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L'Italia prevista da Confindustria

L’Italia prevista da Confindustria

 Qualcuno riesce già a scorgere i primi timidi germogli della futura ripresa. Le previsioni per il 2013 fatte dal Centro Studi di Confindustria sembrano dare speranza alla voglia di ripresa. Già dalla seconda parte di quest’anno dovrebbero essere favorite policihe di bilancio meno restrittive nel nostro paese come in gran parte dell’Europa. Questo dovrebbe cominciare a far intravedere un’accenno di accelerazione del commercio globale e da una migliore posizione dell’euro sui mercati finanziari. Finalmente La crisi dei debiti sovrani dell’eurozona dovrebbe calmarsi, allentando le tensioni finanziarie che hanno caratterizzato questi unltimi mesi. Finalmente anche la domanda interna potrebbe dare segni di riprendersi, facendo riprendere a risalire la fiducia dei cittadini europei, facendo innescare una ripresa, anche se lievissima.

Secondo gli analisti di Confindustria, gli indicatori avrebbero cominciato a dare i primissimi segni di stabilizzazione. Uno di questi, l’anticipatore OCSE, che preannuncia le svolte dei cicli nell’arco di un paio di trimestri, avrebbe invertito il suo andamento riprendendo lentamente a salire.

La fiducia delle imprese manifatturiere ha toccato il minimonello scorso mese di maggio e continua ad oscillare intorno a tale valore, eppure sembra che il suo andamento tendenziale è in leggerissima crescita, anche se resta su livelli ancora molto bassi. I valori sono al monimo che corrisponde ai valori del 2009, ma riprendono i giudizi favorevoli sugli ordini dei beni di consumo e strumentali.

Tuttavia ci sono tanti altri indicatori a dare segnali contrastanti, con questi refoli di entusiasmo. La disoccupazione è ancora molto alta, l’edilizia è in grave difficltà, l’industria è enormemente in sottoutilizzo. Non dobbiamo dimenticare il credit crunch, o stretta creditizia, che rappresenta un calo significativo o l’inasprimento delle condizioni dell’offerta del credito allle aziende, in questo periodo di termine di questo prolungato periodo di crisi. Questa difficoltà di accesso al credito è in grado di accentuare la fase recessiva e di allungare la coda della crisi.

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Luca M.

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