Cercasi alleato per Alitalia

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Dalla Francia alla Germania, dalla Cina a Singapore, dagli Emirati alla Thailandia. Si cerca dall’ Europa al Medio ed Estremo Oriente l’alleato che possa salvare Alitalia. Questi, almeno, gli orizzonti verso i quali guardano alcuni esponenti di governo come Prodi, D’Alema e Rutelli, o da cui sembrano arrivare segnali di attenzione.

Ma c’è anche chi vorrebbe mantenere il tricolore, con l’ingresso nel capitale di imprenditori italiani. Al momento, però, regna solo tanta confusione. Mentre si sondano alleanze straniere, oggi Piero Fassino si é rammaricato che l’azienda negli anni scorsi abbia tagliato le rotte, definendo “surreale” che “il giorno in cui Prodi era in Cina con una delegazione di 700 persone Alitalia riduceva da tre a due i voli per Shanghai”.

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Comunque, il leader dei Ds ha assicurato che “il governo è impegnato a cercare una soluzione adeguata di partnership con un’altra grande compagnia che consenta ad Alitalia di superare la sua crisi”, anche perché “i flussi di mobilità crescono enormemente”. Intanto, mentre si susseguono voci sul partner con cui stringere un accordo che non sia una svendita (voci che fanno andare su e giù il titolo in Borsa), l’Alitalia e l’azionista di riferimento, il Tesoro, lavorano fuori dai riflettori per raggiungere prima che sia troppo tardi, e comunque entro gennaio come indicato da Prodi, le migliori condizioni per realizzare una fusione con quello che, sinora, è l’unico alleato concreto – per via di uno scambio azionario del 2% – e cioé Air France.

Condizioni che convincano il numero uno Jean Cyril Spinetta – che vuole un’alleato risanato, e quindi un’Alitalia più snella e ridotta all’essenziale – e che non siano troppo traumatiche per l’Italia. Di trattative per una fusione, “unica reale opzione”, ha scritto nei giorni scorsi un giornale olandese citando fonti dei due vettori. Del resto il premier Romano Prodi, che ha avocato a sé il dossier sulla crisi di Alitalia, è sempre sembrato guardare con favore il vettore transalpino, pur affermando di non escludere alcun partner. Chiunque sarà , subentrerà ad una quota del Tesoro (che inizialmente potrebbe scendere dall’attuale 49,9% al 30% ed un decreto in tal senso c’é già ), visto che Prodi ha espresso l’intenzione di privatizzare la compagnia. Che possa essere Air France l’alleato strategico – nonostante ciò non piaccia a Klm, ex partner di Alitalia e attuale alleato di Air France – si desume anche dalle dichiarazioni dalla potente associazione dei piloti Anpac. Che, rimasta sempre fedele al numero uno dell’Alitalia Giancarlo Cimoli, e quindi a Prodi che lo ha confermato alla guida della compagnia, ha sempre sostenuto che è l’alleanza più concreta e più percorribile. Air France-Klm sembra non andar giù però al vice premier e leader della Margherita Francesco Rutelli. Che vorrebbe un partner asiatico in grado di assicurare un consistente flusso di passeggeri. Ma Air China, che sarebbe stata sondata nei giorni scorsi anche dal vice premier e presidente dei Ds Massimo D’Alema, non sembra interessata.

Dall’Oriente non sono arrivati segnali di interesse né da Singapore Airlines né da Malaysian, solo da Thai, subito però smentite dalla stessa Alitalia. E se il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, dopo aver lanciato l’ipotesi di un partner tour operator, giudica ora Air France un alleato interessante, il vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco preferirebbe un’alleanza tutta italiana con Air One, forse nella prospettiva di una integrazione con la tedesca Lufthansa che è partner della compagnia di Carlo Toto. Il sottosegretario della Margherita Andrea Annunziata guarda come il sindacato Sult ad Emirates mentre il vice ministro Ds Cesare de Piccoli tifa per una compagnia nazionale in cui imprenditori italiani di successo potrebbero imbarcarsi.
Ansa

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