Bini Smaghi ed i banchieri: “Hanno il compito di decidere”

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Il membro del comitato esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi lascia Francoforte ed in un’intervista al Financial Times traccia il bilancio dei suoi 6 anni e mezzo di lavoro: “La lezione più importante – afferma – è stata che alla fine i banchieri centrali, come agenti politici, non possono chiamarsi fuori dalla loro responsabilità di prendere decisioni. Alcune di queste decisioni possono non essere ottimali e possono essere criticate, specialmente col beneficio di uno sguardo retrospettivo. Ma non decidere o posporre le decisioni non è un’opzione e può portare a esiti peggiori“.

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Bini Smaghi, nominato presidente di Snam Trasporto, si mostra ottimista sul futuro dell’eurozona. Per risolvere i problemi – spiega – non basta la maxi-asta con cui la Bce ha prestato alle banche europee con 489 miliardi: “Per affrontare le cause della crisi – sottolinea – bisogna affrontare il rischio sovrano. Cosa che attualmente stanno facendo alcuni Paesi membri della zona euro che hanno preso delle misure severe per ridurre i loro deficit. Naturalmente il loro impatto è graduale, ma misure forti sono state assunte, più forti che in ogni altro posto del mondo. E sono state prese comunque in un periodo di fiducia molto bassa”. E dunque in tale luce “l’interesse in operazioni di rifinanziamento a lungo termine può essere un segno di graduale ritorno della fiducia. Se questo è corretto, gli spread sui tassi d’interesse saranno spinti al ribasso creando delle opportunità di profitto, generando un movimento di gruppo in una direzione positiva”.

Cauta apertura anche al “quantitative easing”, vale a dire al processo di “creare moneta” da parte delle banche centrali al fine di acquistare, per esempio, titoli di Stato in mano ai privati. “Non capisco – ha detto Bini Smaghi – le discussioni quasi religiose sul quantitative easing”. Operazioni intraprese, ha spiegato, negli Usa e in Gran Bretagna quando le rispettive banche centrali videro dei rischio di deflazione che per ora non sono ravvisati dalla Bce nell’Eurozona. “Ma non vedrei – ha aggiunto – alcun motivo per il quale uno strumento del genere, adattato alla perfezione per le specifice caratteristiche dell’area euro, non dovrebbe essere usato”.

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