Bankitalia: “2013 italiano ancora debole, Pil in calo”

Anche per buona parte dell’anno in corso la debolezza economica in Italia dovrebbe perdurare. La Banca d’Italia, infatti, ha rivisto al ribasso le stime economiche per il nostro Paese. Nel Bollettino Economico di gennaio 2013 si nota una riduzione delle previsioni del Pil per il 2013. Solamente dal 2014 tornerà il segno +: 0,7%.

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La debolezza è stata confermata dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Durante una lectio magistralis all’Università di Firenze, il numero uno di via Nazionale ha ribadito che il 2013 “sarà un anno ancora difficile”, con una “ripresa lenta e difficile” nel secondo semestre e nel quale solo “un disegno organico di riforma” potrà portare “guadagni di competitività”. Sempre attraverso le riforme l’Italia potrà centrare una ulteriore riduzione dello spread.

Pur precisando che “l’equilibrio dei conti è la precondizione per il successo”, Visco ha ricordato che “le critiche secondo cui la cosiddetta regola del debito imporrebbe un orientamento permanentemente restrittivo alla politica di bilancio sono infondate”. Visco è stato contestato da parte di alcuni studenti, che hanno manifestato il loro dissenso nei confronti della presenza del governatore in Università. La polizia ha sgomberato l’Aula Magna dopo che gli studenti avevano interrotto il discorso di Visco con i loro slogan (“fuori i banchieri dall’Università”).

Nel 2012 la Banca d’Italia ha stimato un calo del Pil pari al 2,1% ed ha rivisto al ribasso le previsioni per il 2013. Il Pil, come si legge nel bollettino, scenderà dell’1% alla fine del 2013 e non del – 0,2% come inizialmente previsto e questo a causa del “peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti”.

Nel documento di sintesi del bollettino, gli esperti precisano che “lo scenario prefigura tuttavia un ritorno alla crescita nella seconda metà dell’anno, sia pure su ritmi modesti e con ampi margini di incertezza”. Il rilassamento finanziario e quindi la graduale ripresa degli investimenti, “nonché il parziale miglioramento del clima di fiducia”, dovrebbero favorire la ripartenza economica. “In tale quadro”, annunciano da Bankitalia, “la dinamica del prodotto resterebbe comunque negativa nella media del 2013 e tornerebbe lievemente positiva nel 2014”. Per l’anno prossimo la previsione è positiva per lo 0,7%.

La Banca d’Italia elenca cinque fattori alla base della differenza fra le precedenti stime di luglio (confermate poi a ottobre) e il peggioramento attuale: i più elevati costi di finanziamento per il settore privato a seguito dell’aumento degli spread sui titoli di Stato, la maggiore difficoltà di accesso al credito per le imprese, gli effetti diretti delle manovre di risanamento dei conti pubblici, il rallentamento del commercio internazionale e infine i riflessi dell’aumento dell’incertezza e del connesso calo della fiducia sulla domanda interna.

Per il 2013, spiega Via Nazionale, la riduzione della crescita è attribuibile per circa un punto percentuale al deterioramento dell’economia globale e della domanda estera e, per un ammontare sostanzialmente analogo, alle misure di bilancio. E’ invece inferiore il contributo negativo proveniente dalle condizioni finanziarie e dall’incertezza: insieme a un impatto più contenuto delle difficoltà di accesso al credito, nel 2013 verrebbe meno, grazie alla riduzione degli spread sovrani, anche l’effetto negativo dei tassi di interesse. Alla minore incertezza infine contribuisce la stabilizzazione, sia pur su bassi livelli, degli indici di fiducia delle imprese osservata nei mesi recenti.

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Luca M.

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