Ma ci si può fidare dei dati sull’inflazione?

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Molti analisti statunitensi stanno pronosticando  che negli Stati Uniti ci sarà un aumento generico dell’inflazione nel 2013 del 2%. Ma ce n’è una parte che sostiene che è un valore troppo  limitato. Questi analisti lo sostengono verificando gli aumenti delgi indici degli ultimi anni.  L’indice Thomson Reuters / Jeffries CRB Commodity, per esempio, ha chiuso di recente a poco più di 300, circa il doppio del suo valore di dieci anni fa. E dopo un periodo di debolezza nel 2011-12, l’indice ha recentemente mostrato una rinnovata forza. Vuol dire che ha avuto un raddoppio in dieci anni che può non sembrare molto impressionante, ma questo corrisponde ad un tasso di crescita del 7% annuo. Ne consegue che solo se gli elementi di base di tutto ciò che consumiamo hanno un aumento di prezzo del 7% annuo, potrebbe esser impossibile da credere un aumento generale delle tariffe solo del 2% per il futuro.

In un certo senso, si è fortunati quando si tratta delle oscillazioni dei prezzi del gas naturale, che grazie alle nuove tecniche di “fracking” i prezzi del gas naturale degli Stati Uniti sono stati tagliati a metà corso negli ultimi quattro anni. Ciò ha dato a consumatori e produttori una spinta ma ha mantenuto l’inflazione.  Ma la cattiva notizia è che i prezzi del gas naturale sembrano aver toccato il fondo intorno ad aprile 2012 e sono ormai ben al di sopra la loro minimo. Entrando nel 2013, un aumento dei prezzi del gas naturale potrebbe essere oggetto dell’inflazione, come sul lato delle materie prime.

Un ulteriore fattore che tende a far aumentare l’inflazione è la tendenza delle statistiche ufficiali nel sottostimare. Questo è già stato visto per quanto è successo in Argentina, dove l’inflazione reale ha un inice reale di circa il 30%, mentre l’inflazione ufficiale nella segnalazione dei dati è del 10%. Allo stesso modo, gli indici ufficiali dei prezzi degli Stati Uniti dal 1996 sono stati “distorti” verso il basso. Qualcuno suppone che sottostimare gli indici dei prezzi possa aver avuto il presunto vantaggio “edonistico” per il settore tecnologico. L’effetto di questo sottostimare sembra essere circa l’1% l’anno.

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Luca M.

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