Agenzie di rating: ecco tutte le modifiche definite in Europa

Si stringe il cerchio intorno alle agenzie di rating, le società che esprimono giudizi di merito creditizio sugli emittenti di debito internazionali, dalle singole aziende agli Stati (Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch le più influenti).

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Il Parlamento europeo ha approvato durante la seduta di Strasburgo le norme “per ridurre l’eccessivo affidamento ai rating su debito sovrano e operatori finanziari”. Immediato il commento del commissario al Mercato interno e ai Servizi finanziari, Michel Barnier, che ha salutato il voto come “un altro passo importante nella nostra agenda per rafforzare la regolamentazione finanziaria e nella nostra risposta alla crisi finanziaria”.

Le agenzie, ha sottolineato, “dovranno essere più trasparenti quando daranno il rating agli Stati sovrani e dovranno seguire regole più strette che le renderanno più responsabili per errori intenzionali o di negligenza”. Non solo: secondo Barnier, le nuove regole “contribuiranno ad accrescere la competizione nell’industria del rating, dominata da pochi attori di mercato”.

Le robuste modifiche vanno dai meccanismi di emissione dei rating, alla “responsabilizzazione” delle società stesse, fino all’incentivazione dell’adozione di modelli di rating interno.

Debito pubblico. I rating non richiesti sul debito sovrano potranno essere pubblicati due o tre volte l’anno, in date stabilite in precedenza. Inoltre, questi rating potranno essere pubblicati solo dopo la chiusura dei mercati europei e almeno un’ora prima dell’apertura. Alla fine di dicembre di ogni anno le agenzie di rating renderanno noto un calendario per i 12 mesi successivi, con la data di pubblicazione di non più di tre valutazioni non sollecitate. Potranno pubblicarne di più solo a fronte di giustificazioni dettagliate o se richieste da uno Stato. In ogni caso, anche per le imprese, le agenzie dovranno avvisare l’oggetto della valutazione almeno un giorno lavorativo prima in modo da rendere possibile una correzione dell’ultima ora. Dovranno astenersi invece dai “suggerimenti” di politica economica e dai giudizi politici, per prevenire i rischi di contagio. Stop al rilascio di dichiarazioni che annunciano la revisione di un determinato gruppo di Paesi “anche qualora siano corredate di relazioni sui singoli Stati”. E’ decaduta la proposta ventilata di consentire agli Stati di impedire in determinati periodi la pubblicazione del rating.

Responsabilità. Gli investitori che basano le loro attività sui rating potranno citare in giudizio un’agenzia nel caso in cui la variazione di giudizio emanata sia in contrasto con le nuove regole previste dalla legislazione, sia intenzionalmente che per forte negligenza, indipendentemente dalla presenza di un contratto fra le parti. Le violazioni includono anche, ad esempio, la pubblicazione di una notazione compromessa da un possibile conflitto d’interessi. Di fatto, potranno chiedere i danni per i rating che si rivelano infondati.

Giudizi interni e piattaforma Ue. Le norme hanno una ratio ben chiara. Svincolarsi nel giro di pochi anni dal giudizio delle agenzie. Secondo i regolatori, infatti, gli istituti di credito e quelli di investimento devono essere invitati a sviluppare al loro interno le “capacità di valutare il rischio creditizio”. Alla Commissione Ue è affidato il compito di tracciare delle linee guida, ma l’obiettivo al 2020 è quello di non fare più riferimento ai rating esterni e rompere così il vincolo che obbliga alcune istituzioni finanziarie a vendere i titoli di società colpite da downgrade. Per valutare meglio il rischio di credito della finanza strutturata, gli investitori avranno comunque libero accesso a una “piattaforma europea dei rating” nella quale saranno inseriti tutti i rating emessi su una specifica società o su strumenti finanziari. L’Esma, la Consob comunitaria, pubblicherà sul sito web una pagina apposita per gli strumenti finanziari strutturati. Esclusa al momento, per i costi eccessivi, l’idea di un’agenzia di rating europea, ma entro il luglio 2016 ci sarà una nuova verifica sul settore e – in caso si riveli necessario – un nuovo intervento normativo.

Concorrenza. Cambiare agenzie con una frequente rotazione per aumentare la concorrenza e mitigare i rischi. Gli emittenti di finanza strutturata con asset ricartolarizzati, che pagano per ottenere un rating, dovranno cambiare agenzia ogni quattro anni. Dalla misura sono esclusi quelli che si rivolgono alle “piccole agenzie”, favorite dalla normativa, che invita a tenerle in considerazione. Fuori dall’obbligo anche gli emittenti che usano almeno 4 agenzie che valutano oltre il 10% del totale degli strumenti finanziari strutturati esistenti. A seconda dei casi, poi, c’è l’obbligo di rivolgersi ad almeno due agenzie.

Conflitto d’interesse. Un’agenzia non potrà pubblicare rating, o dovrà comunque informare il pubblico sull’esistente conflitto d’interessi, nel caso in cui un azionista o un socio, in possesso di almeno il 10% dei diritti di voto, abbia investito nel soggetto valutato. Le nuove regole impediscono a chiunque di possedere più del 5% di diverse agenzie, salvo che queste non appartengano allo stesso gruppo.

“Con questo nuovo regolamento – ha sottolineato l’europarlamentare del Pd, Leonardo Domenici, relatore del provvedimento – facciamo dei passi in avanti: le novità introdotte sono pienamente coerenti con l’ispirazione di fondo di questo provvedimento che è quella di favorire il rating interno, di avere una pluralità di voci affidabili e comparabili al servizio degli investitori e di mettere in discussione l’oligopolio che ha caratterizzato fino ad oggi l’offerta del rating”. Il Parlamento si è espresso con 579 voti favorevoli, 58 contrari e 60 astenuti. Ora manca solo il via libera formale dei governi.

Fonte: repubblica.it/economia

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Luca M.

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