Pil Italia nuovamente in calo e sale il rischio povertà

Nel terzo trimestre del 2012, il prodotto interno lordo italiano è calato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto al terzo trimestre dell’anno passato. E’ quanto comunica l’Istat che va a confermare la propria stima preliminare. E’ questo il quinto trimestre consecutivo in cui si registra un calo della crescita economica nel Belpaese.

Un nuovo, e pesante, calo si registra anche in ambito di produzione industriale; nel mese di ottobre 2012 l’indice calcolato dall’Istat scende dell’1,1% rispetto a settembre 2012. Nella media del trimestre agosto-ottobre l’indice ha registrato una flessione dello 0,5% rispetto al trimestre immediatamente precedente.

Corretto per gli effetti di calendario, l’indice è diminuito del 6,2% in termini tendenziali (i giorni lavorativi sono stati 23 contro i 21 di ottobre 2011). Si tratta del quattordicesimo calo consecutivo su base annua. Nella media dei primi dieci mesi dell’anno la produzione è diminuita del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’istituto di statistica, nel rapporto sul reddito e sulle condizioni di vita, sottolinea poi che oltre il 25% degli italiani risulti essere a rischio povertà o esclusione sociale. Nel 2011, spiega l’istat, il 28,4% dei residenti in Italia è a rischio secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia «Europa 2020».

L’indicatore deriva dalla combinazione del rischio di povertà (calcolato sui redditi 2010), della severa deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro ed è definito come la quota di popolazione che sperimenta almeno una delle suddette condizioni. Il rischio di povertà o esclusione sociale è più elevato rispetto a quello medio europeo (24,2%), soprattutto per la componente della severa deprivazione (11,1% contro una media dell’8,8%) e del rischio di povertà (19,6% contro 16,9%).

Le famiglie più esposte al rischio di deprivazione sono quelle più numerose e/o con un basso numero di percettori di reddito. Si trovano più spesso in condizioni di disagio le famiglie monoreddito, come gli anziani soli e i monogenitori, e quelle con tre o più figli minori. Il 50% delle famiglie ha percepito, nel 2010, un reddito netto non superiore a 24.444 euro l’anno, circa 2.037 al mese. Nel Sud e nelle Isole, metà delle famiglie percepisce meno di 19.982 euro (circa 1.665 euro mensili).

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Luca M.

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