Scandalo Volkswagen: Rischio fallimento e meno 1% del Pil per la Germania

Il Diesel Gate che ha colpito la Volkswagen in questi giorni, potrebbe causare gravi danni non solo per la Germania che rischierebbe di perdere oltre 1 punto percentuale del PIL, ma anche per tutti gli altri paesi della zona Euro.

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Lo scandalo Volkswagen in Germania, potrebbe in effetti portare anche al fallimento della casa automobilistica Tedesca e a tute le altre case ad essa connessa, ma le ripercussioni potrebbero anche cadere su altri gruppi automobilistici.  I titoli in borsa infatti, risultano ancora molto cauti e il più delle volte chiudono con un segno negativo. Il rischio di ricadere in un crisi economica, non coinvolge quindi solo i marchi del Made in Germany ma potrebbe anche portare al crollo di altri marchi.

Il problema rinvenuto del Diesel Gate provocherà, oltre ad un calo delle vendite di automobili Volkswagen, anche il crollo di Skoda e Audi, con una diminuzione del 10% delle vendite solo in Germania e poi anche del restante 20% in tutto il mondo. In termini economici vuol dire un -1,1% del PIL Tedesco.

Le conseguenze della caduta del marchio Volkswagen, si ripercuote infatti su tutta la filiera, tralasciando tutto l’indotto, si ripercuote in maniera diretta su:

  1. fornitori;
  2. venditori;
  3. trasportatori;
  4. ecc.

I primi paesi oltre alla Germania a subire le conseguenze del diesel Gate, sono sopratutto i Paesi europei in quanto le vendite del settore automobilistico vedono un netto calo e di conseguenza anche le importazioni diminuirebbero con un aggravio del 25% degli input del settore automobilistico in quanto importato da altri Paesi come Francia, Repubblica Ceca, Spagna e Austria, Italia, Regno Unito e Polonia. Si ritiene per tanto, di fondamentale importanza una riparazione tempestiva a questo scandalo per arginare al massimo il rischio del fallimento e del crollo dell’economia Tedesca.

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Tutti i paesi della zona Euro si sono attivati, per porre rimedio a questo scandalo.

La prima ad attivarsi e stata proprio la Germania, con il vice cancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, il quale, durante la sua conferenza del 2 Ottobre ha ritenuto opportuno specificare che sono in corso le indagini in merito allo scandalo Volkswagen per le emissioni diesel truccate e che per tanto non è opportuno fare di tutta l’erba un fascio e quindi rischiare che tutta l’industria automobilistica tedesca vada in fumo.

Resta però da risolvere il nodo legato allo scandalo che anche l’Unione Europea lo sapeva e per oltre 2 anni non ha mosso un dito. Come Mai? Inoltre secondo quanto riportato dalla stampa Tedesca oltre alle lobby automobilistiche vi è il danno provocato dalla stessa Germania che ha esercitato pressioni dirette anche sulla Commissione Europea per ottenere normative meno penalizzanti in materia di emissioni.

Successivamente alle misure prese dalla Germania, nei confronti del marchio tedesco, in Italia l’Antitrust ha deciso di avviare proprio nei confronti della tedesca Volkswagen e della filiale in Italia un’istruttoria con l’ipotesi di pratiche commerciale scorrette.

Questo in pratica vuol dire che i consumatori potrebbero essere stati raggirati nelle loro scelte d’acquisto per opera dei claims utilizzati da Volkswagen su emissioni e classe di omologazione proprio con l’utilizzo di campagne pubblicitarie o dépliant informativi distribuiti direttamente dai concessionari e rivenditori.

Purtroppo lo scandalo della Volkswagen non sono solo recenti, ma risalgono addirittura al 2009  fino ad oggi, investendo appunto tutti i marchi tedeschi come:

  • Volkswagen;
  • Audi;
  • Seat;
  • Skoda.

Questo scandalo credo costerà parecchio alle casse tedesche anche perché Adusbef e Federconsumatori hanno presentato degli esposti denunciando presso la procura della Repubblica, il reato di frode in commercio e truffa nei confronti della casa automobilistica tedesca.

In Francia , invece, la procura di Parigi, ha aperto un’inchiesta preliminare per truffa aggravata. Questa è stata avviata a seguito di una segnalazione da parte di un’amministratore locale della regione parigina.

La Francia ha quindi sottolineato che il codice di tutela dei consumatori prevede delle pene severe che possono finire anche con 5 anni di reclusione e un una multa per frode aggravata pari a 600.000 €.

In Grecia, invece, il ministero dell’Ambiente ha richiesto i dati ai concessionari Volkswagen locali di tutte le auto vendute nel Paese con il software che trucca le emissioni diesel. Il Ministero si auspica una collaborazione ottima dai proprio concessionari per porre riparo ai problemi dei consumatori.

Anche la Svizzera ha preso le dovute distanze, disponendo da oggi, lunedì 5 ottobre, la sospensione delle immatricolazioni di tutti i modelli importati del gruppo Volkswagen con motori diesel i quali potrebbero essere interessati da irregolarità sui gas di scarico.

Infine da questo scandalo ne esce fuori un’immagine della Volkswagen compromessa, uno dei marchi storici della casa automobilistica. Il governo tedesco deve porre rimedio immediatamente a questo scandalo e prendere le decisioni necessarie affinché possa riacquistare la fiducia da parte dei consumatori e non compromettere ulteriormente il made in Germany. Al  momento l’unica soluzione sembrerebbe quella di limitare i danni per VW e per gli esportatori tedeschi in generale.

Purtroppo questo scandalo porta con se molti danni; primo tra tutti la caduta dei Top Manager VW di tutto il mondo, compreso l’amministratore delegato Winterkorn  in quanto i meccanismi di manipolazione, portati oltre questo livello, possono essere autorizzati solo e soltanto dall’alto, dalla divisione centrale dello sviluppo dell’azienda, il cui supervisore è Winterkorn. Quindi VW deve ricominciare il tutto da capo, senza Winterkorn.

Infine critiche arrivano anche dal ministro del lavoro Poletti, il quale, intervenendo sull’argomento ha sottolineato che le aziende italiane lavorano bene, meglio di altre in materia di ambiente e anche se il mercato dell’auto marcia in modo positivo in Italia e in Europa, non possiamo stare tranquilli in quanto potrebbe cambiare da un minuto all’altro a causa appunto dello scandola che potrebbe portare al crollo di altri marchi.

Purtroppo secondo Poletti, la Volkswagen dovrebbe riassettarsi e questo comporterebbe anche per l’Italia la riduzione dei posti di lavoro nei grandi insediamenti come Italdesign Giugiaro con oltre 1000 dipendenti e la General Motors ove al momento si fa ricerca in merito al miglioramento dei motori diesel, con oltre 650 ingegneri.

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Tommaso Piccinni

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