Pensioni: tutte le novità del 2011

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Nel 2011 cambiano i requisiti per la pensione; aumenta di un anno l’età minima per ottenere la pensione di anzianità e si dovrà attendere 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi per poter incassare l’assegno.
Di fatto questo meccanismo, introdotto con la manovra estiva, comporta l’obbligo per i più giovani – ossia per chi è nato dal 1952 in poi – e per chi ha iniziato a lavorare tardi, di rimanere al lavoro un anno in più.

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Ecco quanto riportato in un articolo su repubblica.it:

Le nuove quote per dipendenti e autonomi – I lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e gli iscritti ai fondi pensioni sostitutivi ed integrativi maturano il diritto alla pensione nel 2011 solo se raggiungono quota 96, con almeno 60 anni di età. Il requisito anagrafico è fisso. Questo vuol dire che per raggiungere la quota occorre avere almeno 36 anni di contributi. Con questi requisiti scatta un anno di attesa per poter incassare la pensione. In questo periodo ci si può dimettere o si può continuare a lavorare. In ogni caso l’assegno di potrà incassare solo dopo 12 mesi dal raggiungimento dei requisiti. Nel caso dei lavoratori autonomi, invece occorre raggiungere quota 97 con almeno 61 anni di età. E anche l’attesa è più lunga: 18 mesi contro gli attuali 12.

Chi può ancora attendere solo sei mesi – Chi ha raggiunto i requisiti entro la fine del 2010, invece, potrà ancora incassare la pensione secondo l’attuale sistema delle finestre. Così, ad esempio, nel caso dei lavoratori dipendenti, chi ha compito 59 anni entro dicembre e ha 36 anni di contributi, può avere la pensione dal luglio 2011. Lo stesso per i dipendenti in mobilità prima del 30 aprile 2010, che maturano i requisiti entro il periodo di mobilità. Il pensionamento che le vecchie regole per chi è in mobilità, però, è previsto per non più di 10.000 persone l’anno.

Con 40 anni di contributi si lascia a qualunque età, ma si lavora un anno in più – Si può, invece, andare in pensione a prescindere dall’età se si raggiungono i 40 anni di contributi nel 2011. Occorre, però, anche in questo caso attendere un anno per la pensione dato che il requisito contributivo si maturerà, appunto, nel 2011. Nessuna attesa aggiuntiva solo per chi compie i 60 anni oltre che i 40 di contributi, perchè in questo caso ha già raggiunto la quota 95 prevista nel 2010, e quindi è possibile lasciare anche in questo caso con le vecchie finestre semestrali.

Le novità per la vecchiaia delle donne della Pa – Altra novità del 2011 è l’innalzamento di un anno dell’età pensionabile per la vecchia per le donne del pubblico impiego. E’ sempre necessario il requisito minimo dei 20 anni di contributi, ma l’età passa a 61 anni. dal 2012, poi, scattano altri quattro anni e ne servono almeno 65 per poter lasciare per vecchiaia.

L’aumento degli assegni - Infine a gennaio arriva anche l’adeguamento Istat, la cosiddetta perequazione automatica, che fa riferimento al’andamento dell’inflazione e prevede un ritocco all’insù dell1,4% per le pensioni pari a tre volte l’assegno sociale, ossia fino a 1.382,91 euro al mese; dell1,26% per le pensioni da 1.382,91 a 2.304,85. euro; e dell’1,95% per le pensioni superiori a questo importo.

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