Investire in Obbligazioni subordinate, conviene? Grandi affari (per pochi) con il decreto salva risparmio

Tiene banco ancora una volta la questione del fallimento delle banche Italiane e il salvataggio di queste da parte dello Stato. Prima lo abbiamo visto con il salvataggio di Banca Etruria e di altre 4 banche, poi nuovamente con il salvataggio della MPS.

Un tema molto importante che non tutti trattano è il tema delle obbligazioni subordinate delle banche in crisi. Un tema molto importante e del momento visto e considerato che in Italia ormai è un tema frequente.

Le banche italiane, hanno mostrato un andamento a U, che ha fatto già fare affari a qualche grande investitori. Ovviamente il tutto a scapito del contribuente che continua a pagare. Ma vediamo bene di cosa si tratta.

Obbligazioni subordinate, affari per pochi

Non vi sono importanti cambiamenti nel 2017. Anzi, il 2017 si apre allo stesso modo del 2016. In questo caso, ci si trova ancora una volta alle prese con la crisi delle banche italiane.

La novità principale rispetto però all’anno appena trascorso è che il varo del decreto “salva risparmio”, il quale prevede uno stanziamento di risorse per 20 miliardi di euro per altro soldi pubblici, di fatto s’imbarca nel salvataggio della MPS.

Questo processo autorizza la nazionalizzazione della banca secondo le forme che vedremo a seguito dell’attuazione del piano del Tesoro.

Grazie al decreto del governo Gentiloni, emanato in data 22 dicembre 2016, assistiamo ad un progressivo spartiacque per la crisi del comparto.

Lo si nota questo nelle ultime sedute sul mercato delle obbligazioni subordinate. In questo caso i titoli di credito più a rischio nel caso si tratti di banche a rischio, sono le azioni e le obbligazioni.

Lo abbiamo visto prima con il bail-in (maggiori approfondimenti sono di disponibili su: Bail-in: crisi bancaria (MPS) Monte dei Paschi di Siena, ATLANTE, decreto salva banche, consigli per salvare i risparmi) entrato in vigore appena un anno fa.

Questo difatti, azzera le azioni nel caso di salvataggio delle banche (si deve trattare di salvataggio pubblico) secondo il principio del burden sharing, ovvero della condivisione dei costi tra stato e investitori privati.

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Per comprendere meglio quello che stiamo dicendo dobbiamo dare uno sguardo a quello che è avvenuto nelle ultime sedute al mercato dei bond bancari.

Partiamo dai subordinati 15 maggio 2018 Upper Tier II di MPS. Questi sono stati emessi nel lontano 2008 per oltre 2 miliardi di euro e in mano a 40.000 risparmiatori retail. Al momento è stimato che solo il 10% degli obbligazionisti attuali abbia acquistato questi titoli all’atto della loro emissione.

I bond e le azioni MPS sono sospese dalle contrattazioni sin dal 22 dicembre scorso. Restano quindi in attesa di un vero e proprio varo del decreto. Queste però resteranno ancora una volta sospese fino a quando il mercato non avrà chiaro il quadro delle informazioni necessarie al fine di procedere alle negoziazioni, essendo in corso l’intervento statale.

Obbligazioni bancarie MPS in forte calo?

Se notiamo il titolo della MPS è possibile notare come in 5 settimane, il bond ha perso ben il 40% del suo valore, facendo registrare un prezzo di 45,85. In questo modo il titolo è risultato più che dimezzato rispetto al valore nominale.

Non lo possiamo quindi definire come un ottimo investimento, ma si tratta a tutti gli effetti, di un titolo spazzatura e che se oggi fosse negoziato sul mercato, probabilmente scenderebbe ancora di molto. Infatti oggi molti investitori preferiscono investire in altri settori o comunque su altri titoli.

>>Leggi anche Dove investire nel 2017 secondo JP MORGAN

 In breve, il titolo MPS in poco meno di 1 anno ha perso oltre l’80%.

L’andamento a U delle obbligazioni subordinate

Meglio invece è andato ai bond subordinati della Popolare di Vicenza con scadenza 2025.

Rispetto a MPS da Ottobre ad oggi, il titolo a ha quasi dimezzato il loro valore, ma nonostante tutto, nella seduta del 21 dicembre scorso ha fatto segnare un rialzo del 45%.

Se consideriamo poi il bond subordinato di Veneto Banca, con scadenza 2025, è possibile notare come si è perso il 25% negli ultimi 2 mesi, impennandosi al 46,5% il 21 dicembre 2016.

A ben guardare le variazioni sono state insignificanti invece per i prezzi delle obbligazioni subordinate di banche più solide come Unicredit e Intesa Sanpaolo.Questi 2 istituti non hanno subito forti shock a seguito dell’intervento del governo, i quali semmai hanno performato molto bene dalla fine di novembre, quando avevano toccato punti molto bassi.

Obbligazioni subordinate e rischio banche : ci si deve preoccupare?

Sulla scia di questi effetti, oggi però molti investitori stanno cercando altre vie per i loro investimenti. In questo caso, tutti coloro che hanno comprato, bond un attimo prima che il governo decretasse l’intervento pubblico, oggi avrebbero in mano un bond che vale il 50% in più.

Chi lo ha fatto oggi si trova in una condizione migliore. Infatti questi soggetti che hanno avuto fiuto per l’investimento, hanno compreso il possibile salvataggio pubblico di MPS, specie in merito all’esclusione degli obbligazionisti subordinati retail dalle perdite, attraverso il meccanismo della doppia conversione in azioni prima e in obbligazioni senior dopo.

Ora, sulla base di quanto fin qui detto è facile poter fare 2 conti.

A pensar male ci si trova sempre bene. Infatti anche in questo caso, i movimenti dei prezzi appaiono netti. Se fino all’annuncio del decreto, i prezzi dei bond erano in calo, dopo l’annuncio del salvataggio della banca, questi tornano a schizzare.

In questo caso, i grossi investitori, coloro che hanno avuto fiuto nell’investimento, si ritrovano oggi, a pochi giorni dal varo del decreto a guadagnare.

Obbligazioni subordinate: e’ stato davvero un affare?

Ora, prima di concludere, vogliamo fare delle piccole considerazioni. Ammettiamo che un investitore retail, avesse acquistato subito dopo il decreto salva banche, possiamo dire effettivamente che questo ha fatto un grosso affare?

Al momento, in base a quelli che sono i dati non possiamo che confermare il grande affare! Questo è dato anche dal trend dei prezzi. Ma possiamo anche supporre che tutto ciò è stato solo un bluff.

Non sempre ciò che brilla è oro. Anche in questo caso, chi ha acquistato i titoli, per monetizzare il guadagno, deve rivenderlo a terzi. Ma sicuro che ci sia qualcuno disposto a farlo? Siamo sicuri quindi che lo si riesce a fare?

Non stiamo parlando di pochi spiccioli e non parliamo neanche di un mercato liquido. In questo caso, consigliamo un investimento molto cauto anche perché molti investitori, si ritroverebbero con in mano obbligazioni subordinate in piena crisi bancaria e con il bail-in.

Non ci resta quindi che ipotizzare che i beneficiari di questi acquisti siano stai solo i grossi investitori, ovvero quelli istituzionali. Anche in questo caso, niente di male, se consideriamo che il salvataggio della banca non ha fatto altro che gravare su tutti i contribuenti.

Ancora una volta a rimetterci con la crisi delle banche italiane saranno i contribuenti.

Meglio le obbligazioni o il trading online?

Meglio quindi dirottare i propri investimenti su altri mercati. In questo caso consigliamo di investire nel trading online con le opzioni binarie o con il mercato Forex. Ricordiamo anche che con le piattaforme di trading online è possibile investire in borsa da casa.

Per farlo però consigliamo di utilizzare solo piattaforme regolamentate ed autorizzate come quelle di seguito riportate che garantiscono il capitale del trader in fase di fallimento del broker in quanto versato in conti separati e segregati rispetto a quelli del broker.

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Tommaso Piccinni

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