Bitcoin entrano nel quadro RW della dichiarazione dei redditi

Quante volte ci si è chiesto se davvero i Bitcoin possono entrare a far parte della dichiarazione dei redditi e quindi soggetti a tassazione oppure no?

Siamo certi che sono tante le volte che ne abbiamo parlato che non abbiamo neanche il conto. Oggi invece cercheremo di far luce su questo punto anche sulla base di quelle che sono le questioni sollevate dal governo e a cui ha cercato di far luce l’agenzia delle entrate.

Bitcoin e dichiarazione dei redditi qual è la posizione dell’Agenzia delle Entrate?

La sua decisione è stata presa ed espressa nell’interpello numero 956-39/2018. Secondo quanto da essa affermato, oggi i Bitcoin entrano nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.

In questo caso, il trattamento fiscale delle criptovalute si presta a divenire ancora una volta oggetto di scontro tra chi vorrebbe farlo passare come qualcosa di istituzionale e chi invece no.

Si tratta di un argomento ancora una volta che anima gli animi di tutti i trader, che si pone anche al centro dell’interesse dell’Agenzia delle entrate la quale ha fornito alcuni chiarimenti su questo aspetto complesso anche se oggi è sempre in cerca di una disciplina chiara.

Quello che sappiamo per certo è che la tassazione della plusvalenza viene indicata nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, ma non vi è nessun obbligo di IVAFE.

Sono questi i punti chiave di oggi, usciti fuori dalla risposta all’interpello n. 956-39/2018 fornita dall’Agenzia delle entrate proprio a seguito di un quesito presentato da un soggetto a gennaio del 2018.

Bitcoin in dichiarazione dei redditi: posizione reale dell’Agenzia delle Entrate

Agenzia delle entrate

Bitcoin in dichiarazione dei redditi: posizione dell’Agenzia delle Entrate

Interpello numero 956-39/2018 dell’Agenzia delle Entrate-Direzione Regione Lombardia in materia di trattamento fiscale dei bitcoin.

Il caso

Il quesito viene posto da un lavoratore frontaliero che è dipendente in Svizzera e che nel 2013 ha acquistato alcuni bitcoin, su un sito exchanger, e li ha depositati su un proprio address privato.

Nel 2017 però il contribuente ha utilizzato parte dei bitcoin per acquistare 3kg di oro da investimento da intermediario estero. Questi hanno consentito l’acquisto di oro direttamente tramite bitcoin i quali sono poi stati trasferiti presso un depositario estero.

Secondo la soluzione interpretativa del contribuente, l’operazione di vendita di bitcoin in cambio di oro non sarebbe assoggettata a tassazione.

La posizione dell’Agenzia delle entrate

Secondo quanto disposto dall’amministrazione finanziaria vi è sempre da considerare la tesi secondo sui il bitcoin è una tipologia di moneta Virtuale, alternativa a quella tradizionale avente corso legale. La sua circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori privati.

Si tratterebbe di una posizione in linea con la definizione contenuta nella disciplina antiriciclaggio. Questa infatti afferma che le valute virtuali sono strumenti di pagamento alternativi a quelli tradizionalmente utilizzati negli scambi di beni e servizi.

Per tale esse sono definite come rappresentazione digitale di valore trasferite, archiviate e negoziate elettronicamente.

Quindi da qui ne possiamo ricavare che le valute virtuali ad oggi presentano 2 importanti caratteristiche che di seguito analizzeremo:

  1. Hanno natura digitale.
    Per tanto essendo state create, memorizzate e utilizzate attraverso dispositivi elettronici possono essere conservate in portafogli elettronici definiti come wallet, che sono per altro liberamente accessibili e trasferibili dal titolare, in qualsiasi momento senza bisogno dell’intervento di terzi.
  2. Sono generate sulla base di algoritmi matematici.
    essendo tali sono generate da processi di mining, da soggetti che creano e sviluppano algoritmi ovvero o cosiddetti miner.

Invece in merito al trattamento fiscale applicabile alle operazioni relative alle valute virtuali, si deve notare che l’Agenzia delle entrate ad oggi distingue il caso degli operatori professionali dai soggetti che operano fuori dal regime di impresa. In questo caso si deve prestare particolare attenzione a questa differenza.

Infatti i primi, svolgono attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin e lo fanno in modo professionale ed abituale. Questi in quantio tali non possono non essere soggetti a IRES, IVA e IRAP, oltre agli obblighi di adeguata verifica della clientela, come anche di registrazione e di segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio.

Al contrario, invece, per quanto attiene alle persone fisiche le quali detengono i bitcoin (o altre valute virtuali) che non lo fanno per lavoro e quindi svolgono tale attività al di fuori dell’attività d’impresa devono seguire i principi generali che regolano le operazioni che hanno ad oggetto valute tradizionali. In questo caso si deve osservare:

  1. Tutte le cessioni a pronti di valuta virtuale, ovvero quelle che hanno come oggetto le transazioni in cui si ha lo scambio immediato di una valuta contro una valuta differente, altro non fanno se non dare origine a un reddito diverso, soprattutto nel caso in cui la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore pari a euro 51.645,69 e che tale rimanga per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.
    Questo è stabilito ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter, del TUIR.
    Pertanto, ai fini della eventuale tassazione del reddito diverso, si deve prestare attenzione alla verifica della conversione di bitcoin con altra valuta virtuale (oppure da valute virtuali in euro) che potrebbe avvenire per effetto di una cessione a termine o invece se la giacenza media del wallet abbia superato il controvalore in euro di 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.
  2. I redditi derivanti dalle operazioni realizzate sul mercato FOREX e da Contract for Difference (CFD) i le quali si pongono come oggetto le valute virtuali, costituiscono sì redditi diversi secondo anche quanto disposto ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quater, del TUIR.
    Questi redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, costituiscono oggi redditi diversi di natura finanziaria che devono essere indicati nel quadro RT della Modello Redditi – Persone Fisiche e sono soggetti ad imposta sostitutiva con aliquota del 26%.

Il monitoraggio fiscale

Secondo quanto disposto dal documento di prassi dell’Agenzia delle entrate la quale si è decisa ad affrontare la questione relativa agli obblighi di monitoraggio fiscale e che riguardano i soggetti che detengono investimenti e attività estere di natura, tra cui le valute virtuali, oggi essi si vedono obbligati a presentare il quadro RW della dichiarazione dei redditi ai sensi del decreto legge n. 167 del 1990.

In merito a quanto disposto si deve anche affermare che:

l’Amministrazione finanziaria, applicando i principi generali sulle valute tradizionali e le disposizioni in materia di antiriciclaggio, ritiene che le valute virtuali devono essere oggetto di comunicazione attraverso il citato quadro RW, indicando alla colonna 3 (“codice individuazione bene”) il codice 14 – “Altre attività estere di natura finanziaria”.

Si deve anche considerare il fatto che nella dichiarazione il possessore di bitcoin dovrà indicare un controvalore in euro alla data del 31 dicembre del periodo di riferimento, per il primo anno di detenzione tale valore sarà determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale.

Invece per gli anni a venire, il contribuente dovrà indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale vendute in corso d’anno.

Infine si deve anche considerare che l’Agenzia delle entrate ha precisato che in capo al possessore di valute virtuali non sorgono obblighi di pagamento dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari che sono detenuti all’estero (c.d. IVAFE), in quanto tale imposta si applica ai depositi e conti correnti esclusivamente di natura bancaria.

>>Leggi ancheInvestire in criptovalute con il trading: comprare Bitcoin e altre criptovalute

Considerazioni e Conclusioni

Analizzato il caso specifico, e applicando gli stessi principi al caso oggetto di interpello, si deve considerare il fatto che anche l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che in un singolo periodo d’imposta, la giacenza di bitcoin deve aver superato il controvalore in euro di 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta, allora anche le operazioni di cambio effettuate in tale periodo d’imposta sono soggette a tassazione per effetto del combinato disposto dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter, e comma 1-ter, del Testo unico delle imposte sui redditi approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.

Vale lo stesso principio all’operazione di acquisto di oro, in quanto:

Qualora i bitcoin detenuti abbiano superato il valore di euro di 51.645,69, per almeno 7 giorni lavorativi nel periodo d’imposta 2017, l’acquisto dell’oro avrà comportato il realizzo di una plusvalenza, per effetto del prelievo dei bitcoin dal wallet, che deve essere indicata nel quadro RT della Dichiarazione dei Redditi – Persone Fisiche e assoggettata ad imposta sostitutiva con aliquota del 26 per cento.

Infine, si deve anche far presente che il contribuente è tenuto alla compilazione del quadro RW, sia in relazione all’oro detenuto che ai bitcoin eventualmente ancora detenuti al termine del periodo d’imposta.

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Tommaso Piccinni

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