Referendum BREXIT E FED: cautela per i mercati finanziari. Cosa succederà?

Si avvicina sempre più il giorno del referendum sul Brexit ( 23 Giugno) e i sondaggi si sfidano a suon di quotidiano, a volte anche in profondo disaccordo sulle percentuali. Dalla decisione che ne uscirà fuori dal referendum, cambieranno le sorti non solo della Gran Bretagna ma dell’intera Europa.

Secondo quanto riportato dai giornali britannici più prestigiosi, oggi Cameron, dovrebbe tenere una conferenza in tv rivolgendosi alla nazione, facendo un ulteriore appello alla nazione, affermando che il:

Brexit creerà un buco nero tra i 20 e i 40 miliardi di sterline nelle nostre finanze e così i nostri ministri dovranno rivedere la riforma delle pensioni”.

Questo non farebbe altro che provocare una nuova austerity, con la conseguenza anche che numerosissimi dei progetti che si erano prefissati salteranno, inquanto si dovrebbe rinegoziare un trattato con la UE che si potrebbe protrarre per oltre 10 anni.

Assicura ancora, che la permanenza all’interno della UE non farebbe altro che portare la Gran Bretagna verso nuove risorse finanziarie atte a mantenere i benefit ai pensionati, ma allo stesso tempo avrà la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Ma la pensano così anche gli Inglesi?

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L’uscita del regno unito, dal mercato dell’Unione Europea, porterebbe solo regresso per la Granbretagna inquanto non è scontato che essa possa continuare a beneficiare dei vantaggi del mercato unico.

Seguendo le parole del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il brexit, avrebbe una ripercussione su tutta l’Europa, con un probabile effetto domino, che porterebbe anche altri stati membri dell’UE a copiare la strategia del Brexit Britannico.

I sondaggi parlano chiaro. Gli ultimi sondaggi tenuti sull’«Independent» vede un vantaggio dei sostenitori del fronte anti-Ue. Così come anche la Reuters, riporta un possibile aumento di una vittoria Brexit con un aumento del 32% rispetto al precedente 22% dei giorni scorsi, senza considerare poi che anche Ladbrokes (che vede una crescita del 27%).

Molto cauti sono dunque i mercati in queste ore, come anche affermato dai vari sostenitori dei sondaggi; questi, infatti, non rappresentano altro che un momento particolare delle intenzioni di voto in un determinato momento. Di conseguenza non possono essere presi come reali questi dati, inquanto il mercato dei sondaggi varia di giorno in giorno, anche se la situazione al momento è veramente preoccupante.

Di conseguenza nei mercati finanziari si susseguono alti e bassi continui. Ma allora, ci dobbiamo aspettare un IN o un OUT della Gran Bretagna? 

Stando ai dati storici, possiamo dire che vincano i sostenitori dell’IN, inquanto il popolo inglese è sempre stato un popolo amante dello status quo, della realtà che già conoscono e non amano i repentini cambiamenti, non amano un qualcosa che sia totalmente ignoto. Infatti nel caso di vittoria dei favorevoli del Brexit, nessuno sa cosa di preciso potrebbe accadere. La certezza più assoluta è che se questo dovesse vincere, se il referendum vedrebbe una vittoria dei favorevoli all’uscita del regno unito dalla Gran Bretagna, questa non avrebbe più voce in capitolo sulle politiche europee.

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Quali le possibili conseguenze del brexit referendum?

Prima ancora di conoscere l’esito del referendum, la Bank of England ha annunciato che attuerà un piano che prevede un fondo d’emergenza utile ad assicurare liquidità alle banche. Già nelle prossime ore una quota parte di questi finanziamenti dovrebbe avvenire, anche se le operazioni sarebbero rafforzate dall’esito del voto, sopratutto in caso di vittoria del leave (uscita dalla zona euro).

Anche Francoforte ha annunciato una tale operazione, con le banche centrali che tenterebbero di controllare le oscillazioni dei cambi ed evitare dei duri contraccolpi. In caso di eccessive turbolenze all’interno dei mercati finanziari, dovranno poi intervenire gli organi di controllo e vigilanza, mettendo in atto dei provvedimenti atti a limitare le compravendite speculative ed eccessive oscillazioni.

Oltre al fronte economico, da tenere sotto controllo è il fronte politico inquanto anche se previsto dai trattati la possibilità di uno stato di uscire fuori dall’Unione, il passo indietro di Londra non sarebbe altro che un evento di portata storica, mettendo in discussione tutto quello creato fin dal 1957.

Il problema, infatti, dell’uscita della granbretagna non è legata solo ad un caso isolato, inquanto sulla scia di questa, moltissimi altri Paesi opterebbero o comunque si troverebbero a contenere la mobilità degli attivisti del fronte anti-Ue, come ad esempio l’Olanda, anche se fa parte della moneta unica; ma non solo questa. Vi sono anche da tenere sotto controllo i tantissimi paesi dell’est che non porterebbe altro che ad una dissoluzione dell’Europa, con gravi conseguenze del Brexit su Italia e UE.

Quindi uno scenario del genere non porterebbe altro che ad una contrattazione dei titoli da parte degli investitori, spostandoli su mercati molto più sicuri. Questo porterebbe inevitabilmente ad un aumento dello spread nel valzer della contrattazione dei titoli di stato, sopratutto per l’Italia, la quale si troverebbe a fare i conti con un aumento dello spread tra i rendimenti dei Btp italiano e dei Bund tedeschi, anche se come detto prima, le banche centrali dovrebbero intervenire per limitare tale rischio. Le ripercussioni per l’Italia, sono tante e di grande entità; il pericolo più forte infatti, riguarda le banche, già di per se in forte difficoltà sui mercati da circa 6 mesi e le quali potrebbero poi subire una nuova ondata di perdite.

Al momento quini non si possono fare previsioni di lungo periodo, sopratutto non si possono tenere in considerazioni previsioni attendibili, Molti cauti e attenti all’esito del referendum sono anche Irlanda, Lussemburgo e Malta i quali si potrebbero vedere maggiormente esposti, ma sopratutto sarà un compito arduo quello degli Stati della UE a convincere gli investitori che dopo Brexit l’Unione non perderà altri pezzi. Ma questo è tutto da vedere!

Brexit e Nexit

E dopo la Brexit potrebbe toccare alla Nexit? Domanda da 100.000 dollari! A riportare una tale affermazione, è il populista olandese Gert Wilders che sulla base di quello che è l’euro scettico si auspica l’uscita dell’Olanda (Nederland) dall’Unione europea. Ma sarà vero? e se ciò si venisse a verificare, cosa succederebbe? Se l’Olanda uscirebbe fuori dall’Europa a seguito del referendum del 23 giugno, l’effetto domino, prima menzionato, comincerebbe a prendere forma.

Purtroppo, il ministro delle finanze tedesco, stando ai dati attuali, non vede il bicchiere mezzo pieno, come succede per l’Italia, ed ha affermato  “Wolfang Schaeuble” che non si può escludere l’uscita dall’unione di altri paesi, sulla scia della Gran Bretagna nel momento in cui si otterrebbe una vittoria del Leave.

L’Olanda è da sempre stato infatti, uno stato a stretta alleanza con il Regno Unito. Questo potrebbe essere solo il primo passo con un’allarme più generale sul rischio che l’Europa finisca in frantumi, con la possibilità di indire un referendum e con la reale situazione che molti altri paesi lascerebbero l’Europa, come ad esempio anche l’Italia.

Nel caso però l’esito del referendum non vedrebbe la vittoria del fronte anti-EU, sarebbe comunque un momento storico, inquanto, ci potrebbero essere delle conseguenze negative poiché altri Stati appartenenti alla Ue potrebbero chiedere degli sconti sulla base di quelli che sono stati concessi al Regno Unito negoziando sotto la minaccia del referendum.

In questi casi gli investitori Italiani, come si comporterebbero, in vista anche di un possibile referendum in Italia, ma sopratutto se si venisse a verificare una futura ri-negoziazione?  E cosa succederebbe in Olanda, spinta dal partito di Wilders anti europeo e anti immigrati? Senza considerare anche la Francia, con Marine Le Pen, o l’Ungheria di Viktor Orban.

Al momento la percentuale dei sostenitori dell’UE è crollata, limitando anche la visione positiva dei più ottimisti i quali a causa della crisi dei migranti e delle politiche di austerity, hanno visto ridurre le loro percentuali, come è accaduto in francia, con una caduta dal 38% al 17% o anche in Spagna, dove il 47%, iniziale ha perduto oltre 16 punti percentuali. Meno peggio in Germania, dove i favorevoli all’Europa hanno avuto un calo più limitato e pari solo al’8% rispetto all’anno precedente.

Quindi, a prescindere da quello che sarà l’esito del referendum del 23 Giugno, dal 24 Giugno i  poi, l’Europa non vivrà più della stessa quiete che ha vissuto fino ad oggi.

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Sarà il referendum sul BREXIT a decidere le sorti dell’Unione Europea. Non ci resta dunque che attendere il 23 (data fatidica) per sapere quali saranno le sorti del’UE e sopratutto dal giorno dopo si riscriverà una nuova pagina di storia, inquanto verranno meno non solo gli equilibri politici, ma anche quelli sociali ed economici dell’intera comunità aderente.

Sarà il popolo britannico a deciderne le sorti dei cugini europei votando per il “remain” e il “leave” (restare o uscire). Certo, rispondere adesso e pronosticare un risultato sarebbe veramente difficile come scommettere sulla squadra che vincerà gli Europei 2016.

Guardando i grandi del mondo e sbilanciandosi sul futuro esito, sia Cina, sia America preferiscono avere un regno unito che sia parte integrante dell’Europa, ma solo perchè a livello politico ed economico sarebbe più facile interagire con un’Europa Unita piuttosto che con una comunità frammentata e anche perchè in questo modo, l’Europa potrebbe essere la bilancia tra le 2 potenze.

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Tommaso Piccinni

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