La previsione per la produzione italiana e l’affossamento da parte delle banche

La produzione industriale italiana è diminuita nel novembre dello scorso anno per il secondo mese consecutivo, assestandosi ad un – 0,4% rispetto al mese di ottobre, che aveva registrato un calo dello 0,6% rispetto al mese precedente, secondo le stime del Centro Studi di Confindistria. L’indice del quarto trimestre è stato del – 1,2%. Qundi a fine dell’anno scorso si è registrato il massimo divario con il periodo pre crisi (aprile 2008) che si è assestato ad un valore medio del -23,9%

Tutti i comparti produttivi italiani erano, qundi, ben distati dai valori che avevano prima della crisi, dal settore farmaceutico calato solo dell’1,9% fino a quello della lavorazione del legno, settore crollato continuamente dall’inizio della crisi, che ha raggiunto ben il -48,2%. La dinamica delle costruzioni ha presentato un calo del 35,7%, ma ha una dinamica ancora peggiore perchè gravato dalla difficoltà legata alla nuova tassazione ed alla difficoltà di accedere ad un mutuo da parte degli acquirenti.

Le difficoltà del settore produttivo italiano sono destinate a proseguire ancora per un po’, secondo le indicazioni di tutte le indagini svolte presso le imprese ed i rapporti che vengono pubbicati sulla situazione.

Le imprese italiane hanno diminuito la domanda di credito nel terzo trimestre del 2012. Lo stesso andamento si è avuto anche per idue trimestri precedenti. L’andamento è lento ma costante.

Questo non richiedere più prestiti al sistema creditizio dimostra che le imprese, quindi, non se la sentono più di investire. Allora niente ammodernamento, nessun nuovo strumento di lavoro, nessuna richiesta per finanziare scorte o nuove produzioni. Insieme alla richiesta di credito sembra si sia quasi fermata pure l’impresa italiana.

Il calo della domanda dei prestiti, però, è limitato, se non addirittura bloccato, non solamente dalla recessione ma anche dal costo troppo elevato che il denaro ha assunto nel nostro paese. Ma una delle cause della recessione stessa è imputabile alla restrizione che il sistema bancario italiano sta mettendo in atto, nonostante tutti gli aiuti che lo stesso sistema bancario ha ricevuto dalla Banca Centrale Europea.

Secondo un’indagine dell’ISTAT, la disponibilità di liquidità per il settore delle imprese manifatturiere, quelle che tirano il carretto dell’economia per intenderci e creano posti di lavoro, è drammaticamente ridotto rispetto alle esigenze del comparto. Anche da questo punto di vista, le previsioni delle imprese italiane è funerea, la liquidità è scarsa e lo sarà sempre di più.

 

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Luca M.

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