jobs Act: sansioni scaglionate per il lavoro nero

Il 24 settembre 2015 è entrato in vigore il D. Lgs n. 151/2015 che all’art. 22, che modifica il sistema con il quale vengono applicate le sanzioni per lavoro irregolare; viene confermata l’applicazione delle sanzioni gia’ previste dalla normativa in vigore in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato con la sola esclusione del datore di lavoro domestico.

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Al fine dell’applicazione del nuovo sistema sanzionatorio, cambia il periodo di riferimento del lavoro nero che non è più la giornata lavorativa, bensì il periodo durante il quale un soggetto ha lavorato in maniera irregolare. Inoltre l’art 22 ha reintrodotto la diffida ed ha rimodulato le sanzioni previste per evitare la sospensione dell’attività imprenditoriale (ex comma 2 art. 22 ), che in base all’articolo 14 del Dlgs 81/2008 scatta quando i lavoratori irregolari superano il 20% della forza lavoro, o in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela e sicurezza sul lavoro.

Jobs Act, lavoro nero e sanzioni per scaglioni

La principale innovazione introdotta dal decreto in oggetto è rappresentata dall’introduzione di sanzioni per scaglioni per tutti i datori di lavoro che si avvalgono di lavoratori senza regolare contratto di lavoro.

Fino ad oggi, il sistema sanzionatorio era basato su una maxi sanzione in misura fissa che andava da euro 1.950 ad euro 15.600 per ogni lavoratore ed una variabile e aggiuntiva di 195 euro; il nuovo sistema sanzionatorio stabilisce sanzioni per fasce rapportate alla durata della violazione commessa dai datori di lavoro che assumo un nero.

Sanzioni per lavoro nero a scaglioni

Le “fasce di sanzioni” previste dal c. 1 del art. 22 D.Lgs 151/2015 sono:

  • da 1.500 a 9.000 euro, in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di effettivo lavoro?
  • da 3.000 a 18.000 euro, in caso di impiego del lavoratore da 31 a 60 giorni di effettivo lavoro;
  • da 6.000 a 36.000 euro, in caso di impiego del lavoratore di oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

In applicazione dell’art. 22 comma 12 del D. Lgs 25 /1998 n. 286 le sanzioni sono aumentate del 20% in caso di:

  • impiego di lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno;
  • minori in età non lavorativa ossia coloro che al compimento del sedicesimo anno non possano fare valere i dieci anni di scuola dell’obbligo.

Lo stesso art. reintroduce lo strumento della diffida con cui il datore di lavoro ha l’opportunità di regolarizzare la violazione accertata ottenendo così la possibilità di pagare la sanzione nella misura minima prevista (1.500, 3.000, 6.000 euro).

Per poter utilizzare lo strumento della diffida però occorre che vengano rispettati improrogabilmente i seguenti requisiti:

  • Al momento dell’accertamento della violazione il lavoratore deve lavorare ancora presso il datore di lavoro;
  • il lavoratore venga assunto con contratto di lavoro subordinato secondo una delle presenti forme contrattuali:
    • tempo indeterminato full-time
    • tempo indeterminato part-time con riduzione dell’orario di lavoro non superiore al 50% dell’orario rispetto al tempo pieno;
    • a tempo determinato con durata non inferiore a 3 mesi;
  • il lavoratore assunto debba rimanere in servizio presso lo stesso datore di lavoro per almeno 3 mesi;
  • dare prova dell’avvenuta regolarizzazione e pagamento delle sanzioni contributi e premi entro 120 giorni dalla notifica dell’accertamento della violazione.

Con riferimento al provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, che in base all’articolo 14 del Dlgs 81/2008 scatta quando i lavoratori irregolari superano il 20% della forza lavoro, o in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela e sicurezza sul lavoro; il comma 4 dell’art. 22 el D.Lgs. n. 151/2015 definisce i requisiti necessari per usufruire della revoca del provvedimento della sospensione che sono di seguito elencati:

  • regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria;
  • accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  • pagamento di una somma aggiuntiva rispetto a quelle comminate per la violazione pari a 2.000 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare e a 3.200 euro nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

La revoca è concessa subordinatamente al pagamento del 25% della somma aggiuntiva dovuta da pagarsi entro le 12 del giorno successivo all’adozione del provvedimento. L’importo residuo, maggiorato del 5% è versato entro sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza di revoca.

In caso di mancato versamento o di versamento parziale dell’importo residuo entro detto termine, il provvedimento di accoglimento dell’istanza è titolo esecutivo per l’importo non versato.

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Tommaso Piccinni

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