Bail-in: crisi bancaria (MPS) Monte dei Paschi di Siena, ATLANTE, decreto salva banche, consigli per salvare i risparmi

Ha fatto discutere e continua a far discutere molto, in questi giorni la notizia del fallimento di alcune banche e di un possibile fallimento di MPS, del fondo salva banche approvato dal governo con i soldi dei cittadini ed il bail-in. Ma di cosa si tratta realmente? Sono veramente a rischio i soldi dei cittadini e dei risparmiatori?

In quest’articolo cercheremo di spiegare al meglio quella che è la linea del governo in merito al salvataggio delle banche e quello che i risparmiatori rischiano veramente.

bail-in

Bail-in: cos’è e come funziona

Partiamo dal principio per comprendere meglio quello che sta succedendo a livello nazionale e a livello internazionale.

Partendo dalle regole internazionali, è possibile intuire sin da subito come le regole imposte in materia di gestione delle crisi bancarie, non hanno fatto altro che creare confusione sia tra coloro che sono considerati risparmiatori, sia tra coloro che sono definiti addetti ai lavori. Di seguito cercheremo di capire meglio e perché.

Il bail-in viene definito come salvataggio interno, da contrapporre al bail-out, (salvataggio esterno) e rappresenta lo strumento che consente alle autorità di risoluzione, di poter disporre (solo e soltanto quando ricorrono i presupposti di risoluzione), alla riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o anche la loro conversione in azioni. Il tutto viene disposto per assorbire le perdite e quindi ricapitalizzare la banca.

In altre parole, intendiamo con bail-in la svalutazione di azioni e crediti e la loro riconversione in azioni in modo da assorbire le perdite e di conseguenza ricapitalizzare la banca in difficoltà (o crearne una nuova entità che ne continui le funzioni essenziali).

Bail-in: significato delle nuove direttive europee

In merito alle norme internazionali, la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) introduce all’interno dei Paesi membri dell’unione europea delle regole molto simili tra loro per gestire al meglio la crisi bancariaQueste nuove regole, già approvate coinvolgono i privati cittadini all’interno delle crisi bancarie (bail-in) a partire dal 1° gennaio 2016.

La direttiva della Brrd istituisce anche le autorità di risoluzione che nel caso Italiano, coincide con la Banca d’Italia, alla quale sono attribuiti i seguenti poteri:

  • pianificare la gestione delle crisi;
  • intervenire in tempo debito;
  • gestire al meglio la fase di “risoluzione”.

Bail-in: nuove regole dala BCE: perché?

La direttiva Brrd, chiarisce anche alcuni altri principi; fino ad oggi, infatti, le crisi bancarie Europe venivano gestite con capitali pubblici; la BCE, ha infatti stimato in un suo rapporto, che nell’arco della crisi economica che va dal 2008 fino al 2014, i costi per il salvataggio delle banche a carico degli Stati membri è stato di 800 miliardi di euro.

Di conseguenza il debito pubblico di molti paesi è aumentato in modo repentino. Conseguenza connessa al debito pubblico è stata la forte austerità e misure dure da parte dei governi locali, compreso l’Italia, per evitare che i bilanci pubblici sfuggissero al controllo.

Questi i dati Eurostat di fine 2013 in merito agli aiuti economici che hanno fatto lievitare il debito pubblico.

  • Debito pubblico tedesco: 250 miliardi di euro;
  • debito pubblico spagnolo, 60 milioni;
  • debito pubblico in Irlanda e paesi bassi, 50 milioni;
  • debito pubblico in Grecia pari a 40 milioni;
  • debito pubblico in Italia 4 miliardi.

Dunque, stando a quanto fin qui detto, possiamo riassumere che i contribuenti europei hanno pagato un conto molto salato per salvare le banche e di conseguenza la direttiva Brrd, pone l’obiettivo di accollare i costi inerenti alla crisi bancaria sugli investitori privati piuttosto che sui contribuenti.

Questo processo, si innesca quando vi è in atto un processo di ristrutturazione che mira ad evitare interruzioni di servizi essenziali:

  • depositi;
  • pagamenti.

Al contrario, se non si adotta la risoluzione, la banca in questione è soggetta a liquidazione. Quindi si bloccano tutti i servizi.

Nel caso specifico Italiano, la Banca d’Italia, può imporre di adottare la risoluzione di una banca solo nel momento in cui vengono soddisfatti 3 condizioni:

  • la banca è a rischio o in dissesto (pari a zero il suo capitale);
  • gli aumenti di capitale non sono sufficienti a garantirne la stabilità e quindi ad evitare il dissesto;
  • sottoporre la banca a procedure di liquidazione ordinaria non è sufficiente a permettere la salvaguardia o anche la stabilità finanziaria del sistema; di conseguenza non sarebbero più garantiti o protetti i depositi dei clienti.

Bail-in: in cosa consiste la risoluzione?

Le autorità, autorizzate dalla Banca d’Italia alla risoluzione, prima di arrivare a prelevare i soldi degli investitori (delle banche in crisi) potranno:

  • vendere quote e/o parte delle attività a soggetti privati;
  • trasferire in modo temporaneo attività e passività ad altro ente (bridge bank) che però deve essere costituito e gestito dalle autorità in modo da garantirne il proseguimento delle maggiori funzioni in attesa o in vista di una futura vendita vendita;
  • trasferire tutte le attività deteriorate a un veicolo di transito (bad bank) il quale ha l’onere di gestire la liquidazione della banca;
  • applicare il bail-in, che consiste nella svalutazione di  azioni e crediti degli investitori;
  • intervenire con fondi pubblici, solo in circostanze straordinarie e alle seguenti condizioni:
    • i costi della crisi siano ripartiti con gli azionisti e i creditori adottando il bail-in;
    • il bail-in deve essere pari ad almeno l’8% del totale delle passività della banca.

Bail-in: quali risparmiatori rischiano?

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Il rischio di perdita del capitale investito da parte dell’investitore in merito al bail-in segue una precisa gerarchia:

  1. azionisti della banca in crisi;
  2. detentori di obbligazioni subordinate;
  3. creditori chirografari (quelli privi di garanzie);
  4. persone fisiche e piccole o medie imprese (PMI) che detengono il loro conto corrente in questa banca per importi superiori a 100.000 €;
  5. fondo interbancario di garanzia dei depositi; questo contribuisce al bail-in al posto dei correntisti con importi inferiori a 100.000 €.

Non sono soggetti a rischio i seguenti soggetti:

  • risparmiatori che detengono le somme sul conto corrente;
  • risparmiatori che detengono i loro soldi in un libretto di deposito;
  • certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia;
  • obbligazioni emesse dalle banche.

Per comprendere meglio quello che fino a questo momento abbiamo detto e per rassicurare i lettori, proponiamo un esempio semplice e banale in modo da afferrare meglio il concetto.

Se un soggetto, è titolare di conto corrente con deposito pari a 150.000 € presso una banca sottoposta successivamente a su deposito a procedura di risoluzione, a rischio non è l’intero ammontare ovvero tutti i 150.000 € depositati, ma solo la parte eccedente i 100.000 € ovvero la somma di 50.000 €. I 100.000 € infatti, come detto prima sono soggetti a fondo di garanzia.

Inoltre se il titolare del conto ha investito il suo capitale attraverso il deposito titoli della banca in questione, in:

  • BoT;
  • BTp;
  • fondi;
  • azioni, ecc.

Questi non sono mai soggetti a rischio. Inoltre non sono soggetti a rischio:

  • i depositi  inferiori ai 100.000 €, i quali non potranno mia essere svalutati né tanto meno potranno mai essere convertiti in capitale.
  • le passività garantite;
  • cassette di sicurezza;
  • titoli detenuti.

Bail-in o bail-out: rischio per Monte dei Paschi di Siena (MPS)

Oggi, alla soglia delle ferie estive, possiamo apprendere la grave situazione in cui versa Monte dei Paschi! Eppure neanche 6 mesi fa il Presidente del Consiglio Renzi, dopo un primo salvataggio, aveva dichiarato che conveniva investire in quest’istituto, poiché era uno dei più solidi. Ma da allora ad oggi, MPS ha perso oltre il 60%.

Oggi, possiamo apprendere dal governo che si è opposto fermamente a qualsiasi forma di coinvolgimento dei creditori subordinati nella procedura di insolvenza. Vediamo perché.

Quando utilizzare il bail-in

Sulla base di quella che è la situazione di Monte dei Paschi di Siena possiamo ricavarne, da quanto stabilito in materia di bail-in, che le perdite delle banche devono ricadere (almeno in parte) sui creditori subordinati, sollevando lo stato da queste insolvenze e di ricapitalizzare gli istituti in difficoltà con risorse pubbliche, ovvero con il bail-out. Inoltre il bail-in è preferito al bail-out per diversi motivi come ad esempio, per dare garanzie pubbliche ai creditori delle banche in caso di fallimento.

Tutte queste garanzie, comportano però un uso controverso dei fondi pubblici, ovvero contribuiscono con incentivi sbagliati alle banche a determinare il circolo vizioso tra banche e stati nazionali.

La Commissione europea in materia di concorrenza ha il mandato di contrastare la concessione di aiuti di Stato a imprese e banche adottando nel maggio 2014 la Bank Recovery and Resolution Directive (Brrd), secondo la quale il bail-in è l’opzione-base in caso di fallimento di una banca.

Nel caso specifico, nel mercato Italiano, a complicare le cose è stato il fatto che le banche hanno venduto una parte considerevole del proprio debito subordinato e privilegiato, insieme alle proprie azioni, a clienti definiti al dettaglio, di piccola taglia, ovvero risparmiatori, senza però che la CONSOB e la Banca d’Italia muovessero un dito, anzi incentivavano questa forma di investimento.

In questo caso, secondo quanto stabilito dalle direttive europee, la pratica si configura come una massiccia violazione della protezione dei risparmiatori, poiché azioni e debito subordinato, sono indirettamente rischiose e non avrebbero dovuto essere venduti alla clientela composta da piccoli risparmiatori con un raggiro in merito come se fossero investimenti sicuri. 

Bail-out e bail-in: come trovare il giusto equilibro per MPS?

La situazione in cui oggi versa MPS, e quella che può colpire altre banche Italiane è davvero tragica, in quanto non è semplice trovare il giusto equilibrio tra bail-out e bail-in.

Il Bail-in, infatti, come è già successo nella crisi cipriota del 2013 non fa altro che sfiduciare gli investitori, imponendo controlli sui movimenti di capitale all’interno della zona dell’euro. Sula base di quanto successo fino ad oggi, è possibile che le autorità della UE mostrino flessibili nei confronti di MPS, la quale potrebbe richiedere l’applicazione della clausola di esenzione prevista dall’articolo 32(4)(d)(iii) in merito ad una possibile ricapitalizzazione precauzionale dello stesso istituto, applicando il bail-in solo ai creditori subordinati, come è previsto dalla regolamentazione comunitaria sugli aiuti di stato in vigore nella UE da oltre 3 anni.

Nessun creditore privilegiato o dei depositanti sopporterebbe alcuna perdita. Con questa clausola, la Commissione UE acconsentirebbe una compensazione per i creditori subordinati al dettaglio i quali potrebbero essere riconosciuti come vittime di comportamenti fraudolenti delle banche.

Oggi, la principale questione in merito a MPS è proprio quella basata sui creditori subordinati ovvero coloro che non possono essere ritenuti responsabili del fallimento e che sono invece stati raggirati.

Anche se il governo sembra opporsi a qualsiasi forma di bail-in di questi creditori, la tensione è altissima, e la base solida di stabilità ne è venuta meno, anche se sembra scongiurata una corsa agli sportelli.

Bail-in e decreto salva-banche

In Italia, il Governo Renzi, in data 22 Novembre 2015 ha varato il “decreto salva banche” ovvero un provvedimento che consente il salvataggio di 4 banche in difficoltà:

  • Banca Marche;
  • CariChieti;
  • Banca Etruria;
  • CariFerrara.

Questo apposito decreto è stato istituito per permettere il salvataggio dei 4 disastrati istituti di credito. Attenzione perché con questo decreto si è evitato l’entrata in atto del bail-in proprio per evitare il coinvolgimento delle categorie più deboli come ad esempio obbligazionisti senior e correntisti.

Questo decreto attinge dal fondo di risoluzione pari a 3,6 miliardi di euro a cui tutti gli istituiti bancari devono partecipare. In questo modo si evita l’immissione di capitali pubblici in quanto i finanziamenti derivano in misura maggiore dalle banche sane.

Una volta concesso il prestito deve essere rimborsato attraverso la procedura di immissione di quote societarie sul mercato. Le quote societarie sul mercato apparterranno non solo alle banche buone “good bank” ma anche alle banche cattiva “bad bank” (ovvero i 4 istituti salvati).

Se da un lato è vero che non ci sarà l’immissione di soldi pubblici in campo, quindi non vi è il rischio di un aumento del debito pubblico, è pur vero che il rischio per i contribuenti c’è ed è dettato dal fatto che la Cassa depositi e prestiti ha messo la garanzia sulla cessione degli asset (malati e non) degli istituti di credito salvati. Di conseguenza indirettamente tutti gli investitori che detengono quote sono a rischio.

L’obiettivo del decreto salva banche è stato quello di evitare il coinvolgimento delle categorie più deboli di creditori. Dall’altro lato, però, i clienti (aziende e risparmiatori) si sono trovati loro malgrado a dover far fronte al salvataggio delle banche. Chiariamo subito che non sono stati prelevati soldi in contanti dai conti correnti, ma si tratta solo di soggetti azionisti e titolari di obbligazioni di grado inferiore al senior.

Bail-in Banche: 6 punti per sapere chi rischia e chi no con il decreto salva banche

Chi rischia di più:

  • gli azionisti i quali si vedono azzerati i valori dei propri titoli.
  • gli obbligazionisti possessori di obbligazioni subordinate;
  • possessori di obbligazioni ordinarie;
  • correntisti per l’importo eccedente i 100.000 €

Chi rischia di meno:

  • correntisti fino a 100.000 €;
  • coloro che posseggono covered bond, (obbligazioni garantite, debiti verso dipendenti, fisco ed enti previdenziali e i fornitori);
  • coloro che detengono conti deposito (anche vincolati);
  • i detentori di i libretti di risparmio;
  • coloro che detengono assegni circolari;
  • detentori di certificati di deposito nominativi fino ad un massimo di 100.000 €.

Più conti in banche diverse:

Se il risparmiatore detiene diversi conti in diverse banche il rischio di fallimento in contemporanea di tutte le banche è quasi pari a 0; di conseguenza può stare tranquillo solo però se i conti non superano i 100.000 €. Nel caso in cui, invece, si possiedono diversi conti su diverse banche intestate esclusivamente ad un unico soggetto, allora in quel caso il capitale è a rischio poiché vale la somma del saldo finale. Quindi se il contraente possiede 3 conti correnti in 3 diversi istituti di credito rispettivamente di:

  • 50.000 €;
  • 27.000 €;
  • 40.000 €;

In questo caso la somma è pari a 117.000 € e di conseguenza i 17.000 € (parte eccedente i 100.000) sono soggetti a rischio.

Più conti nella stessa banca o conti cointestati:

In caso di conto cointestato, il limite di sicurezza viene innalzato da 100.000 € a 200.000 € quindi riprendendo l’esempio fatto in precedenza, se il conto corrente ha un saldo attivo di 150.000 € ma è cointestato, non è soggetto a bail in.

Polizze assicurative:

Nel caso in cui il contraente abbia sottoscritto una polizza assicurativa con una compagnia facente capo al gruppo bancario in cui è in atto la procedura di ricapitalizzazione, non vi è nessuna preoccupazione. Stesso discorso vale per i bond bancari all’interno dei fondi di investimento, o anche fondi pensione o polizze assicurative.

Cassette di sicurezza:

Tutti coloro che possiedono dei contenuti in cassette di sicurezza, non sono coinvolti in procedure di salvataggio delle banche.

Bail-in: definizione Atlante e probabile salvataggio della MPS

Atlante, è un fondo creato pochi mesi fa con soldi provenienti da banche, fondazioni, assicurazioni e dalla Cassa Depositi e Prestiti, di natura privata in modo da non violare le regole europee sugli aiuti di Stato, utilizzata per l’acquisto del capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. 

Oggi, in base a quelle che sono le vicissitudini in cui riversa MPS, possiamo dire che il meccanismo sarebbe alquanto diverso; Atlante 2 (così definito) dovrebbe comprarne le sofferenze a un prezzo superiore rispetto a quello di mercato, per evitare la svalutazione ulteriore delle sofferenze ed evitare di creare nuovi buchi. Dopo si dovrebbe sperare che vi siano investitori ancora ponti a sottoscrivere un nuovo aumento di capitale. Si potrebbe pensare ad un’accordata tutta italiana, anche se vi sono molti dubbi al momento; il governo preme affinché questo avvenga, sia per evitare l’effetto domino sulle altre banche sia anche perché la Cassa Depositi e Prestiti (ricordiamo soggetto privato) è controllata dal ministero dell’economia.

Vi è però da considerare anche i prestiti concessi ad aziende in crisi che al momento sembrano essere insolventi anche se l’obiettivo dei salvataggi delle banche dovrebbe essere quello di permettere il rilancio dell’economia, per non avere nuovamente un impatto negativo in merito alla produzione.

Bail-in banche: come riconoscere quelle esposte ad un maggiori rischio

Per conoscere le banche maggiormente esposte al rischio, bisogna considerare l’indicatore Cet 1.

Il Cet 1 rappresenta l’indicatore di rilevanza dello stato di salute dell’istituto bancario; infatti Cet 1 vuol dire Common equity tier 1 ovvero il patrimonio netto della banca conosciuto anche come la somma del capitale sociale più le riserve, calcolate in base ai rischi.

Le norme europee prevedono un Cet 1 Ratio pari all’8%, ovvero la banca può effettuare investimenti come:

  • finanziamenti;
  • prestiti;
  • mutui;
  • investimenti su titoli, ecc.,

tenendo presente il rischio ponderato.

In altre parole, maggiore è l’indicatore Cet1 e maggiore sarà la solidità dell’istituto, in termini di capacità di affrontare eventuali scenari negativi.

Solitamente indicheremo con un livello sotto il 9% un istituto poco sufficiente; mentre considereremo un istituto con indice pari al ’8% come istituto a rischio.

Di seguito le maggiori banche operanti in Italia solide e sicure.

bail-in-dettaglio-banche-cet1

Questo in sintesi quello che prevede il decreto salva banche e il bail-in.

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Tommaso Piccinni

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  • Pio Pio

    “Quindi se il contraente possiede 3 conti correnti in 3 diversi istituti di credito rispettivamente di:
    50.000 €;
    27.000 €;
    40.000 €;
    In questo caso la somma è pari a 117.000 € e di conseguenza i 17.000 € (parte eccedente i 100.000) sono soggetti a rischio.”

    Tale affermazione scritta nell’articolo credo che sia un grave errore di interpretazione!!!!

  • tommaso

    Come può vedere anche da fonti maggiormente autorevoli, corriere e il sole 24 ore, riportano stesse affermazioni e interpretazione.

Termini di ricerca:

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