Giunti a due settimane dalle nuove elezioni legislative giapponesi, il traballante governo di Taro Aso riceve un po’ di sostegno morale tramite la positiva notizia che vede, per l’appunto, la seconda potenza mondiale uscire dalla recessione in questo secondo trimestre (la più lunga recessione economica dopo quella avvenuta durante la seconda guerra mondiale). Infatti, il PIL Giapponese è in crescita dello 0,9% rispetto al primo trimestre, il che rappresenta un aumento del 3,7% su base annua.
La Borsa di Tokyo ha reagito con grande negatività e l’indice Nikkei ha chiuso crollando del 3,10%. A pesare sugli investitori c’è soprattutto il timore che la ripresa dell’export non sia duratura, la preoccupazione per lo yen troppo forte e la scarsa fiducia dei consumatori sul mercato statunitense. In ogni caso il Pil è in aumento per la prima volta da cinque trimestri e il Giappone diventa ufficialmente il terzo grande paese industrializzato dopo Germania e Francia a uscire dalla recessione.
La ripartenza economica del Paese del Sol Levante si fonda soprattutto sul rilancio del commercio estero e sui consumi delle famiglie. I dati parlano infatti di una crescita degli investimenti pubblici pari a 8,1% in rapporto al trimestre precedente, esportazioni incrementate al 6,3% e consumo interno cresciuto dello 0,8%.
Tuttavia gli investimenti privati sono ancora debolissimi: segnano un ulteriore calo del 4,3%. Le misure di rilancio adottate da Tokyo nell’ultimo anno equivalgono a circa il 5% del Pil e includono assegni consegnati a ogni famiglia e misure di aiuto per la rottamazione e l’acquisto di auto “pulite” destinate a risvegliare il settore trainante dell’automobile.
Domenico Musicò
