale cambiamento nel modo attraverso cui l’UE deve essere amministrata, al fine di evitare il collasso definitivo.

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Standard and Poor’s: quali strade da percorrere per un nuovo assetto EU

Standard and Poor’s (S&P), definita e conosciuta come una delle 3 principali agenzie di rating del mondo, con sede negli Stati Uniti, ha dichiarato, sulla base anche di quelle che sono le ultime analisi finanziarie sul continente, di aver abbassato il rating in merito al’U.E. da AA+ ad AA.

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Questo è spiegato dai fatti che si sono susseguiti, sopratutto in merito alle incertezze del Regno Unito di rimanere all’interno dell’Europa, e in merito a quelli che sono e saranno i rapporti tra EU e Regno Unito. In poche parole, non essendoci più coesione economica all’interno della U.E. Standard and Poor’s teme delle nuove e complicate trattative tra Europa e Regno Unito tanto da rendere instabile il bilancio stesso dell’Unione.

Standard & Poor’s continua ancora affermando che la strutturata stessa dell’E.U., sulla base di quella che è la situazione attuale non può rappresentare un insieme l’insieme di sovranità statali sopratutto nel lungo periodo, in quanto vi sono troppi attori ed eventi politici che sono poco prevedibili.

Standard and Poor’s: declassamento Granbretagna e situazione europea

Standard & Poor’s, a 3 giorni del referendum in merito all’uscita o meno della Gran Bretagna dall’Europa, aveva declassato il paese a AAA, mostrando e confermando come le analisi nazionali avessero già notato una sofferenza generale del sistema Europa.

secondo Standard & Poor’s l’uscita della Gran Bretagna e la vittoria del si in merito alla Brexit, deve essere letto in chiave previsionale come un campanello d’allarme per tutta l’Unione Europea, la quale dovrebbe provvedere ad accentrare su di sé maggiore sovranità politica, tale da rendere l’unione più solida e coerente.

In alternativa a questo, si potrebbe prevedere un ritorno ad un controllo pieno di tutti gli stati membri in alcune materie e settori che al momento sono invece regolati a livello sovranazionale. In questo modo si assisterebbe ad un decentramento di alcune funzioni molto importanti dell’E.U. trasformandola in una federazione politica ed economica più blanda.

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Rating Italia di nuovo nel mirino: cosa rischiamo con nuovi declassamenti da parte di Dbrs

Non è questa volta Standard & Poor’s a declassare l’Italia, bensì la quarta agenzia di rating a livello mondiale secondo cui l’Italia, potrebbe subire un declassamento, e di conseguenza una nuova ondata di revisioni al ribasso potrebbe infliggere guai all’economia Italiana.

Proprio l’agenzia canadese di rating Dbrs ha annunciato di avere dichiarato l’Italia in uno stato di declassamento da stabile a negativo. Un annuncio che lo si può intendere come una sorpresa, in quanto al momento non si prevedevano revisioni di rating sul nostro paese.

L’istituto, ha assegnato per il momento ai titoli di stato Italiano, il giudizio migliori, ovvero A-low, ma potrebbe subire un declassamento a breve, a causa di diversi fattori negativi, che gravano sulla nostra economia come ad esempio:

  • instabilità politica in prospettiva del referendum costituzionale dell’autunno;
  • fragilità delle banche italiane;
  • debole ripresa dell’economia Italiana;
  • incertezza globale che pesa sulle nostre esportazioni.

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Rating BTp, quali giudizi?

A ridosso dell’inizio dell’estate Moody’s aveva confermato un abbassamento del rating Italiano, con un declassamento a Baa2, ovvero a non investment grade. Secondo invece Fitch, il giudizio Italiano era BBB+ con un outlook stabile, e a 3 passi dal livello junk. S&P assegnava invece ai nostri bond un rating BBB- con outlook stabile, a un passo però dal baratro.

Sulla base di questi 3 declassamenti, un ulteriore declassamento da parte della Dbrs rappresenterebbe un fattore negativo per l’Italia in quanto potrebbe non solo anticipare una tendenza di maggiore instabilità politica, che potrebbe prolungarsi fino alla  fine del referendum costituzionale. Inoltre, anche un downgrade ulteriore da parte di S&P non farebbe altro che portare alla fuga di capitali dal’Italia, per il semplice fatto che secondo quanto stabilitp dallo statuto, diversi fondi non potrebbero più investire in titoli con rating “spazzatura”, ovvero di emittenti speculativi.

Rating Italia: cosa rischiamo con nuovi declassamenti?

Ora, sulla base di quanto fin qui detto, possiamo esaminare il rating dell’Italia che se declassato anche dalla quarta agenzia di valutazione nel mondo, non porterebbe altro che ad uno sfracello dell’economia Italiana, e a maggiori costi per Tesoro e banche.

Questa nuova ondata di previsioni al ribasso, non porterebbero altro che ad aumento del costo del rifinanziamento del nostro debito sovrano, con ulteriori conseguenze negative. Infatti, le nostre banche offrono al momento alla BCE i titoli di stato come collaterale di garanzia in cambio di denaro liquido, ma essendo questi declassati, e quindi considerati meno affidabili, potrebbero ottenere minori prestiti, o in cambio dovrebbero presentare delle garanzie maggiori rispetto a quelle già presentate per ottenere lo stesso livello attuale di liquidità.

In breve, se questo si verrebbe a verificare, non solo il Tesoro dovrebbe pagare un maggiore premio per il rischio di rifinanziarsi sui mercati, ma anche a livello locale, le nostre banche dovrebbero pagare per l’eventuale ondata di declassamenti. In questo caso, si otterrebbe minor prestiti da parte della BCE, poiché rischierebbero il declassamento dei loro rating sulle emissioni obbligazionarie, dato il forte legame presente con i titoli di stato italiani. Questi al momento rappresentano complessivamente oltre 400 miliardi di euro di controvalore, oltre un decimo dei loro attivi.

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Tommaso Piccinni

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