Euribor era uno dei termini più nominati all’inizio della crisi finanziaria; il parametro di riferimento del mercato interbancario molto noto ed importante per i possessori di un mutuo a tasso variabile è finito nel dimenticatoio dopo che, per diverse settimane, è fermo ai minimi storici: scadenza ad un mese pari a 0,42%, scadenza a 6 mesi quota 0,97%.
Nemmeno la crisi della Grecia ha portato conseguenze all’Euribor, quando non appena un anno e mezzo fa, dopo il fallimento della Lehman Brother’s, i tassi interbancari balzarono alle stelle di oltre il 5 per cento.
Tutto questo è finito, anzi, analizzando i tassi future sull’Euribor, ovvero quelli che fotografano le attese dei mercati per i mesi a venire, hanno mostrato una nuova, anche se leggera, flessione, vista la scarsa probabilità che la Bce, in seguito alle crisi di Grecia, Portogallo e Spagna, intervenga ad aumentare il costo del denaro da qui a fine anno.
Quale la differenza rispetto al 2008? Semplice, rispetto ad allora i mercati sono letteralmente inondati di liquidità, quella stessa che la Bce ha provveduto a pompare sul mercato per evitare il collasso del sistema finanziario: finché questa non sarà ritirata sarà difficile assistere a un ritorno dell’Euribor su livelli meno anomali (cioè sopra il tasso Bce).
Ma cosa comporta questo?
Chi ha un mutuo a tasso variabile, può sentirsi tranquillo; i pronostici sul rialzo dell’Euribor mostrano segnali di ripresa lenta, guardando i future si intravede come le attese indicano uno 0,84% a giugno fino ad arrivare ad 1,28% a fine anno, quando solo a fine gennaio, il future per il fine 2010 era addirittura di 1,75%.
La conclusione?
I tassi resteranno, inconsuetamente bassi, ancora per un pò!!

