Dobbiamo cambiare marcia per far ripartire i consumi

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Il bonus di 80 euro? “E’ un provvedimento apprezzabile perché va nella direzione di aiutare i redditi più bassi. Ma, nello stesso tempo, è un’arma spuntata perché non è riuscito a rilanciare i consumi e non ha sortito l’effetto desiderato”.

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Francesco Avanzini, direttore commerciale di Conad, mastica amaro rileggendo i dati che emergono dall’ultima rilevazione condotta da Nielsen per conto di Conad, partner di Osserva Italia, il sito di Affari&Finanza-La Repubblica che monitora l’andamento dei consumi. La survey è stata condotta a livello individuale sul Panel Consumer di Nielsen a fine luglio su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 14 anni. Dall’indagine, infatti, viene a galla un quadro francamente desolante: oltre la metà dei dieci milioni di italiani (il 53%) che ha ricevuto il bonus di 80 euro spenderà i soldi. Ma solo il 39%, è la stima, saranno utilizzati in spesa quotidiana. Il 36% in spese non comprimibili (affitto, mutuo, bollette, spese condominiali e mediche).

“I risultati dell’indagine non mi sorprendono affatto: era evidente fin dall’inizio che il bonus avrebbe inciso pochissimo sui consumi. Gli unici prodotti che crescono sono quelli base: farina, uova, zucchero e latte a scapito di frutta, verdura e carni”, sottolinea il direttore commerciale di Conad, un osservatorio privilegiato con una rete di 3019 punti vendita spari su tutto il territorio nazionale.
Come se non bastasse, fa notare Avanzini, non aiuta il clima di incertezza che aleggia sulla copertura finanziaria del bonus: “Chi non ha ancora speso quei soldi (il 18%)  –  osserva -, se li tiene in attesa di capire che cosa deciderà il governo o per tamponare qualsiasi emergenza. Come dire: le famiglie italiane sanno fare la spending review nella loro economia domestica”.

Di fronte ad uno scenario di questo tipo, quali sono le implicazioni per la Gdo? “L’assenza di fiducia giocoforza si riflette negativamente sulla grande distribuzione. I dati parlano chiaro: -3% luglio, -4% agosto e -5% settembre”, risponde il direttore. Che aggiunge: “Oggi, i prezzi dello scontrino medio sono stabilmente al di sotto della media totale dei prezzi”.
Per la Gdo, questa parabola deflattiva rappresenta un problema grave che si ripercuote sulla sua capacità di generare valore. “In questo scenario  –  puntualizza  –  la leva della pressione promozionale non è più efficace. Quindi, la Gdo si trova oggi in mezzo al guado: l’unica soluzione possibile per non finire dentro un burrone è di passare quanto prima da una logica massificata ad una targettizzata perché non possiamo dare tutto a tutti, ma dobbiamo investire in funzione della fedeltà all’insegna che i clienti dimostrano”.
Ritornando all’indagine, il direttore sottolinea un trend che si sta confermando: “E’ il cosiddetto “welfare generazionale”: ovvero, all’aumentare dell’età aumenta la propensione alla spesa che nelle fasce di età più anziane sappiamo essere destinata in parte significativa all’acquisto di prodotti per i nipoti come i pannolini per bambini che sono acquistati per più del 15% dagli over 65″.

Non caso, dall’indagine Nielsen emerge chiaramente la crescita di questo fenomeno tra le famiglie d’età compresa tra i 55 e i 64 anni, che sono orientate a spendere ben oltre la media, (69,7%). E’ una nuova tendenza che, se approfondita, può avere anche un’altra chiave di lettura: “La conferma che le famiglie italiane, in un momento di grave crisi economica, continuano ad avere una forte capacità di aggregazione  –  spiega Avanzini -. Una forma di struttura sociale che, per certi versi, la crisi ha amplificato. E’ da qui, da questi esempi pratici che è necessario partire per realizzare una reale cultura dei consumi”.
Sorprende, però, anche un altro dato dell’indagine: a scegliere il risparmio sono soprattutto le fasce di età comprese tra i 20 e i 24 anni, il 38% dei casi, e gli ultrasessantacinquenni, 37,9%, tra i quali, peraltro, non compare mai l’opzione intermedia di mettere da parte temporaneamente in vista di spese importanti.

Probabilmente, l’unica nota positiva, se così si può dire, è che la concentrazione dei beneficiari degli 80 euro è maggiore nelle famiglie con bambini: “D’altronde  –  puntualizza Avanzini – la misura economica è rivolta a chi ne ha più bisogno e, per un operatore del largo consumo, tale evidenza è positiva perché queste sono le famiglie con maggior propensione alla spesa quotidiana”.
Analizzando poi i consumi per aree geografiche, dall’indagine traspare una spaccatura significativa e, per certi versi, inedita: il bonus di 80 euro si traduce realmente in consumi nel centro e nel sud Italia, dove rispettivamente vengono spesi mese per mese il 58% e il 57,3% dei soldi contro il 51,2% del nord-ovet e il 48,1% del nord-est. “In questo caso  –  sottolinea il direttore  –  l’effetto del bonus è stato positivo perché si è rivelata una misura di redistribuzione del reddito e di giustizia sociale in particolare nei confronti di famiglie con bambini che vivono in aree geografiche depresse”.

Ma non basta. Ci vuole ben altro per dare slancio all’economia italiana. Quindi, qual è la soluzione migliore per rimettere in piedi il nostro Paese? “Premesso che la nostra economia dipende in misura prevalente dai consumi interni (l’export vale solo il 25%)  –  risponde Avanzini – è necessario quanto prima sbloccare risorse e investimenti per creare nuova occupazione e provvedere all’innovazione del Paese e alle liberalizzazione  –  trasporti, carburanti, energia  –  che hanno un “costo 0″ per lo Stato ma producono ricadute positive sui consumi”.

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Luca M.

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