Accesso al credito? Sempre più penalizzato

Un problema annoso per il comparto produttivo, e non solo, è quello dell’accesso al credito. Secondo i dati che sono stati resi pubblici dalla Banca d’Italia, le banche italiane hanno irrigidito notevolmente i loro criteri, già abbondantemente limitativi, per la concessione di prestiti, mutui e finaziamenti per le imprese, durante l’ultimo trimestre del 2012. questa nuova stretta si va a sommare a tutte le pastorie che imbrigliano il settore produttivo e gli impediscono di investire. Una dopo l’altra si sono sommate sulle imprese diversi problemi che ne tarpano gli investimenti, lo sviluppo e la ricerca di nuovi sbocchi.

Le condizioni creditizie, dall’inizio della crisi, per le imprese ed i cittadini si sono abbondantemente irrigidite, facendo si che l’accesso al credito sia diventato quasi come una delle mitologiche fatiche di Ercole. Queste nuove condizioni creditizie sono diventate penalizzanti se non proibitive, per imprese e cittadini. Bisogna tuttavia registrare che questo comportamento risulta essere unicamente in atto in Italia e non nel resto dei paesi europei. Negli altri paesi europei, anche in difficoltà come il nostro, aziende e persone riescono ancora ad accedere al credito con tariffe migliori di quelle che si trovano nel nostro paese.

L’indagine della Banca d’Italia evidenzia che l’accesso al credito è peggiorato per il 26% delle aziende italiane nel terzo trimestre del 2012. Eppure sappiamo bene tutti che anche le banche italiane hanno attinto ai prestiti triennali della BCE. Attualmente gli istituti di credito italiani non hanno più problemio nel raccogliere fondi sui mercati, come invece facevano all’inizio del 2012. Eppure l’offerta delle banche è stata ridotta per le attese negative degli andamenti economici. La banca ha paura dell’aumento dei prestiti in sofferenza, quindi ne fa il meno possibile e solo a chi reputa lo possa restituire. I dati presentati dalla Banca d’Italia evidenziano che oltre alla stretta creditizia, le banche abbiano tagliato il volume del denaro prestato ma abbiano anche aumentato le garanzie richieste per l’ottenimento di un prestito e abbiano ridotto i tempi di prestito.

Insomma penalizziamo maggiomente l’industria italiana, così potrà avere più agio, per esempio quella tedesca, che non ha tutti questi problemi e potrà riempire le fette di mercato che l’Italia non riesce più a soddisfare. A quel punto, come potremo mai uscire dalla crisi? 

La produzione industriale italiana è diminuita nel novembre dello scorso anno per il secondo mese consecutivo, assestandosi ad un – 0,4% rispetto al mese di ottobre, che aveva registrato un calo dello 0,6% rispetto al mese precedente, secondo le stime del Centro Studi di Confindistria. L’indice del quarto trimestre è stato del – 1,2%. Quindi a fine dell’anno scorso si è registrato il massimo divario con il periodo pre-crisi (aprile 2008) che si è assestato ad un valore medio del -23,9%.

Tutti i comparti produttivi italiani erano, qundi, ben distati dai valori che avevano prima della crisi, dal settore farmaceutico calato solo dell’1,9% fino a quello della lavorazione del legno, settore crollato continuamente dall’inizio della crisi, che ha raggiunto ben il -48,2%. La dinamica delle costruzioni ha presentato un calo del 35,7%, ma ha una dinamica ancora peggiore perchè gravato dalla difficoltà legata alla nuova tassazione ed alla difficoltà di accedere ad un mutuo.

Le difficoltà del settore produttivo italiano sono destinate a proseguire ancora per un po’, secondo le indicazioni di tutte le indagini svolte presso le imprese ed i rapporti che vengono pubbicati sulla situazione.

Un problema annoso per il comparto produttivo, e non solo, è quello dell’accesso al credito. Secondo i dati che sono stati resi pubblici dalla Banca d’Italia, le banche italiane hanno irrigidito notevolmente i loro criteri, già abbondantemente limitativi, per la concessione di prestiti, mutui e finaziamenti per le imprese, durante l’ultimo trimestre del 2012. questa nuova stretta si va a sommare a tutte le pastorie che imbrigliano il settore produttivo e gli impediscono di investire. Una dopo l’altra si sono sommate sulle imprese diversi problemi che ne tarpano gli investimenti, lo sviluppo e la ricerca di nuovi sbocchi.

Le condizioni creditizie, dall’inizio della crisi, per le imprese ed i cittadini si sono abbondantemente irrigidite, facendo si che l’accesso al credito sia diventato quasi come una delle mitologiche fatiche di Ercole. Queste nuove condizioni creditizie sono diventate penalizzanti se non proibitive, per imprese e cittadini. Bisogna tuttavia registrare che questo comportamento risulta essere unicamente in atto in Italia e non nel resto dei paesi europei. Negli altri paesi europei, anche in difficoltà come il nostro, aziende e persone riescono ancora ad accedere al credito con tariffe migliori di quelle che si trovano nel nostro paese.

Insomma penalizziamo maggiomente l’industria italiana, così potrà avere più agio, per esempio quella tedesca, che non ha tutti questi problemi e potrà riempire le fette di mercato che l’Italia non riesce più a soddisfare. A quel punto, come potremo mai uscire dalla crisi?

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Luca M.

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