Il caso rialzista delle azioni

Alcuni  analisti statunitensi sostengono che, per investire, questo sia il momento di passare dalle obbligazioni alle azioni.  Perché, invece, non le scorte? Questi analisti statunitensi ritengono che vi sia una possibilità maggiore di una maggior resa disponibile nei  dividendi azionari piuttosto che in quelli  che ci sono nelle obbligazioni. Proprio come succedeva nel 1982, è proprio lì, nelle azioni, che sembra esserci quel potenziale di apprezzamento del capitale che sembrerebbe non esistere proprio più nelle obbligazioni.

Questi analisti sostengono che con questa ripresa che cominciano a vedere negli Stati Uniti, le società non sono mai state così in forma e pronte a riprendersi. Sarebbero diversi i fattori che inducono a pensare così. In primo luogo dal momento che sono sopravvissute alla Grande Recessione. Si può sostenere che siano troppo “magre” ma hanno dovuto effettuare diversi tagli per riuscire a resistere. Il costo del lavoro statunitense è poi ben sotto controllo. In questo momnto negli States c’è un tasso di disoccupazione strutturalmente testardo ed alto, ma questi analisti pensano che pressione dei costi del lavoro non dovrà aumentare. Ma la stessa disuccupazione elevata degli Stati Unitiè un altro motivo che sicuramente ritengono favorisca le imprese.

Le imprese hanno meno pressioni per il lavoro a causa dei rapidi progressi nella tecnologia. Che si tratti di programmi software o di robotica, la tecnologia sta facendo passi da gigante, che spingono verso un calo dei costi di produzione del lavoro e verso lavorazioni sempre più fini. Le aziende statunitensi si sono anche diversificate. Le grandi aziende in America, ma anche le società internazionali di nome familiare,  in tutto il mondo hanno cercato e trovato nuove vie di business diversificandosi a livello globale, non solo di dove si vendono i loro prodotti, ma pure dove li fabbricano.

Bassi tassi di interesse non solo hanno permesso alle aziende di riorganizzare i propri bilanci, ma hanno permesso loro di raccogliere enormi quantità di capitali per la loro espansione, per i dividendi, i fondi a rainy day, o per qualsiasi altra esigenza aziendale. Le società non finanziarie americane si stima siano “sedue” su quasi 2 trilioni di dollari di denaro contante e strumenti liquidi. Ma nemmeno la Federal Reserve, che raccoglie tali dati, sembra saperlo veramente. Secondo l’IRS, che segue le aziende delle corporations USA in tutto il mondo, la Fed sottovaluta la reale entità di denaro aziendale. Secondo le stime dell’IRS è tre volte quello che viene riportato sui rapporti Fed.

 

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Luca M.

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