Il dossier greco è il nocciolo dell’ennesimo incontro tra ministri finanziari della zona euro, dopo il reiterato slittamento dell’intesa sul nuovo pacchetto di misure correttive. Secondo i ministri di Olanda e Germania, non emergerà ancora alcun accordo definitivo su un nuovo programma di aiuti alla Grecia.
Tra i 23 membri del consiglio BCE pare che non ci sia ancora accordo su cosa fare o su come gestire le partecipazioni dei titoli della Grecia.
Alla BCE si discuterebbe dell’eventualità che l’istituto centrale rinunci alla plusvalenza sui titoli di Stato ellenici in una fase in cui ai creditori privati viene chiesto di accettare una svalutazione di circa il 70 %.
Atene ha chiesto alla BCE di rinunciare ai profitti sui titoli greci in portafoglio, stimati in 12 miliardi di euro. Francoforte ha acquistato 38 miliardi di titoli greci dal valore nominale di 50 miliardi.
La BCE è comunque tenuta a rispettare il Trattato di Maastricht, che impedisce esplicitamente i finanziamenti agli Stati, quindi il finanziamento ai governi, o al fondo salva-Stati costituirebbe una violazione delle regole comunitarie, per questo Draghi vigila nel caso in cui Francoforte decidesse di distribuire ai paesi membri della zona euro gli utili sui bond greci.
Il fondo Efsf, cosiddetto salva stati, dunque, per la BCE, si tratterebbe di un finanziamento monetario vietato dal Trattato. Se invece si distribuisse parte dei profitti tra paesi membri in base al ‘capital key’ non si tratta di un finanziamento monetario. Per ‘capital key’ si intende la ponderazione BCE sulla quota di ciascun paese della zona euro in base a dimensione economica e demografica.
I singoli governi potrebbero, poi, stabilire se girare ad Atene i profitti incassati.
