Italia: i salari crescono meno dell’inflazione

Il costo del carrello della spesa degli italiani continua a crescere, ma altrettanta dinamica non avviene per gli stipendi. E’ quanto certifica, nella giornata odierna, l’Istat. Secondo i dati dell’istituto di ricerca italiano, le retribuzioni contrattuali orarie nella media del 2012 sono aumentate dell’1,5% rispetto al 2011.

500 euro

Gli esperti, però, sottolineano che si tratta della crescita media annua più bassa dal 1983 a questa parte. E non va bene nemmeno sul fronte dei rinnovi contrattuali, dove 32 contratti – di cui 16 nella Pubblica Amministrazione – sono in attesa di rinnovo, per un totale di 3,7 milioni di lavoratori dipendenti.

Nel solo mese di dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha registrato un incremento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,7% rispetto a dicembre 2011.

Nella media dell’anno da poco concluso la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e l’inflazione (+3,0%), su base annua, è stata di 1,5 punti percentuali. Quindi la crescita dei prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari. Si tratta del divario maggiore, a sfavore delle retribuzioni, dal 1995.

Secondo il Codacons, “un divario dell’1,5% tra retribuzione ed inflazione significa, tradotto in cifre, che una famiglia di tre persone ha avuto nel 2012 una perdita del potere d’acquisto equivalente a 524 euro. Questa tassa invisibile sale ovviamente per le famiglie più numerose (577 euro per una famiglia di 4 persone).

Commentando i dati, il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha detto che “questo Paese si sta esplicitamente impoverendo e una delle ragioni del suo impoverimento è la rassegnazione con cui si fa il blocco dei contratti pubblici, si è scelto da parte dei due precedenti governi di affrontare questa crisi con l’abbassamento del valore del lavoro e delle sue retribuzioni”. La priorità è quindi “tutelare il potere d’acquisto”.

Per il Codacons “il prossimo Governo, se vuole rilanciare i consumi e la crescita, dovrà porre al centro dell’agenda il ripristino della rivalutazione delle pensioni e delle retribuzioni dei dipendenti pubblici ed il congelamento, almeno fino al 2015, di tutte le tariffe, dalle multe per le violazioni al codice della strada al canone Rai, dai pedaggi autostradali al gas, dalla luce all’ormai imminente stangata Tares”.

“Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione“, prosegue la nota Istat.

I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari bevande e tabacco (3,6%); chimiche (3,3%), legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (per entrambi gli aggregati 3,0%). Si registrano, invece, variazioni nulle per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione, interessata dal blocco delle retribuzioni.

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Luca M.

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