Barroso: “Prima unione fiscale, poi crescita e disoccupazione”

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L’accordo del summit sull’unione fiscale “non è abbastanza”, perché il problema della zona Euro “non è solo di conti pubblici, ma anche finanziario, quindi i paesi membri devono rilanciare la crescita e stimolare l’occupazione”.

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Quanto alla “esclusione” della Gran Bretagna dall’accordo, Barroso ha detto che le richieste di Londra sui mercati finanziari “minacciavano” la sopravvivenza del mercato unico. “Il Regno Unito – ha detto Barroso – per dare il suo consenso all’accordo sul patto fiscale chiedeva uno specifico protocollo sui servizi finanziari che, così come era presentato, metteva a rischio l’integrità del mercato unico. Questo ha reso il compromesso impossibile”.

La Commissione europea, ha detto, “non accetterà mai” formulazioni del trattato intergovernativo del patto di bilancio concordato venerdì scorso che non tengano conto del “metodo comunitario”. Barroso ha poi espresso soddisfazione per l’evitata spaccatura fra i Paesi della zona Euro e gli altri: “Non c’è stato un accordo a 17 più qualcuno, ma un accordo a 27 meno uno”, ha detto Barroso, che legge questo risultato come “la conferma della volontà di una maggiore integrazione, di più Europa”.

A riferire dell’esito del summit, davanti al Parlamento europeo, è stato anche il presidente del Consiglio d’Europa. Herman van Rompuy ha definito le scelte del summit “un gesto di solidarietà e responsabilità” davanti alla comsapevolezza che sono in gioco gli interessi dell’Europa. Per questo, ha detto Van Rompuy, si è trattato di una tappa importante, ma pur sempre una tappa: “La fiducia persa non può essere riguadagnata dall’oggi al domani, ci vuole un lungo cammino”.

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