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Pagamento tasse: guida per correggere gli errori - BlogFinanza.com

Pagamento tasse: guida per correggere gli errori

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E’ possibile rimediare agli errori commessi nel pagamento delle tasse? La risposta è sì, visto che l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che sarà disponibile su Internet una guida per orientare i contribuenti italiani a rimediare ad eventuali errori nei versamenti dell’Irap, dell’Ires e dell’Irpef.

Nei casi di un “ravvedimento” attivo o “accondiscendenza” le sanzioni infatti saranno più che agevoli. Sarà possibile per tutti gli italiani scaricare infatti la guida completa alla voce “Agenzia delle Entrate 27/E” del 2 Agosto 2013. Ma in cosa consistono queste misure di “tolleranza” nei confronti dei contribuenti?

Ritardo breve: si tratta dell’imposta sull’ammanco del saldo complessivo. Il contribuente che versa il saldo (Irpef, Irap o Ires) con un mese di ritardo dovrà corrispondere una mora dello 0,4% solamente sulla parte mancante del versamento e non sull’intero saldo complessivo. Quindi qualsiasi versamento verrà visto come incompleto, ma non in ritardo. La sanzione quindi si applica solo sulla differenza tra la somma debita e quella già versata.

Un esempio pratico: ipotizziamo che un contribuente debba pagare un Irpef di 500 euro, ma ne versa 200 entro i 30 giorni successivi alla scadenza del pagamento e, quindi, con ritardo. La sanzione sarà del 30% sui 300 euro – cioè sulla differenza tra l’importo totale (500 euro) e il versamento effettuato (200 euro) – a cui verranno aggiunti i rimanenti 300 euro dovuti con gli interessi.

Quindi il contribuente deve pagare la somma del 30% sulla differenza, la parte rimanente da versare e i relativi interessi. Ma in caso di un “ravvedimento” attivo da parte del contribuente la percentuale si abbassa al 3%, oppure può pagare con una percentuale del 3,75% entro la data per la pubblicazione della dichiarazione inerente all’anno in cui è stato commesso l’ammanco. Tutto questo, però, solo e soltanto se il Fisco non avanza nessuna imputazione al contribuente.

Ravvedimento attivo: se, invece, nulla è già stato pagato e quindi il ravvedimento è stato insufficiente, si ricalcola il tutto a partire dal 16 giugno. Qualora il contribuente calcoli bene tutte le sanzioni e gli interessi, la percentuale è sempre del 30%. Quindi in base all’esempio precedente, se l’ammanco è di 300 euro, la percentuale sarà del 30% sui 300 euro.

La verifica del saldo: se il contribuente paga una somma inferiore al saldo dovuto, e c’è un avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate a cui non si è ovviato (caso di accondiscendenza) si potrà saldare la questione con un versamento a patto che la differenza dovuta non sia esagerata.

Sull'autore

Luca M.

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