Pronti contro termine 2016

I pronti contro termine meglio conosciuti con l’acronimo di PCT sono dei contratti attraverso i quali un venditore, come ad esempio gli istituti bancari, cedono un numero X di titoli a un acquirente.

I titoli hanno consegna immediata, da qui la definizione di “pronti” e si impegna, nello stesso momento, a riacquistarli dallo stesso acquirente a un prezzo Y (solitamente molto più alto), ad una data predeterminata (di qui la consegna futura e quindi il contratto è “termine“).

L’operazione dunque altro non è che un prestito di denaro da parte dell’acquirente ed un prestito di titoli da parte del venditore.

Oggi le principali società finanziare che offrono questi contratti sono numerose. Tra i diversi istituti e tra i diversi contratti possiamo trovare:

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  • pronti contro termine fineco;
  • pronti contro termine che banca;
  • pronti contro termine unicredit;
  • pronti contro termine bnl.

Questi differenti tipi di contratti sono stati introdotti in Italia nel lontano 1979.

tra i requisiti del contratto abbiamo anche la durata collocata nel breve termine che solitamente non è superiore a 1-3 mesi, anche se non mancano (ma sono rari) contratti fino ad un anno.

I titoli sottostanti sono, nella maggior parte dei casi titoli di Stato o titoli monetari.

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Rendimenti pronti contro termine, prezzo di acquisto e di vendita

Il prezzo di vendita dei contratti pronti contro termine solitamente è fissato in base al valore nominale del titolo sottostante alla quale si aggiunge la maggiorazione del rateo della cedola in corso se è un’obbligazione.

Il prezzo di riacquisto del contratto sarà dato dal prezzo di vendita al tasso di interesse concordato tra le parti. Il rendimento dell’operazione altro non è che la differenza tra il prezzo di riacquisto e il prezzo di vendita.

Il titolo sottostante è emesso da un terzo soggetto che è diverso dalla banca, ovvero dalle controparti del PCT.

Solitamente, l’istituto di credito concede i pronti contro termine per un temporaneo bisogno di liquidità al soggetto richiedente e lucra investendo il denaro fino alla data di riacquisto dei titoli.

Solitamente non si tratta di investimenti finanziari a basso rischio ma oltre a obbligazioni e titoli di Stato, anche la banca si vede impegnata a garantire un interesse certo al cliente.

Nel caso in cui l’‘istituto di credito, ha strumenti che non possiedono un prezzo predeterminato, come ad esempi le azioni, si vedono esposte al rischio di ripagare il titolo con una maggiorazione pari al valore corrente di mercato alla data di riacquisto.

Se il valore di riacquisto è inferiore al prezzo dello strumento, vi è il rischio che questo si trasformi in un’opportunità di arbitraggio, rivendendolo ai prezzi correnti.

L’istituto di credito può azzerare il rischio della controparte con un’operazione di segno opposto effettuato nei confronti dello stesso soggetto che emette il titolo acquisto a pronti contro denaro e vendita a termine ai prezzi di mercato.

Il richiedente può essere anche un’impresa con temporanee esigenze di liquidità, ma che non intende o ha delle difficoltà a finanziarsi con aumenti di capitale sociale, obbligazioni o prestiti. In questi casi la banca acquista i titoli dall’emittente e successivamente li ricolloca a pronti nel mercato però al valore nominale.

Ricapitolando:

  • la banca ritira i titoli;
  • paga ai clienti il prezzo a termine;
  • li restituisce all’emittente;
  • l’emittente rimborsa il prezzo pattuito con la banca.

Il profitto deriva dalla differenze fra prezzo di acquisto e vendita ovviamente parliamo di valore nominale a pronti, e fra prezzo di acquisto e vendita a termine.

Qual è il rendimento dei pronto contro termine?

La differenza che intercorre tra il prezzo d’acquisto e il prezzo di rivendita rappresenta la remunerazione per il cliente. Nel caso in cui poi le banche concedano la possibilità di annullare anticipatamente il PCT a spese zero, si perdono tutti gli interessi maturati.

Effettuando queste particolari tipologie di operazioni, il cliente acquista una serie di strumenti finanziari di proprietà della banca, attraverso il quale si impegna poi a restituirli nella stessa quantità e alla scadenza concordata (2, 4, o 10 mesi, e solitamente non hanno una durata superiore ad 1 anno), ad un prezzo di vendita predeterminato alla stipula del contratto. Quindi il sottoscrittore sa benissimo, nelle stesse modalità come avviene per i BOT il rendimento delle operazioni.

Sono soliti equiparare queste operazioni di finanziaria di pronti contro termine ad un prestito di denaro fatto alla banca (che rappresenta il venditore), per il quale si conviene ad un “tasso di interesse” fisso, ed un prestito di titoli fatto al cliente (che rappresenta l’acquirente).

pronti-contro-termine

Come e perchè investire in pronti contro termine?

Per poter investire nei conti pronto termine bisogna rivolgersi ad un istituto di credito. Non è possibile farlo attraverso i broker online.

Sono solite effettuarlo quasi tutte le banche ed oggi possiamo assicurarvi che dati i tassi di interesse così bassi sugli investimenti pensati per un periodo di tempo abbastanza lungo, molti preferiscono diversificare per i PCT che hanno delle scadenze effettivamente brevi.

I pronti contro termine possono essere visti come un’alternativa ai Conti Deposito e ai Titoli di Stato, per tutti quei risparmiatori che vogliono investire nel breve termine.

Da sottonieare che questi non sono esenti da rischio.

Pronti contro termine: chi sono gli utilizzatori?

Oggi sono in tanti i soggetti potenzialmente sottoscrittori di un pronti contro termine; all’inizio infatti abbiamo voluto elencare i principali fornitori e di seguito vediamo meglio chi sono.

Pronti contro termine Banca d’Italia

La banca d’Italia, utilizza questo strumento come controllo della base monetaria indirizzando allo stesso tempo i tassi d’interesse. Vi saranno per tanto dei casi in cui la Banca d’Italia è venditrice o acquirente ed il tasso sottostante è deciso in base alle politiche di breve periodo che intende perseguire.

Intermediari finanziari

Lo strumento finanziario è utilizzato anche dagli intermediari che hanno sotto controllo la propria liquidità ma a volte viene anche utilizzato come strumento di raccolta, offerto alla clientela, su cui è possibile erogare dei tassi molto più elevati che non sono sottoposti a vincoli di riserva obbligatoria. In questo caso questo rappresenta un costo per l’intermediario.

Imprese

Lo strumento finanziario viene anche utilizzato dalle imprese per ricevere finanziamenti nel breve periodo.

Risparmiatori

I pronti contro termine sono utilizzati dai risparmiatori anche come metodo per l’impiego di denaro nel breve termine a tassi molto vicino a quello di mercato.

L’interesse del risparmiatore non necessariamente deve essere proporzionato e nemmeno maggiore, tanto che la durata del conferimento, dipende anche dalle esigenze di liquidità della banca. VI sono poi alcuni istituti che richiedono dei pagamenti e delle commissioni per il deposito titoli, che varia anche oltre il 20% rispetto alla tassa governativa, e questo rischia di erodere l’interesse, se l’investimento è di piccolo importo.

Il pronti contro termine è dunque un titolo che non può essere liquidato prima della data di scadenza. La banca in questi casi si impegna a riacquistare i titoli alla data di scadenza e in tale occasione il risparmiatore deve essere effettivamente in possesso dei titoli a pronti.

Pronti contro termine: contabilizzazione

La disciplina civilistica in tema di bilancio ha subito diverse modifiche come ad esempio quella del D.Lgs. N. 6 del 2003 (Riforma del diritto societario), che è entrata in vigore dal 1º gennaio 2004. La riforma, tra le principali novità ha:

  • disciplina delle operazioni P/TS con l’obbligo di retrocessione a termine che devono restare iscritte nel bilancio del venditore a pronti secondo quanto stabilito dall’articolo 2424-bis comma 5, contro un credito nel bilancio dell’acquirente.
  • entrambe le parti rilevano con poste di debito e credito, oneri e proventi che derivano dal contratto secondo quanto affermato dalla competenza economica enunciata nell’art. 2425-bis comma 3 del codice civile.

Estinzione anticipata

Solitamente non è possibile estinguere l’operazione a termine dei titoli prima della scadenza. Vi sono però delle eccezioni, ovvero degli istituti che applicano una penale per l’estinzione anticipata, pagando un prezzo a termine mentre trattengono gli interessi maturati sul titolo sottostante fino alla data di estinzione anticipata.

Da tenere presente che diversamente dalle obbligazioni, i pronti contro termine altro non sono che un contratto “nominativo” tra le parti, e che quindi non possono essere ceduti a terzi prima della scadenza.

Tassazione

Il rendimento deve essere tassato alla fonte.

Secondo quanto stabilito dalla legge finanziaria di dicembre 2011 vi sono 2 differenti aliquote di tassazione, che si riferiscono alla differenza di prezzo a pronti/termine, e agli interessi maturati sul titolo nello stesso periodo.

L’uniformazione poi della tassazione sulle rendite finanziarie, ha poi aumentato la tassazione dei pronti contro termine dal 12.5% al 20%, a prescindere dal titolo sottostante.

Pertanto, l’aliquota del 20% che c’è tra la differenza del prezzo a pronti e del prezzo a termine, in vigore dal 1º gennaio 2012 si applica anche per i PCT su titoli di Stato siano essi BOT, BTP, ecc.).

Resta invece fissa al 12.5% la tassazione in merito agli interessi maturati su sottostanti titoli di Stato.

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Tommaso Piccinni

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