Filantropia e imprenditoria sociale: di cosa si tratta

Negli ultimi anni si sta assistendo, su scala mondiale, a un fenomeno di “umanizzazione” del capitalismo, una nuova tendenza che sta apportando novità significative all’assetto economico dell’imprenditoria internazionale.

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Sottovalutata sino a qualche decennio fa, la cosiddetta “economia sociale” (che poggia le sue fondamenta sulla filantropia) starebbe assumendo una posizione di rilievo nel panorama mondiale, proprio a causa della crisi economica che ha colpito il pianeta.

L’investimento in opere benefiche da parte dei pochi attori che hanno nelle proprie mani la maggior parte delle ricchezze del mondo, potrebbe avere effetti positivi non solo sulle singole persone in difficoltà, ma anche sui sistemi economici e sociali più deboli o comunque instabili, fungendo da traino per spingere le nazioni fuori dalla crisi.

Se a livello internazionale il foundrasing privato è una realtà consolidata, in Italia sono ancora poche le fondazioni e gli enti che possono contare su filantropi e mecenati che finanzino le proprie attività. Sebbene si tratti di un trend in crescita, la strada da compiere per la realizzazione, anche nel nostro Paese, di un’economia sociale attiva, è ancora lunga.

Spianare la strada alla finanza sociale è l’obiettivo del progetto Uman Foundation, coordinato da Giovanna Melandri, che punta a connettere le grandi imprese italiane con le più importanti fondazioni filantropiche internazionali.

La filantropia privata va professionalizzata, soprattutto in Italia. L’obiettivo di Uman Foundation è agganciare le nostre imprese agli enti internazionali dedicati alla filantropia, considerati oggi dei veri agenti di cambiamento sociale ed economico”, ha dichiarato il presidente del progetto.

Molti imprenditori da Diego Della Valle a Francesco Corallo aggiornamenti italiani come quelli su Michele Ferrero e la famiglia Benetton sembrano rivolgersi nella stessa direzione.

L’intervento di queste personalità di spicco dell’imprenditoria italiana, che va a coprire le esigenze più disparate (si va dal restauro di beni architettonici danneggiati o che necessitano di opere di manutenzione, all’implementazione di servizi e tecnologie nei Paesi del Terzo Mondo), ha generato un aumento del 10% delle iniziative benefiche finanziate da privati, una percentuale che è in lento ma costante aumento.

Le storie dei filantropi italiani raccontate in un sito web

La cultura del dono, del dare quel che si ha in più per aiutare chi non dispone del necessario, sopravvive non solo nei grandi nomi dell’imprenditoria italiana, ma anche in insospettabili Mecenati, poco noti al grande pubblico ma abbastanza ricchi da potersi permettere ingenti donazioni.

Dall’imprenditore novarese Cesare Ponti, che ha donato sin’ora oltre 400.000 euro a vari enti benefici locali, con i quali tutt’ora collabora attivamente, all’imprenditore di Lodi che preferisce restare anonimo, ma che con i suoi interventi ha migliorato la vita della sua comunità sociale, le storie dei moderni filantropi italiani sono raccontate dalla Fondazione Cariplo e raccolte sul loro sito, che testimonia anno dopo anno l’evolversi dell’attività filantropica in Italia.

Bill Gates e la “filantropia catalitica”

Uno dei più accaniti sostenitori dell’imprenditoria sociale è il magnate dell’elettronica Bill Gates, oggi dedito alle opere benefiche quasi a tempo pieno.

La teoria alla base di ogni sua azione filantropica, che il fondatore di Microsoft identifica come “filantropia catalitica”, mostra un duplice effetto positivo per ogni investimento effettuato: per chi possiede aziende che fruttano ogni anno miliardi e miliardi di utili, spendere una piccola parte del patrimonio in opere benefiche non modifica minimamente il bilancio complessivo, ma nello stesso tempo costituisce una spinta importante verso la soluzione dei problemi economici, sociali e ambientali della comunità, contribuendo attivamente alla rinascita dell’economia.

Una più celere risoluzione della crisi economica porterebbe dunque, sul lungo periodo, benefici e vantaggi a tutti gli attori coinvolti, grandi aziende incluse.

Fare del bene si sta rivelando, dunque, un’attività positiva e redditizia per tutti i soggetti coinvolti, inclusi gli stessi donatori.

Partendo dalla concentrazione delle ricchezze in poche mani, la filantropia potrebbe contribuire in modo rilevante alla ridistribuzione delle risorse economiche su scala mondiale, ed è proprio per questa ragione che si sta trasformando in una vera e propria area professionale, riconosciuta nelle grandi aziende mediante l’istituzione di interi reparti dedicati alla valutazione di progetti benefici.

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Luca M.

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